<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%>prime pagine di Rita D'Amario Prospettiva editrice
 

 

"L'Hotel Albachiara "
di Rita D'Amario

 

Capitolo 1


"Spino si affrettava a tornare a casa dopo aver acquistato i biglietti per partecipare al dibattito sulla causa del Tibet, che si sarebbe svolto la sera seguente nella Sala dei congressi dell'Hotel Albachiara. Sulla strada panoramica che unisce San Teododo con budoni, s'imbetté in una ragazza seduta sotto un albero che puliva gli occhiali da vista. "E tu chi sei?" domandò il ragazzo bloccando la bicicletta. "Non lo so" rispose impaurita. "Non lo sai? Non sai come ti chiami, da dove vieni e dove sei diretta?", chiese incredulo Spino. "Non lo so, io non so niente, so solo che ho una gran fame e un forte mal di testa", rispose la ragazza tra le lacrime. "Allora vieni con me, ti porterò a casa mia ti presenterò alle mie amiche e ai miei amici", disse il ragazzo afferrando con delicatezza la ragazza per un braccio. La ragazza seguiva lo sconosciuto con passo lento ed incerto, ogni tanto si asciugava le lacrime che senza controllo, le rigavano il viso sporco di terra. Dopo aver percorso una decina di metri i due, s'inoltrarono in una deliziosa frazioncina dove un vecchio stazzo era immerso in una verde pianura circondata da colline granitiche e rocce erose dal vento. "Ehi spino, chi sarebbe questa dolce fanciulla?" chiese Doch sorridendo affacciato sulla porta. "L'ho incontrata sulla strada del ritorno, ha un visino bello ed imbronciato ma credo sia una persona dolce e simpatica anche se non parla molto." spiegò frettolosamente. "Falla entrare è quasi ora di pranzo" intervenne Niki. "Ho il piacere di presentarvi la signorina Non lo so...!" disse il ragazzo ai suoi amici che sie rano riuniti inrotno alla zidda. "cosa vuol dire Non lo so?" domando Tambul. "Lei risponde sempre Non lo so e io l'ho ribattezzata così ehehehehe" spiegò Spino ridendo, "Carissima Non lo so ti presento i miei amici: Niki, Tambul, Luna, Sara, Screnme, Doch, Alecs, Bonam, Asid, Sgher e ovviamente io e mi chiamo Spino", puntualizzò il ragazzo. "Che razza di nomi" rispose la fanciulla. "Sempre meglio del tuo che ti chiami Non lo so" rispose Asid infastidito dall'esuberanza della nuova amica. "Forse dovremmo trovarti un nome, cosa ne dici?" intervenne Sara, "come potremmo chiamarla? Fatemi pensare...io la chiamerei Dharma" risose Bonam. "Perchè piangi? chiese Alecs baciandole le mani con delicatezza. "Perchè io non mi ricordo niente. Non so chi sono, da dove vengo e perchè sono qui... voglio tornare a casa mia, sicuramente ho una mamma e un papà forse anche delle sorelle e dei fratelli...voglio tornare a casa miaaaaaaaaa", disse tra le lacrime la povera Dharma mentre si svincolava dalla presa del ragazzo. "Io ti consiglio di stare calma, prima pensiamo a mangiare poi ti faremo il bagno e poi cercheremo i tuoi genitori", intervenne Luna mentre spegneva il cellulare. "Voi chi siete?" chiese Dharma masticando lentamente. "noi siamo figli di una generazione di sconvolti che non hanno più santi né eroi, ahahahahahaha" rispose Screnme ridendo, "noi realizziamo manufatti che vendiamo sulle spiagge di Ottiolu. Viviamo alla giornata, non possediamo nulla, ci interessiamo di filosofia orientale", spiegò Sgher con solerzia. Dharma li guardava incredula per cercare di capire se anche lei apparteneva a quel mondo oppure se si trattava solo di un brutto incubo. I suoi amici ridevano continuamente, sembravano felici e spensierati. Scrutandoli bene, capì che quell'esperienza l'avrebbe aiutata a capire meglio chi era veramente e se li avrebbe ritrovato il suo passato e la sua storia che si era interrotta bruscamente per chissà quale strano motivo. Le ragazze, dopo aver finito di rassettare la cucina si presero cura di Dharma, la lavarono, le diedero dei vestiti puliti e un letto dove dormire. "Senti ragazzina, non pensare che puoi restare qui senza fare niente, anche tu devi collaborare quindi, dovrai imparare a lavorare il cuoio, o a dipingere o a cucire", spiegò Tambul mostrando al nuovo membro della comunità i lavori già confezionati. Dharma era sempre più impaurita, piangeva lacrime silenziose nascoste dagli occhiali. Un groppo alla gola le impediva di parlare, teneva gli occhi bassi per paura che qualcuno si accorgesse della sua angoscia. "Voi vi preoccupate solo dei soldi, ma nessuno si preoccupa di me!" gridò la ragazza alla combriccola che l'aveva accolta con molta serenità. "Senti bambina, credi che per noi vivere sia facile? noi abbiamo molte cose da fare, ci dobbiamo preparare per il convegno che si terrà domani. vuoi partecipare anche tu? " Intervenne Niki cercando di calmare la ragazza. "In queste condizioni non ho altre possibilità", rispose Dharma digrignando i denti. La ragazza si avvicinò ai suoi amici che stavano scrivendo le domande che avrebbero fatto al relatore dell'incontro. Lei non capiva nulla, né di filosofia né di letteratura e cercò di comprendere, attraverso quelle domande, chi fosse veramente e cosa le piacesse prima di perdere la memoria.