<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%>prime pagine di Antonio Siclari Prospettiva editrice
 

 

"In paradiso non si va in carrozza"
di Antonio Siclari

 

Entrò nella mia vita cinque anni fa e mi sembra di averlo conosciuto da sempre. Era entrato nella mia vita da sessanta mesi e già mi sembrava di essere cresciuto con lui, come una seconda parte di me. Una parte che avevo dimenticato e seppellito per sempre, ma evidentemente così non è mai stato.
Era un freddo giorno di Gennaio. Il vento soffiava leggero e gelido ed io, nel mio cappotto nero, aspettavo Michela alla stazione. Molta gente era affollata a distanza dai binari attendendo parenti o amici. Molti erano i giovani e andai col pensiero quando, con i miei compagni di classe, organizzavamo delle gite improvvisamente e partivamo, senza meta, allo sbaraglio. Erano felici quei tempi, solitari e belli.
Non ho mai avuto amici veri.
Sono sempre stato di ottima compagnia, facevo e faccio ridere a crepapelle tutti per via delle mie battute sempre pronte, della gioia che infondo alle persone, del buonumore che so trasmettere; ma, profondamente, mai nessuno dei miei amici aveva capito che quella era un'arma di difesa per me stesso contro il mondo.
Mi sentivo molto incompreso.
Strano: amato, amatissimo, ma non compreso. Avevo creato due mondi paralleli nella mia vita che non si sarebbero incontrati mai: quello concesso agli altri e quello concesso solo a me stesso, personale.
Nel primo ero Claudio, quello che conoscevano tutti, felice, sempre sorridente, allegro, scherzoso, molto comprensivo, nel secondo diventavo il vero Claudio: riservatissimo, incompreso, triste e mai felice.
Perché così? Cosa mi avevano fatto? Nulla! Era solo quello che non mi avevano fatto, ed era diverso.