"L'ombra di Angela"
di Umberto Mapelli
Angela non sapeva cosa pensare. Da dieci minuti vagava per la casa mettendo le mani un po' dappertutto e provocando un disordine totale che stonava con la sua persona, sempre fine e precisa in tutto. No, non doveva trattarla così; il suo ragazzo era stato un maleducato e un senza cuore. Cosa ci poteva fare se quella sera non se la sentiva di uscire di casa? Aveva la testa che picchiava come un martello pneumatico e si sentiva debole. Forse aveva anche qualche linea di febbre. Stava male. Però lui doveva capirla, sapeva che ogni mese le venivano quei disturbi. Poi pensò che un uomo non può capire il perchè di quelle crisi che capitano ad una donna con frequenza ciclica. Glielo aveva spiegato, ma lui non aveva capito. Forse non aveva voluto capire. Poveretto. Quel ragazzo così tenero, che nascondeva la sua timidezza comportandosi da finto guascone, sicuramente meritava qualcosa di più. La sua voglia di andare a ballare era talmente grande che aveva mandato a quel paese la fidanzata pur di non rinunciare al suo appuntamento fisso. Un comportamento magari egoista, ma che nascondeva la voglia irresistibile di coinvolgere Angela, a tempo pieno e senza pause, nei progetti che affollavano la sua mente. Dentro di sé, Angela perdonò il suo compagno di vita. Sinceramente e senza portare allo scoperto altri particolari che non le andavano a genio del suo carattere un pò bizzarro. Con l'animo rasserenato da questo atto di perdono, Angela si accomodò sulla poltrona del suo spazioso salotto, e si mise a sfogliare una rivista femminile. Era già in preda ad un attacco di sonno, quando venne ridestata da uno strano rumore che proveniva dalla strada. Non era normale. La sua via era deserta a quell'ora. Tutti gli abitanti erano già rinchiusi in casa o erano fuori a festeggiare il sabato sera. Angela non fece in tempo ad alzarsi dalla poltrona. Con un tonfo secco, vide la porta d'ingresso girarsi sui suoi cardini. Il terrore si dipinse sul suo volto quando vide quattro persone entrare in casa sua. Erano incappucciati. Il primo di essi non diede il tempo ad Angela di rendersi conto di quello che stava succedendo nel suo soggiorno. La sollevò di peso e le urlò delle parole smorzate dal cappuccio che aveva in testa.
"Dove sono le foto?".
L'uomo non aspettò la risposta, e lasciò ricadere Angela sulla poltrona. Gli altri tre stavano mettendo a soqquadro l'intero salotto, buttando sul pavimento tutto quello che passava dalle loro mani.
"No, qui non ci sono".
"Nemmeno qui".
"Cercate bene, disgraziati!".
Le voci riecheggiavano nella mente di Angela, incapace di dare un senso a ciò che i suoi occhi vedevano. Uno dei quattro le si avvicinò e le domandò con fare insolitamente dolce: "Vogliamo quelle foto. Non costringerci a farti del male".
Angela sobbalzò nel sentire quella voce così familiare. Non poteva credere che quell'amico avesse osato violare la sua casa solo per delle stupide foto. La ragazza stava per rispondere al tipo che conosceva, ma venne bloccata da un altro uomo.
"Tira fuori quelle maledette foto!".
Mentre stava parlando, la sollevò di peso e cominciò a sballottarla. Angela si sentiva mancare, poi fu lasciata da quell'energumeno e finì per battere la testa sul pavimento.
"Ma sei pazzo?".