<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%>prime pagine di Rosa Ventrella Prospettiva editrice
 

 

"Terra e vita. Vita morte e tradizione nelle campagne padane di fine Ottocento"
di Rosa Ventrella

 

I.
Vita domestica e tradizioni rurali

Rapporti familiari

È pensiero comune che i rapporti familiari tra i contadini siano molto freddi e basati più su meri calcoli economici e di necessità, che sui sentimenti.
In effetti, anche se questo pregiudizio non è vero in tutti i casi, la famiglia contadina è una vera e propria cellula economica, in cui ciascuno ha un suo preciso ruolo per concorrere alla sopravvivenza di tutti. C' è poco spazio per l'amore quando si tratta di lottare, giorno dopo giorno, per non morire di fame.
La scelta della donna da sposare è fortemente influenzata dai compiti che a lei competono nella famiglia: madre, moglie, ma anche compagna di lavoro, perciò è essenziale che sia forte, di costituzione robusta e sana, per affrontare la dura vita dei campi.
Il contadino, infatti, dice che al pane ne ha diritto solo chi ha contribuito a lavorare. Anche il sentimento di gelosia per la moglie è vincolato a questo; mentre si accetta con tranquillità qualche relazione avuta dalla donna prima del matrimonio, si considera invece gravissimo il tradimento dopo, non tanto per motivi affettivi ma economici, perché questo insano atto potrebbe togliere alla famiglia due braccia per il lavoro1.
Non bisogna inoltre dimenticare quanto poco contino l'opinione e il gusto individuale nello scegliere la propria compagna per la vita. I matrimoni, infatti, comunemente sono decisi e concordati dalla famiglia d'origine e, tra i mezzadri o i dipendenti di una cascina, anche il proprietario mette voce sulla sorte dei figli prossimi al lieto evento, concedendo o meno il suo permesso. È ovvio quindi che sia più difficile instaurare un rapporto matrimoniale fondato sull'intimità e la dolcezza, anche perché quasi mai la vita privata si scinde dal lavoro e c'è poco spazio per se stessi.
La donna è sottomessa dal marito a una condizione di inferiorità, considerata non degna e non capace di condividere le decisioni o le scelte importanti, ma fatta solo per ubbidire2. Anche l'educazione dei figli è ispirata a norme molto rigide di rispetto e osservanza di determinate regole. Questo dipende probabilmente anche da una concezione pedagogica che crede necessaria una disciplina più ferrea perché i figli non si abbandonino all'ozio e all'inadempienza.
D'altronde, anche nel rapporto con i figli, determinante è quella dimensione economica di cui si è accennato in precedenza. Sono braccia necessarie da aggiungere nelle attività dei campi quando il lavoro è abbondante, sono invece bocche da sfamare, e quindi ancora più stenti, quando il lavoro scarseggia e non è sufficiente per la sopravvivenza di tutti.
I rapporti tra genitori e figli, rapporti di distaccato rispetto, sono rappresentati anche dalle allocuzioni con ci si rivolge alla madre e al padre: l'uso del "tu" è molto raro, infatti, nei ceti agricoli, soprattutto tra i mezzadri, vincolati dal rispetto di norme più rigide e ristrette, legate al tipo di lavoro. Questo infatti necessita l'osservanza di una stretta gerarchia tra i diversi componenti della famiglia, al fine di garantire, il più possibile, un lavoro proficuo e bene organizzato.
Anche il modo di rivolgersi al proprio coniuge è soprattutto il "voi" e, spesso, la donna è tenuta ad utilizzare la stessa allocuzione, ancora ai primi del Novecento, nei confronti dei parenti del marito, se più grandi di lei, come segno di rispetto.
Altro luogo comune è quello di considerare le abitudini di vita e i "codici" di comportamento, vigenti in una realtà contadina, immutabili e statici. Una inattaccabilità che ha resistito a lungo nel tempo, per iniziare poi a sfaldarsi ai primi decenni del secolo scorso, in seguito al crescente fenomeno di industrializzazione e conseguente urbanizzazione, che ha sempre più spogliato la campagna del suo popolo, imponendo nuove esigenze di vita e nuovi modelli di comportamento. La città ha inevitabilmente intaccato quel paternalismo e quella ingenuità che caratterizzavano il mondo della campagna, soprattutto il microcosmo cascina.
Per tornare al luogo comune, in effetti la vita contadina è scandita, dalla nascita alla morte, da una serie di tappe e momenti, per vivere i quali è necessario seguire regole predisposte e imposte da una morale comune, se si esula dalla quale non si è più considerati parte di quel mondo e si è puniti di conseguenza.
Uno dei momenti e delle tappe più importanti nella vita di ognuno è il matrimonio, con il periodo di fidanzamento che lo precede. Prima di sposarsi è rigorosamente l'uomo che può andare a far visita a casa della fidanzata, generalmente due giorni alla settimana. Durante queste occasioni il giovane ha modo di verificare le qualità della ragazza come futura moglie e soprattutto le sue attitudini ai lavori domestici3.
In Lombardia, per esempio, il fidanzato ha dei modi singolari per sondare le capacità della sua futura sposa.