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Leo Zen

La letteratura è sempre stata la mia più forte aspirazione ma ho cominciato a scrivere piuttosto tardi, dopo cioè il pensionamento che mi ha consentito di disporre di molto tempo libero. Prima ero indaffarato per il lavoro e la famiglia.
In gioventù ho letto molto, soprattutto narrativa russa, inglese e americana e ho avuto un debole per il norvegese Knut Hamsum sotto la cui influenza, da liceale, ho scritto un romanzo breve Epoca nuda, che ho riscoperto recentemente dopo anni di oblio, e pubblicato come e-boook su www.kappaeventi.com. Dopo la laurea, con molto minor tempo a disposizione, mi sono occupato quasi esclusivamente di saggistica, soprattutto storica e storico-religiosa.
Infatti i miei primi interessi come scrittore si sono incentrati sulla storia, o meglio sull'antistoria. Cioè sulla storia guardata controcorrente e demistificata. Ho scritto due saggi in questo senso, chiaramente poco ortodossi, per non dire eretici, secondo il modo di pensare tradizionale. Malgrado l'ostracismo mediatico attuato in Italia contro le opere in controtendenza, il primo saggio L’invenzione del Cristianesimo, pubblicato nel 2003 da Clinamen Editrice, ha raggiunto la terza edizione e il secondo Il falso Jahvè, da poco uscito, è stato segnalato al Premio Firenze 2007. Non c'è da meravigliarsi quindi se anche il mio primo romanzo “In nomine Domini, pubblicato dalla Prospettiva editrice”, è a sfondo storico. Si tratta di un libro molto scabroso, ambientato agli sgoccioli del primo millennio, in un periodo torbido e violento della Roma papale, travagliata da atroci contese per il controllo del potere. La trama è senz'altro romanzesca ma i personaggi storici in essa richiamati sono costruiti in base ai documenti del tempo e quindi molto attendibili, malgrado le loro efferatezze,
Un lettore mi ha accusato su Internet di codardia perché scrivo sotto pseudonimo. Indubbiamente un po' di ragione ce l'ha. Ma, purtroppo, vivo in una cittadina del Veneto dove sono conosciuto da tutti e la gente, molto tradizionalista, mi guarderebbe con malcelato fastidio se sapesse che scrivo, secondo il suo punto di vista, cose obbrobriose e blasfeme. Non avrei certo vita facile. E poi sono molti gli scrittori che non amano essere considerati per loro identità ma solo per quello che scrivono.
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In nomine Domini
Collana "Lettere" n° 105

ISBN 978-88-7418-383-8
Pagg.158
Prezzo € 12,00
Verso la fine del primo millennio la Roma papale era travagliata da continue lotte intestine combattute dai nobili faziosi, spesso dominati da donne perfide e di pessimi costumi, per contendersi l’elezione dei papi e dominare attraverso questi la città a loro piacimento. Spesso questi papi fantocci, chiamati “papuncoli” o “pontificuli”, finivano deposti o uccisi in modo violento. In questo clima efferato e feroce si svolge la trama del romanzo “In nomine Domini” che vede come protagonisti i più importanti membri della potente e scellerata famiglia dei Teofilatto, allora incontrastata padrona della città: la perfida Marozia, l’imbelle Giovanni XI, il saggio Alberico II, il dissoluto Giovanni XII, ed anche l’infingardo Ugo di Provenza, re d’Italia, a loro imparentato. Tutti questi personaggi sono ricalcati fedelmente sui documenti storici del tempo per cui il romanzo, nonostante le efferatezze e le aberrazioni morali che descrive, è perfettamente aderente a quanto accadde in quell’oscuro e terribilmente drammatico periodo storico.
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