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Vera Mente

Silvia Castellani, in arte Vera Mente, nasce a Riccione nel 1978. Fin da bambina dimostra uno spiccato interesse per il foglio e la penna. Alle elementari il suo compito preferito è scrivere i temi che la maestra le assegna. Le piace molto anche disegnare, tant’è che quando si presenta il momento di scegliere gli studi superiori, le viene consigliato il liceo artistico. Ma Vera è altrettanto brava in italiano e allora la decisione ricade sul liceo classico “Giulio Cesare” di Rimini. Sono anni difficili per Vera che sogna grandi viaggi ed evasioni. Finisce che le trova negli autori che incontra sui banchi di scuola. Vera ha un carattere ribelle che la famiglia cerca, per quanto possibile, di tenere a freno. Le piace frequentare le discoteche della Riviera, stare in giro tutta la notte e andare in viaggio con gli amici in cerca di avventure che possano stimolare la sua già fervida fantasia. Da un lato vorrebbe scappare lontana da una vita che percepisce come troppo metodica, dall’altro la sua città le piace e la fa sentir protetta. Scrive pagine e pagine di diari in cui esprime il suo disagio interiore e i fatti che le capitano. Quei diari Vera li nasconde, perché i suoi pensieri pensa possano provocare turbamento in un ipotetico lettore. Li nasconde sopra l’armadio perché la madre, durante le pulizie, non incappi negli stessi. Gli anni del liceo sono anni importanti per la sua formazione culturale. Si appassiona, in particolare, alla letteratura decadente e al simbolismo e, in seguito, ai protagonisti del primo Novecento fra cui Svevo, Pirandello per continuare con i poeti del Futurismo. Gli anni del liceo sono anche quelli dei grandi amori, degli amori “romantici”. Terminatolo, si iscrive a giurisprudenza con scarso convincimento, sulla scorta della convinzione che sia una facoltà “seria” attraverso cui mettere la testa a posto e i sogni artistici nel cassetto. Va a vivere a Bologna, ma ci rimane soltanto un anno perché sente di dover tornare “dove la porta il cuore”. Gli anni dell’università scorrono lenti e noiosi a parte le parentesi in cui Vera lavora nella libreria della fiera di Rimini o collabora nell’ufficio stampa di un premio per il giornalismo scolastico organizzato dalla sua città che le permette di fare incontri interessanti. Uno di questi incontri sarà quello con lo scrittore Andrea G. Pinketts con cui, nel 2005, ritornerà in contatto a causa del suo primo libro. Nel 2001,Vera si crea un’opportunità diversa che abbia a che fare, ancora una volta, con il mondo della comunicazione. Si tratta di un corso di gestione e marketing delle infrastrutture del loisir. E’ un corso di 900 ore che la impegna per gran parte della giornata ma che le dà la possibilità di fare incontri importanti che condizioneranno gli anni a venire. Al corso in questione, tra gli altri, Vera incontrerà anche il responsabile marketing e comunicazione del parco Aquafan, nel cui ufficio stampa andrà a lavorare nell’estate del 2006. Quelli dell’università sono anche gli anni in cui Vera, grazie alla frequentazione assidua con un grande amico, inizia ad interessarsi anche al cinema e alla musica. La notte diventa un mondo parallelo fatto di arte, fruizioni e scambi culturali, un tempo in cui i due si incontrano per leggere insieme pagine e pagine di libri, ma per ascoltare pure musica pop, rock, classica, folk e soprattutto per guardare centinaia di film, tanto che dopo un paio d’anni, quando si recano al negozio di noleggio, non sanno più che pellicola poter guardare. Insieme si divertono anche a fare delle sfide letterarie improvvisate. Vanno in giro per locali, poi tornano a casa, si danno un tempo d’orologio e si fronteggiano a colpi di penna. Questa doppia vita, però, non può più continuare. Bisogna riuscire a trasformare quella “alla luce del sole” in stimolante e allora Vera, che non si vuole rassegnare ad una vita diurna scandita da ritmi che le stanno stretti, nel 2003 va a bussare alla porta di un quotidiano locale e viene reclutata come collaboratrice nella redazione di articoli giornalistici che vanno dallo spettacolo alla cronaca cittadina. Lì capisce che la scrittura diventerà parte integrante della propria esistenza. Il capo non ha un buon carattere, ma si affeziona a Vera e la sprona ad abbandonare quella timidezza dietro cui si nasconde per paura di affrontare il mondo. Dopo un anno, però, Vera decide di abbandonare il giornalismo per un grande amore, un amore totalizzante. Ma, com’era prevedibile viste le premesse, quell’amore naufraga. E’ il 2005 e Vera finalmente si laurea e ritorna a varcare la porta del giornale. Il capo la accoglie così: “L’ho sempre detto io che tu di diritto capisci solo una cosa!”. E, infatti, l’avvocatura non fa per lei che da qualche tempo si è messa a scrivere in maniera ancor più frenetica per ricostruirsi una nuova vita, questa volta fatta di parole, di quelle parole che, nel bene o nel male, non le hanno mai dato tregua. E’ in questo contesto che Vera incontra la “parola di Dio” e diventa una pensatrice cristiana. Si concretizza il suo primo libro “Bene o male (?) non è un caso”. Andrea Giannasi, direttore di Prospettivaeditrice, le dà l’opportunità di pubblicare e Andrea G. Pinketts le scrive la prefazione.
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