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Rocchi Mario

Mario Rocchi è nato a Lucca dove attualmente
risiede. Amante dei viaggi, da giovanissimo ha percorso, in autostop,
buona parte d’Europa, in particolare quella del nord dove
si è soffermato anche diverso tempo. Nell’età
più matura, dopo aver visitato i restanti paesi europei,
ha viaggiato nelle nazioni dell’orbita comunista, come la
Jugoslavia, la Cecoslovacchia e l’Ungheria. E’ approdato
in Russia solo dopo la caduta di Gorbaciov. Ha visitato quindi il
Messico, il Guatemala, Cuba, Santo Domingo, l’Egitto, il Marocco,
la Tunisia, la Cina, lo Sri Lanka, ed altri paesi dell’estremo
oriente. I viaggi quindi sono stati e sono la sua passione. Quelli
che, a suo avviso, lo hanno formato maggiormente. Compiuti gli studi
universitari e terminato il corso di Giornalismo all’Università
di Urbino, inserito nella scuola come insegnante, ha continuato
a svolgere parallelamente l’attività giornalistica,
che oggi è la sua esclusiva attività, in particolare
sul quotidiano “La Nazione” di Firenze. E’ iscritto
da più di trenta anni all’Ordine dei Giornalisti come
pubblicista. Particolarmente ha seguito e segue la critica d’arte
e la critica cinematografica. Di questo ha scritto anche su altri
giornali e periodici. E’ direttore responsabile del periodico
di cinema “La linea dell’Occhio” che è
diffuso nei cineforum Uicc di tutta Italia. La sua prima pubblicazione
è del 1996 con il volume “InCornice – Cronaca
di quarant’anni d’Arte e di altre cose a Lucca”
per la Baroni Editore di Viareggio. Nel 2003 ha pubblicato il suo
primo romanzo “Diario imprevisto di un serial killer”
(Prospettiva Editrice), nel 2004, per la Maria Pacini Fazzi Editore,“Sì,
no, forse”, un libro intervista su Antonio Possenti e nel
2005 il romanzo “Maledettamente mia” (Prospettiva Editrice).
Leggi l'intervista
all'autore
niudro@tin.it
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Le storie di casa Balboa. Il film a luci rosse
Collana "On
the Road" n° 47

ISBN 978-88-7418-477-4
Pagg. 226
Prezzo € 10,00
C’era da aspettarselo che Mario Rocchi desse un seguito al suo Casa Balboa. Non tanto perché sollecitato dal successo del primo, ma soprattutto per continuare quel discorso sulla famiglia e sulla società che gli è particolarmente caro e che affronta anche qui con la spregiudicatezza, l’immediatezza, la forza della verità che gli appartengono. Se in tutti i suoi libri il cinema, suo grande amore, è sottinteso, qua ne fa da protagonista. Anche se contrastato dalla moglie e dai figli, diventa regista di una pellicola che potrebbe aprirgli le porte della rivincita creativa. Il film è scabroso, con scene hard di sesso, ma ha anche inequivocabili sottintesi esistenziali. Riuscirà Balboa a coronare appieno il suo sogno? Una cosa certa si evidenzia nel finale, e cioè che il sesso è liberatorio e non può che creare felicità.
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