Diritti umani nei paesi arabo-islamici: particolarismo o universalismo? Vedi a schermo intero

Diritti umani nei paesi arabo-islamici: particolarismo o universalismo?

Salvatore Severi

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ISBN: 9788874189045

14,00 €

Costellazione Orione 100 | p. 170 | ed. novembre 2015

Oggi, assistiamo inconsapevoli a un marcato fenomeno definito “rinascita islamica” (nahda), che coincide con la richiesta di una applicazione totale della legge rivelata da Dio (sharia) e un’assoluta unità tra sfera politica e religiosa. La “rinascita islamica” si pone alcuni obiettivi principali, tra cui: la reintroduzione della legge islamica al posto del diritto di stampo occidentale, un più ampio utilizzo del linguaggio e del simbolismo religioso, la diffusione dell'istruzione islamica e l'adesione ai precetti coranici. Questa ambizione è compatibile con lo sviluppo politico del mondo musulmano? Vi è un legame con l’aumento della violenza? E’ veramente in atto un processo d’islamizzazione volto al ritorno del Califfato? Questo testo può essere considerato un viaggio: un percorso di esplorazione e di scoperta sulla strada della consapevolezza. Un giro lungo, un confronto con la diversità, l’idea che per ricordare chi siamo occorre ampliare lo sguardo, passando attraverso ciò che ci è meno familiare. Gli argomenti e le tesi trattate sono come uno specchio che ci rimanda, continuamente, immagini su di noi, su quella parte di noi che, forse, vorremo occultare come una specie di ritratto di Dorian Grey, da chiudere in qualche camera isolata e dimenticare. 

“Se la libertà significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuole sentirsi dire”.
George Orwell

Salvatore SEVERI, è nato a Cesena nel 1980. Diplomato, presso l’Istituto Tecnico Aeronautico “F. Baracca” di Forlì, accede al corso di Allievo Ufficiale dell’Aeronautica Militare. Consegue presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna, la Laurea Triennale in “Sociologia e Scienze Criminologiche per la Sicurezza”, la Laurea Specialistica in “Sociologia della Salute e degli Stili di Vita” e, con Lode, la Laurea Magistrale in “Cooperazione Internazionale e Tutela dei Diritti Umani nel Mediterraneo e in Eurasia”. Presso l’Università “Niccolò Cusano” di Roma consegue, con Lode, il Master Universitario in “Scienze Criminologiche, Investigative e della Sicurezza”. Autore dei Saggi “Il Linguaggio Politico dell’Islam” e “Verso l’Islamizzazione dell’Europa?”, entrambi editi da Prospettiva Editrice.

INTRODUZIONE

Le aggressioni coloniali e post-coloniali che i paesi arabi hanno subito, assieme all’oppressione politica ed economica che ne è seguita, hanno introdotto una profonda divisione entro la maggior parte delle istituzioni intellettuali, educative, politiche ed economiche di tali Stati. L’assoluta superiorità degli invasori, in materia di scienza, tecnica, organizzazione politica e normazione giuridica, ha costretto i musulmani a imparare dai loro nemici e a seguirne le regole. Ciò li ha posti in una situazione paradossale: resistere con tutti i mezzi alle potenze coloniali e nello stesso tempo imitarle per tentare di dare efficacia alla resistenza e sconfiggerle. Questo ha aperto una frattura nei valori di riferimento della società islamica: da una parte, un’ostinata e viscerale fedeltà alla millenaria tradizione coranica, inclusa la Sharia e, dall’altra, la necessità di imitare gli infedeli, allontanandosi da quella tradizione. La frattura ha generato una sorta di schizofrenia che non riguarda soltanto i rapporti sociali all’interno del mondo arabo-islamico, ma spesso colpisce anche le coscienze individuali, tese fra due possibili modelli di esperienza fra loro in larga misura incompatibili. è quella che Samir Kassir, prima di essere assassinato, aveva chiamato “la sindrome del malheur arabe”, ossia l’infelicità degli arabi. Il fenomeno della “rinascita islamica” (nahda) è stato oggetto di studio e discussioni, anche al di fuori dell’ambito accademico, a partire dalla rivoluzione iraniana del 1979. La rinascita islamica attribuisce al nome un significato letterale e implica un vero e proprio ritorno alle fonti, dalle quali trae origine la grandezza musulmana. La nahda, tuttavia, non compie quelle rotture necessarie con la tradizione che definiscono la modernità. Non conosce la separazione tra religione e politica, non apprende le nozioni di democrazia nel senso moderno del termine e non accetta la laicità, condizione necessaria della modernità. Inoltre, non afferma una piena libertà religiosa, non comprende l’aspirazione delle donne alla loro liberazione sociale e in definitiva riduce la modernità all’accettazione passiva del progresso tecnico. La rinascita islamica si pone alcuni obiettivi principali, tra cui: la reintroduzione della legge islamica al posto del diritto di stampo occidentale, un più ampio utilizzo del linguaggio e del simbolismo religioso, l’aumento dell’istruzione islamica e l’adesione ai precetti coranici. Tale rivoluzione prende piede fra quei settori della società islamica in cui è avvertita con forza la necessità di tornare alle idee e alle istituzioni islamiche, quale bussola e motore della modernizzazione. Per Samuel P. Huntington la rinascita islamica è cresciuta di pari passo con quella religiosa, affermando che: «I movimenti fondamentalisti sono un fenomeno di alto profilo e possono esercitare un’importante influenza politica. Tuttavia essi sono soltanto le increspature di superficie di una ben più grande ed impetuosa ondata religiosa che alla fine del XX secolo sta dando un nuovo volto all’esistenza umana. La rinascita religiosa in atto in tutto il mondo trascende di gran lunga le attività degli estremisti fondamentalisti». La domanda che tale dissertazione cercherà di affrontare non è quella superficiale “l’Islam è compatibile con lo sviluppo politico?” ma “quanto dell’Islam e che tipo di Islam è compatibile con (o necessario per) lo sviluppo politico del mondo musulmano?”

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