Leo Zen
parla del suo libro
"In nomine Domini"
Perché un romanzo storico ambientato nella Roma papale della fine del primo millennio?
Perché quel torbido e scellerato periodo, teatro di efferati delitti perpetrati dai nobilastri romani per eleggere i loro papuncoli di comodo, è stato pressoché ignorato dalla letteratura storica e necessitava di una visitazione.
Se ne deduce che a lei interessano soprattutto gli argomenti storici.
Diciamo che mi hanno sempre affascinato. Ma più che la storia mi attira l'antistoria. La storia, ben si sa, è sempre stata scritta dai vincitori o da chi ha saputo creare, quasi sempre con la violenza, un potere personale o una istituzione oppressiva. Quindi è in gran parte celebrativa e mitologica. L'antistoria, invece, ricostruisce gli avvenimenti da un punto di vista che tiene conto di tutte le variabili possibili e si presenta spesso come dissacratoria. È guardata dalla cultura ufficiale con scarsa considerazione perché considerata eretica.
Questo romanzo è la sua prima uscita letteraria?
In campo narrativo, sì. Ma ho già pubblicato due saggi storici, o meglio, storico-religiosi scritti con i criteri antistorici elencati sopra.
Con quali risultati?
Il primo è arrivato alla terza edizione e il secondo, uscito da poco, ha avuto una segnalazione al Premio Firenze 2007.
Che rapporto vorrebbe instaurare coi suoi potenziali lettori?
Prospettar loro, in controtendenza, avvenimenti e considerazioni che stimolino una visione critica della realtà.
Il suo romanzo è pieno di efferatezze e di aberrazioni morali. Come si giustificano?
Erano la componente fondamentale di quel periodo in cui la lotta per il potere era combattuta con ferocia inaudita, come ho potuto rilevare dai documenti del tempo che ho esaminato e ricalcato fedelmente, senza lasciarmi prendere da facili esagerazioni.
Un'ultima domanda. Nella seconda parte del romanzo si parla diffusamente del rinvenimento di un codice religioso che, se divulgato, avrebbe potuto determinare effetti dirompenti per il cristianesimo. Come si colloca questo documento nella prospettiva storica?
Anche se è andato distrutto (o si trova imboscato in qualche segreta del Vaticano) noi sappiamo con certezza assoluta che è esistito e possiamo in parte ricostruirlo basandoci sulle confutazioni, fatte contro di esso, da importanti dottori della Chiesa primitiva. Quindi la sua ricostruzione, effettuata nel romanzo sulla base di queste confutazioni, è pienamente attendibile.