L’etica dell’obbedienza Vedi a schermo intero

L’etica dell’obbedienza

Fabiana Tripodi

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ISBN: 9788874189113

12,00 €

Costellazione Orione 103 | p.52 | ed. febbraio 2016

“Lasciar fare quello che vuole al bambino che non ha sviluppato la volontà, é tradire il senso di libertà” Maria Montessori L'obbedienza limita la libertà? Istintivamente chiunque risponderebbe si. In realtà spesso si è convinti di essere liberi potendo scegliere di fare ciò che si vuole, dimenticando che la vera libertà consiste nel riuscire a diventare realmente sé stessi. D’altra parte, obbedire ciecamente ad un’autorità potrebbe portare a non riuscire a discernere il bene dal male ed in casi estremi alla distruzione, come vari esperimenti, ma anche avvenimenti storici dimostrano. E allora cosa possiamo fare? Lo sviluppo di una capacità, quella empatica, sembra poter fare la differenza.

Fabiana Tripodi, 25 anni, originaria di Milano, ha sempre vissuto a Reggio Calabria. Nel 2015 si è laureata in Psicologia presso l’Università degli Studi di Messina. Attualmente frequenta un Master in Psicologia Giuridica a Catania e svolge il tirocinio professionalizzante all’Assessorato Welfare e Famiglia del Comune della sua città. Collabora da circa due anni con una testata giornalistica online e si appresta a diventare giornalista pubblicista.

“Secondo i miti giudaici ed ellenici, la storia dell’uomo è stata inaugurata da un atto di disobbedienza. Adamo ed Eva, che abitavano nel paradiso terrestre, erano parte integrante della natura; tale condizione mutò allorché essi disobbedirono a un ordine. Spezzando i legami con la terra e la madre, tagliando il cordone ombelicale, l’uomo è uscito da una condizione di armonia pre-umana ed è stato in grado di compiere il primo passo verso l’indipendenza e la libertà. Il “peccato originale” è stato l’inizio della storia. Anche il mito ellenico di Prometeo concepisce la civiltà umana basata tutta quanta su un atto di disobbedienza. Rubando il fuoco agli dèi, Prometeo pone le fondamenta dell’evoluzione umana. Punito per la sua disobbedienza, Prometeo non si pente, non chiede perdono.” (Al contrario, afferma orgogliosamente di preferire “essere incatenato a questa roccia che non il servo obbediente degli dèi”). Queste le parole di Erich Fromm all’inizio del suo testo “La disobbedienza e altri saggi”(Fromm, 1982). Per evitare equivoci, va fatta una precisazione. L’obbedienza nei confronti di una persona, istituzione o potere (obbedienza eteronoma) equivale a sottomissione; essa implica l’abdicazione alla propria autonomia e l’accettazione di una volontà o di un giudizio esterno in sostituzione dei propri. L’obbedienza alla propria ragione o convinzione (obbedienza autonoma) è invece un atto di affermazione, non di sottomissione. Bisogna poi anche distinguere la “coscienza autoritaria”, cioè la voce interiorizzata di un’autorità alla quale temiamo di dispiacere. È con questa coscienza autoritaria che gran parte delle persone sono alle prese quando obbediscono alla “propria” coscienza. Ed è anche quella di cui parla Freud, e che vien detta “Super-io”. Il Super-io rappresenta gli ordini e i divieti interiorizzati del padre, accettati dal figlio per paura. Diversa è la “coscienza umanistica”, che è la voce presente in ogni essere umano, indipendente da sanzioni e ricompense esteriori. La “coscienza umanistica” si fonda sul fatto che, in quanto esseri umani, noi abbiamo una cognizione intuitiva di ciò che è umano e di ciò che è inumano, di ciò che favorisce la vita e di ciò che la distrugge. Questa coscienza è indispensabile al nostro funzionamento di esseri umani (Fromm, 1982). Tutto ciò verrà illustrato nei primi due capitoli, nel primo nei riguardi della religione, nel secondo, invece, nei riguardi delle norme sociali. Per disobbedire, bisogna avere il coraggio di essere solo, di errare e di peccare. Ma il coraggio non basta. Vedremo nel primo capitolo come la libertà e la capacità di disobbedire siano inseparabili, e ne consegue che ogni sistema sociale, politico e religioso che proclami la libertà, ma che bandisca la disobbedienza, non può dire la verità (Fromm, 1982).

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