Rinaldi
Domenico
Un altro giovane figlio del teatro del “non senso”,
direbbe chi ha letto il suo primo libro, Yes parliamone, e visto il suo
spettacolo, “L’io scisso”.
Forse si, ma di un teatro dall’apparenza fortemente razionale e
profondamente emotivo.
Si, questo è Rinaldi Domenico, un uomo alla continua ricerca di
una propria dimensione letteraria, che già dall’adolescenza
sente la necessità di dover esternare la propria interiorità,
con la forma d’arte più intimista, qual è la poesia.
Ma è un uomo del Sud, nasce infatti, ad Altamura (Ba), e questa
sua origine gli dà un carattere istrionico, che lo porta ad avvicinarsi
a forme d’arte che sono dirette ad un pubblico maggiore, quali sono
la musica e soprattutto il teatro. Ed è la passione per quest’ultimo,
che lo spinge ad iscriversi al DAMS, a Bologna, e ad impegnarsi attivamente
per la realizzazione di una scuola civica di musica e teatro nella sua
città.
Nel frattempo arrivano le sue “poesiuole”, come egli le definisce;
esce, infatti, la sua prima raccolta dal titolo “Yes parliamone”,
da cui in parte attingerà per uno spettacolo teatrale, “L’io
scisso”.
Le sue “poesiuole”, caratterizzate da una tecnica espressiva
basata sul dialogo, rappresentano ricordi e visioni direttamente percepibili,
che sono comunicate con frasi slegate ed apparentemente senza senso.
Attualmente vive a Bologna, è laureando in “Letteratura italiana”,
con una tesi su Aldo Palazzeschi e il Futurismo, oltre a essere regista
e drammaturgo del gruppo teatrale “Laboratorio Godot”.
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Yes,
parliamone
Collana "I
Ridotti" n° 45

ISBN 88-87926-09-3
Pagg. 32
Prezzo € 5,16
"Che fine hanno fatto le parole?
E i loro signifacati?
Stiamo tranquilli la licenza poetica non è solo una giustificazione
in questo caso.
Non ci sono parole ma immagini dove il teatro si unisce alle arti figurative,
voilà le mie poesiuole.
Da Epifanio a Palazzeschi? No niente di così impegnativo.
Quello che volevo era conversare con qualcuno domma, animale, o pianta,
conversare.
Frasi difficili, senza senso, legate a ricordi e visioni vicine con troppo
senso."
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