<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%>prime pagine di Tamara Di Davide Prospettiva editrice
 

 

"Decalogo per la salvezza del mondo. Il futuro del mondo passa attraverso la dignità femminile"
di Tamara Di Davide

 

INTRODUZIONE

Ringrazio innanzi tutto gli uomini che mi leggono, noi donne abbiamo bisogno del loro coraggio, consapevolezza che l'offesa alla dignità femminile, è anche, offesa alla dignità maschile.
Voglio precisare una cosa ovvia, che la persona maschile è spesso vittima essa stessa della cultura maschile o maschilista, per cultura maschile intendo il "pensiero", usi costumi dei pastori guerrieri di seimila anni fa, e tuttora vigenti, purtroppo fra noi.
Per chi non mi conosce: Tamara Di Davide non è il mio nome anagrafico, ma un nome di lotta, non d'arte, di lotta che ho preso da Tamar figlia di Davide, il grande re biblico.
Tamar subisce violenza dal fratellastro Amon, che poi la caccia via come un rifiuto, rifiutando seccamente perfino il cosiddetto matrimonio riparatore. Il padre Davide non rimprovera Amon perché suo prediletto ed erede al trono, mentre Tamar è condannata a vita ad essere l'obbrobrio di Israele per aver perso la verginità al di fuori dal matrimonio.
Vera o presunta, la vicenda di Tamar, e stata letta da miliardi di donne e uomini nel corso di tremila anni. Nessuna donna esplode di sdegno, nessuna corda vibra nel cuore di un uomo, perché la violenza dell'uomo sulla donna è l'agghiacciante normalità, nelle sue varie forme, compresa quella del "santo" matrimonio, è la tragedia in cui è sommerso il mondo, è la cultura dello stupro (poiché tutto ciò che trascende il desiderio femminile è stupro) è la sofferenza dell'umanità come una maledizione di Adamo. Perché l'umanità si riproduce attraverso un atto di violenza.
Trascuro i dati già noti, sulla violenza alle donne, anche se sconcertanti, dati che sono necessariamente riferiti a chi si ribella, denuncia, grida, parla. Penso a chi non parla, non denuncia, non piange, perché il sistema ruba la mente, perché ci sono i figli e non si ha alternative.
In principio, era la maggiore forza fisica maschile che si prende ciò che gli piace, e mentre la donna è impegnata a fare la mamma, l'uomo si dedica alla politica e alla guerra, dove finisce il frutto degli stenti di tutte le donne del mondo.

Certo si parte da una condizione iniziale in cui l'uomo ha nel sangue il testosterone, l'ormone della forza e la donna il carico della crescita dei piccoli, altrimenti abbandonati.
C'è molto da fare data la disparità di partenza così pesante, operata proprio da madre natura? Ma "la natura" possiamo considerarla una povera madre che altro modo non aveva per metterci al mondo
La cultura, invece, che si suppone maschile e dalle mani libere da bambini che piangono, si è inventata la doppia morale una per l'uomo e una per la donna "per bene"; la donna per bene per lavorare a tempo pieno, per accudire bambini vecchi e malati; altre donne, a parte, adibite allo sfogo della bestia ancestrale: la sessualità maschile considerata energia distruttiva se non soddisfatta. La prostituzione è il fondamento aberrante dell'umanamente aberrante doppia morale.

Ma oggi siamo ad un bivio, oggi che il mondo scoppia, e la nostra presa di coscienza non ammette più la fame, le guerre, le epidemie come mezzo di pianificazione della popolazione; né l'aborto, esperienza traumatica della donna sull'altare del piacere maschile; né gli anticoncezionali che trasformano la donna da un vaso di riproduzione ad un vaso da notte.
Siamo ad un bivio: la tragedia o la salvezza, la salvezza è nel cuore dell'uomo, è una nuova era, un cambiamento radicale del rapporto uomo donna, da violenza a rapporto d'amore, in cui non c'è posto per la prostituzione e per la pornografia, scempio dell'immagine femminile e maschile, neanche per "libera scelta" pur sempre costrizione dell'arma denaro, in mano all'uomo.

Concludo supponendo che alcune donne non siano d'accordo, è nomale: non siamo, clonate ma abbiamo la tremenda responsabilità, noi che abbiamo un filo di voce, di non parlarci addosso, ma ampliare il nostro orizzonte mentale alla condizione di tutte le donne del mondo, per non cadere nella trappola luogo comune di credere che la donna "è libera e fa quello che vuole" perché questo è vero solo per una ristretta elité che non fa o non dovrebbe fa testo.
Care amiche e compagne che abbiamo lottato per la libertà femminile: la donna ha paura di essere libera
Se entriamo in quest'ottica forse capiremo molte cose che non riusciamo a capire. Capire è essenziale per operare

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