"Intimo
abbecedario "
di Sasa Perugini
PAROLE
Deodorante dei pensieri. Mi gocciolano nelle orecchie, mi strisciano
dentro come lumache sbavando un rilucente strascico di dissertazioni
in cui mi battezzo perplessa, aspettandomi un esorcismo. Matriarche
più severe delle bocche che, abitudinarie, le ruttano fuori
in gorgoglii che hanno l’odore degli umori cautamente stipati
nel pozzo del proibito. Posso forse scrivermi ripetendo ciò
che mi ha già parlata? Le parole sono più di ciò
che dicono, raggirano la mente, maliziose, assecondando maldestre
comunicazioni. Ricerca biblica, quella del dialogo, specialmente stasera,
che quando finalmente ti ho parlato tu, confuso, non hai capito. Il
corpo intuisce, ma la mente spiega e per spiegare, usa le parole.
Ieri abbiamo parlato al telefono a lungo. Abbiamo parlato per cercare
di rassicurarci e ricreare una nuova immagine di noi stessi. Eppure
certe telefonate mi lasciano in bocca sapore di sigaretta e cena mal
digerita, perché ho paura di perderti e allora inizio a generare
parabole a lieto fine in cui mi racconto come dover essere. Senza
riposo.
Le parole di Carlo fanno male. O è la sua voce? Animula vagula
blandula. Cara piccola Arianna, vorrei poterti soffiare le mie parole
nel cuore e placare il tuo pianto di spavento. Quante volte e poi
quante ancora ti sei osservata nasconderti dietro alle parole, e hai
filmato gli altri abbuffarsene come fossero torte di panna e scaglie
di mandorle, con quel piccolo sbaffo di schiuma bianca che restava
appeso al labbro. Ti veniva quasi da toglierlo, ma poi ti ritiravi
a parlarti dentro. Tante coperte di lana hai tessuto con le parole
e ci hai spento fuochi, e ti sei riscaldata e hai nascosto il corpo
al tuo sguardo giudicatore. Le parole che vorresti sono quelle per
cui vivi. Prega allora: prega una preghiera di cuore, senza parole.
Prega per imparare ad ascoltare piuttosto che per essere ascoltata.
Tre lingue e tre anime: parlo le parole che sono e vengo parlata
dalla mancanza. Ti rincorro, con le parole, ti leggo e ti scrivo per
estenuare i pensieri che porteranno la mano a procurarmi quell’unico
istante di quiete in cui, finalmente, le parole si spengono. Ieri
le ho incontrate, le tue parole, all’appuntamento previsto.
Mi hanno annusata come un sommelier che degusti diffidente un vino
di altre terre, mi hanno bagnata di me, come una fragola tagliata
a metà. E adesso il silenzio mi sembra un grembo di mamma.