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Acito Alessandro
Alessandro Acito nasce nel 1972 a Milano. Fotografo già in gioventù, manifesta da subito un’attenzione maniacale per la mansione di “cantastorie” e il suo primo mezzo per assolverla è la macchina fotografica. Raffina ed asseconda la passione attraverso i viaggi e gli studi, laureandosi in storia moderna e contemporanea presso l’Università degli studi di Milano. Dopo un viaggio in Togo fonda l’associazione Nyatepe (verità, in lingua mina) con cui, oltre a raccogliere fondi per la costruzione a Lomè di un centro che accolga ragazzi di strada, si occupa della divulgazione delle competenze culturali legate all’immigrazione attraverso vere installazioni umane di tradizioni africane trapiantate a Milano (i MultiKultParties), esposizioni itineranti e pubblicazioni (come "Ricette africane per italiani golosi" edito da Terre di Mezzo nel 2004 che vende oltre 30.000 copie). Intanto studia regia documentaristica alla Scuola del Cinema e fonda l’associazione LibLab con cui distribuisce competenze per la creazione di contenuti autorali e realizza produzioni indipendenti nel settore fotografico e audiovisivo come un filmdoc sul posttsunami in SriLanka e la filantropia via sms (SMS, SriLanka My SriLanka), un installazione documentaristica sulla lotta nella Provincia di Milano contro un progetto di viabilità che taglierebbe due parchi (Indiani Padani) e un percorso di video e foto sul rapporto uomo-ambiente-città (Genius Loci, installazione sempre in divenire). Da anni assunto da un importante network radiotelevisivo italiano, si occupa di produzioni di vario tipo fino a guadagnarsi una strana e casuale popolarità con una rubrica calcistica.
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Fra Ginepro da
Pompeiana
Collana "I
Territori" n° 18

ISBN 978-88-7418-409-5
Pagg. 176
Prezzo € 12,00
Francescano, scrittore, giornalista, oratore
di piazza, cappellano militare volontario in Etiopia, Francia e Albania.
Quella di fra Ginepro da Pompeiana era una storia sepolta in lettere conservate
in vecchi bauli; una storia frammentata tra decine di archivi, ricostruita
grazie alle numerose opere autobiografiche e alle testimonianze scritte
ed orali di chi l'ha conosciuto.
Durante la fallimentare campagna militare in Albania, fra Ginepro fu fatto
prigioniero dai greci, consegnato agli inglesi e da questi internato nei
campi di concentramento indiani fino alla primavera del 1943, quando fu
rimpatriato per uno scambio di prigionieri. Questa esperienza ne esacerbò
il senso di missionariato virile, concepito a stretto contatto con i soldati
semplici e in generale con le classi sociali più umili, sempre
in prima linea, coi suoi sandali, il suo saio e le predicazioni ad exempla,
per quell'Italia cristiana e fascista di cui fu acceso sostenitore, tanto
che, dopo la deposizione di Mussolini nel luglio 1943, non faticò
a riconoscersi nella Repubblica Sociale, nonostante l'apatia delle istituzioni
ecclesiastiche. Incaricato da Mussolini di visitare gli ex internati militari
italiani in Germania, fra Ginepro nel biennio della RSI, rappresentò
il testimone della crudeltà dei nemici, il "campione di vera
italianità" da esibire nelle piazze, sui giornali e alle radio.
Ma fu anche speranza per molte famiglie che avevano congiunti tra i dispersi
e i prigionieri e contrariamente a figure più politicizzate del
clero fascista, fu un vero termometro dell'opinione pubblica. Terminata
la guerra, venne incarcerato a Marassi e successivamente costretto alla
vita conventuale per alcuni anni sotto il nome di Pio Cappuccino. Autore
di decine di pubblicazioni, fra Ginepro può essere considerato
uno dei più prolifici autori della memorialistica di parte fascista.
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