Scurria Marcello

Marcello Scurria è nato a Palermo il 19-11-1956 dove vive e lavora. "Perché Parlate così?" è il quarto romanzo dopo "Sognando il Paradiso" - ed. Ananke Torino, "L'Amaro Miele - omaggio a Gesualdo Bufalino" - ed. Eventualmente Pedalino (RG), "Continentaria" ed. Nuova Ipsa Palermo. Altresì, ha pubblicato due racconti sulla rivista Letteraria Prospektiva rispettivamente n.31 e n.34. Ha vinto il 1° premio del Nicola Rampin sezione narrativa ed. 2003 2004 e il primo premio del "Parnaso Delle Muse" sezione narrativa edizione 2005 con il racconto inedito "I Ludopanade". Ha inoltre ottenuto molti altri riconoscimenti minori per la narrativa, la poesia e la saggistica. Ha partecipato ad alcune trasmissioni televisive e svolge attività di pubblicista freelance.

 

Recensione di Franca Aliamo (poetessa e scrittrice)

Perché parlate così? di Marcello Scurria potrebbe essere definito un romanzo dell’ottimismo pedagogico, nonostante suo tema fondante sia la storia drammatica di un rapporto d’amore padre-figlio reciso e intorbidato da un’iniqua procedura giudiziaria.I capitoli più tragici della storia hanno, infatti, come cornice, lo spazio di un’aula scolastica (contrapposta a quella giudiziaria, coincidendo la prima tout court come fucina del bene, l’altra come covo del male), dove il dialogo fra docente ed allievi offre all’io narrante l’occasione di mettere insieme con estrema coerenza le proprie meditazioni incentrate non solo sul racconto di vicende autobiografiche, aventi fra l’altro funzione di exempla, ma su un più audace progetto di demolizione della società degli umani quale si è venuta configurando nei tempi più recenti, con i suoi falsi miti, i guasti di un pensiero amorale, la costrizione intellettuale così subdolamente perseguita da apparire libertà e felicità esistenziali, mali indagati e descritti sempre con impietosa ferocia.
Nonostante l’indagine sfiori, a volte, una cupezza e quasi una ossessività, che si travasa anche in visioni oniriche notturne popolate di deliranti mostruosità, che fanno pensare a certe pitture dell’espressionismo tedesco o all’inquietante e minuziosa descrittività delle tele di Bosch, il dolore del mondo non è per Scurria irredimibile: il suo cuore, la sua intelligenza non arrivano a negare il senso dell’esistere, e, quando l’amara ironia del nichilista sembrerebbe prendere il sopravvento, ecco che la speranza di un rinnovamento si fa strada proprio nell’esercizio dell’ e-ducere attraverso il quale trarre fuori maieuticamente il bene e le virtù e con essi la speranza, felice parto costantemente rinnovantesi nella coscienza del libero pensatore, che in questo romanzo esercita l’importante funzione del docere.
In questo modo Scurria rimette in gioco l’energia delle nuove generazioni che vengono scelte come quelle a cui naturalmente spetta il sogno di cambiare il mondo. E’ una rivoluzione, quella immaginata dal docente-scrittore, che prende avvio dalla tradizione filosofica, letteraria, religiosa ( nella sua più ampia accezione) senza per questo coincidere con un atteggiamento retrivo, essendo essa intesa come un’incessante rielaborazione del nuovo attraverso le virtù intramontabili della verità, del bene e della giustizia, e in ultima analisi, dell’Amore. Che è anche quella volontà di vivere che muove, come dice Dante, le universe cose, e che sta a fondamento della filosofia come ricerca di sapienza, e della poesia, come abbandono ed identificazione al e con il farsi del mondo, attività umane che l’io narrante (senza dubbio coincidente con l’autore) privilegia come strumenti del conoscere rettamente.
La rivoluzione, allora, tanto più inerme quanto più vincente, che è quella del pensiero, interessa soprattutto il suo modo di enuclearsi e manifestarsi.
Per questo motivo Perché parlate così? è la questione chiave di Scurria consapevole della centralità della Parola, dalla quale hanno origine i fatti dell’uomo, in genere, e della sua vita in particolare: la parola tralignata, piegata a scopi utilitaristici, all’egoismo, pronunciata nel corso delle sedute giudiziarie che avrebbero dovuto stabilire lo ius, ha distrutto la possibilità dell’amore per il figlio; la parola bugiarda degli altri ha leso la dignità del suo essere uomo; ma la parola lo salva e quando egli la pratica come poeta e scrittore, e quando ne fa strumento di riflessione educativa in qualità di docente.
Sottrarsi al linguaggio massmediatico, ai luoghi comuni, agli stereotipi morali, significa dare vita ad un pensiero nuovo capace di salvare il mondo.
Non è un invito rivolto soltanto ai lettori, ma una coerente pratica che Scurria esercita e nel dialogo con gli altri e nella sua attività creativa. Uno, infatti, dei maggiori pregi di questo romanzo è l’impasto linguistico del tutto originale, che si avvale di termini sottratti ad ogni ambito del sapere, ma che non esita a coniarne di nuovi, allorquando quelli codificati risultino quasi una coperta troppo corta per scaldare tutto il corpo fermentante del pensiero.

 

 

 

 

 

 

 

 

Perchè parlate così?

Collana "Lettere" n° 59

 

ISBN 978-88-7418-344-9
Pagg. 214
Prezzo € 10,00

"Perché Parlate Così?" è la storia di un processo strutturato, come si definiscono tecnicamente, in dieci "capitoli a tesi". Il costrutto si dipana intrecciando i singoli racconti che svelano i misteri del proditorio giudiziario di cui l'Autore è fatto vittima insieme al figlio. Il romanzo ha l'ambizione di raccontare il vero e anche il grottesco di un processo civile iniziato nel 1999 per l'affidamento del figlio nato il 13-07-1998 e sottratto all'affetto paterno all'età di sette mesi. Laddove i detrattori del padre parlano di contrappasso, i già rarissimi contatti sono sospesi a firma di una giudice senza volto che dal nulla nel 2003 nomina Commissario Tecnico d'Ufficio (ctu) il medesimo psichiatra che sette anni prima aveva refertato inesistenti malattie mentali in qualità di Commissario Tecnico di Parte (ctp) materna. Dunque, la giudice che dispone in nome della legge, con la sua sentenza abiura alle recentissime disposizioni sull'affidamento condiviso, dato per certo che quattro Altri C.T.U. hanno dichiarato sano di mente il padre.
Mafia istituzionale, vendetta personale o errore giudiziario?