PSICOLOGIA E BUDDISMO Vedi a schermo intero

PSICOLOGIA E BUDDISMO

Massimiliano Irenze

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ISBN: 9788874189694

12,00 €

Costellazione Orione 114 | p. 70 | ed. febbraio 2017

Cosa hanno in comune la filosofia buddista e gli studi occidentali sulla psicologia?
“Psicologia e buddismo” è un viaggio che ripercorre i capisaldi di entrambe le correnti di pensiero cercando una risposta a questa domanda. In esso è frequente trovare delle analogie tra le due discipline, al di là delle diverse terminologie usate e dei diversi ambiti di cui si occupano, la psicoterapia e la spiritualità, soprattutto se si tiene conto che a separare le due filosofie di pensiero vi sono migliaia di anni trascorsi e matrici culturali molto diverse.
Nel libro vi è una sintesi storica della nascita ed evoluzione del buddismo, attraverso le sue trasformazioni, fino a concentrarsi sul pensiero contenuto nel Sutra del Loto, insegnamento cardine del budda Shakyamuni tramandato dal monaco Nichiren Daishonin.
La parte riguardante la psicologia poggia, invece, in particolar modo sulle teorie di un allievo di Freud, Adler, ma con cenni a diversi modelli teorici.

Massimiliano Irenze è nato a Torino, il 29/06/1979, in un quartiere della periferia.
Nel 1998 viene cacciato per cattiva condotta dalla scuola superiore, un istituto industriale. Nel 2003 riprende gli studi e nel 2004 pubblica una raccolta di poesie, a 4 mani, con Giuliana Tripoli: "Decorazioni inconsapevoli. Sono cadendomi dentro". Nel 2005 si diploma e parte per lavorare, per alcuni mesi, sulle navi da crociera. L’anno successivo torna a Torino e pubblica una raccolta di poesie e aforismi: "La normalità è una forma di follia". Si iscrive all'Università degli studi di Torino, laureandosi nel 2013 in psicologia clinica. Nello stesso periodo comincia a praticare il buddismo di Nichiren Daishonin. Nel luglio 2014 supera l'esame di stato acquisendo l'abilitazione alla professione di psicologo. Nel 2016 pubblica due romanzi: “Eudemonia”, in collaborazione col collega Alessandro Stifani, e “Atman predatori nell’inconscio”.

INTRODUZIONE

Quando ho cominciato il tirocinio post lauream presso l’istituto A.Adler, avevo iniziato a praticare da poco il buddismo. Prima di allora, erano anni che non avevo interessi religiosi. Con mia grande sorpresa, la tutor che stava regalando a ciascuno di noi un libro diverso, tutti appartenenti all’istituto, mi ha messo in mano: “Psicoterapia e religione”, scritto dal professor L.G. Grandi. In esso, ho potuto subito conoscere lo spirito di apertura che Adler aveva nel far entrare nella stanza terapeutica i contenuti religiosi dei suoi pazienti, senza bollarli come nevrosi, come invece faceva Freud. Tali contenuti, anzi, erano rispettati e considerati molto preziosi ai fini della terapia, poiché in essi vi erano condensate le credenze e gli atteggiamenti che l’individuo aveva verso il mondo. Pochi giorni prima, avevo discusso la tesi di laurea magistrale, perciò la conoscenza universitaria in materia di psicologia era stata acquisita. Man mano che imparavo nozioni relative alla filosofia di questo buddismo, un po’ tramite i libri e un po’ tramite i meeting settimanali di discussione con gli altri praticanti, percepivo una sensazione di familiarità. Quest’ultima, riferita spesso dai novelli buddisti, era in parte dovuta ad una impressione profonda di aver trovato fuori da me qualcosa che avevo sempre avuto dentro; in parte, però, era legata al fatto che concetti molto simili io li avevo già sentiti altrove, anche se con terminologie differenti. Mi sono presto reso conto, infatti, che la filosofia buddista e la psicologia avevano molto più che delle affinità casuali, ma una vera e propria somiglianza concettuale. Quando poi, all’istituto A. Adler, ho approfondito gli insegnamenti dell’omonimo autore, mi sono reso conto che tra i vari teorici della psicologia conosciuti, questo era sicuramente quello che io trovavo più affine con il pensiero buddista. Dopo il seminario incentrato sulla teoria adleriana, ho quindi esternato queste mie riflessioni riguardo al parallelismo che avevo osservato tra le due filosofie. A seguito di tali osservazioni, in accordo con la tutor, ho scelto di scrivere il presente lavoro per mostrare come, già 2500 anni fa circa, l’uomo fosse intento a cogliere quelle stesse dinamiche profonde che la psicologia in generale e Alfred Adler, nella fattispecie, hanno riproposto in maniera più attualizzata e occidentale; nel fare ciò, il mio intento è rendere credibili ed evidenti, per i lettori, le stesse somiglianze che io vi ho colto, consapevole che tali accostamenti rispondono anche ad un desiderio personale, nonché una necessità, di integrare in un quadro coerente ed armonico due ambiti presenti nella mia vita: la psicologia adleriana e la religione buddista.

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