<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%>prime pagine di Vittorio Baccelli Prospettiva editrice
 

 

"Mamma li turchi!"
di Gilberto Favale

 

Introduzione


Nelle numerose cartine dell'Unione europea, a partire dal 1 maggio 2004, che vengono pubblicate in questi giorni, si notano almeno tre colorazioni: la prima per i 25 Paesi che ne faranno parte, una seconda per i Paesi candidati per il prossimo allargamento del 2007, una terza colorazione, quasi sempre in grigio, solo per la Turchia che sembra così essere un "non candidato", anche se la sua domanda di ammissione è stata presa in considerazione nel dicembre del 1999 ad Helsinki, ma di fatto ignorata a Copenaghen nel 2002, rimandando la "questione" a data da destinarsi.
L'ultima decisione del Consiglio d'Europa del 19 maggio 2003 ha fissato gli obiettivi che la Turchia dovrà raggiungere entro il 2004, per essere ammessa come candidato, pertanto se questa li raggiungerà non sarà più possibile per l'Europa tergiversare, ma potrà solo ritardare l'integrazione ad una data oltre il 2007, anno in cui è previsto il sesto allargamento (Romania e Bulgaria).
Il Presidente Berlusconi, ha dichiarato che uno degli obiettivi della presidenza italiana sarà quello di aiutare la Turchia a raggiungere gli standard degli altri 25 Paesi dell'Unione, in modo da "inserirla" nell'Unione nel 2007, ma a Nizza, nel 2000, sono stati fissati i seggi del Parlamento Europeo (per la legislatura 2004-2009) per tutti i 27 Paesi, escludendo la Turchia.
Ci sono, dunque, due correnti in Europa: la prima franco-tedesca che è contraria, e la seconda anglo-italiana, che è favorevole all'integrazione turca, esattamente le stesse alleanze diplomatiche sulle questioni internazionali della guerra in Iraq e del ruolo dell'ONU. In Europa c'è una frattura pericolosa, e l'Italia si è allontanata dagli altri "paesi fondatori" della Comunità economica europea, avvicinandosi alle posizioni anglo-americane. Il rischio è che, nei prossimi mesi, sia proprio l'accettazione di questa candidatura "scomoda" a creare nuove frizioni all'interno dell'Unione, provocando ulteriori divisioni che ostacoleranno il processo iniziato negli anni cinquanta con i trattati di Parigi e Roma.
Perché l'ingresso della Turchia crea tanto imbarazzo? Non per motivi geografici, dato che Cipro è stata ammessa senza che il suo diritto fosse messo in discussione, forse neanche macroeconomico, perché Romania e Bulgaria, candidati all'ingresso nel 2007 sono in condizioni simili se non peggiori: tutto fa pensare a serie diversità culturali.
Leggendo il Rapporto 1992 della Commissione europea si può capire come il concetto di Europa sia astratto e alquanto generico:
"Il termine Europa non è ufficialmente definito. Esso comprende elementi geografici, storici e culturali che tutti insieme hanno contribuito all'identità europea. L'esperienza condivisa della prossimità, idee, valori e interazione storica non può essere condensata in una semplice formula, ed è soggetta a revisione da parte di ogni generazione che segue. La Commissione crede che non sia possibile, né sia opportuno, stabilire le nuove frontiere dell'Unione europea, i cui contorni saranno disegnati lungo gli anni a venire."1
Allora cos'é l'identità europea, perché è su questo valore, piuttosto che sui confini geografici, che si pone il problema se allargare l'Unione ad uno o ad un altro Paese?
I geografi collocano la Turchia in Asia minore (ad eccezione di quel piccolo lembo di Tracia orientale fino a Istanbul), ma culturalmente è europea? Può convivere pacificamente e può progredire civilmente e prosperare economicamente a contatto con le popolazioni europee?