Marco Zautzik
parla del suo libro
"Sognavo il codino di Baggio"
Per iniziare ti chiederei cos’è che ti ha avvicinato alla scrittura.
Beh, a dirla tutta, è la scrittura che si è avvicinata a me, al di là della battuta, è stato semplicemente il canalizzarsi di un processo creativo e di liberazione che si è sviluppato poi attraverso questa forma di espressione e di ricerca.Per citare Francesco Guccini, che mi piace molto, “La fantasia può portare male se non si conosce bene come domarla, costa poco val quel che vale ma nessuno ti può più impedire di adoperarla…”
Scorrendo le pagine del libro ho notato la prima parte essere più ironica mentre la seconda più profonda e dolorosa. Che valore dai al concetto di ironia?
Credo l’ironia sia una delle chiavi di volta per conoscere in maniera più indolore l’alternarsi dei meccanismi della vita. La stessa scrittura di un libro ironicamente può essere intesa come un modo e un’arma per comunicare con gli altri questo tipo di meccanismo.
Tu che sei un autore esordiente, come ti poni nei confronti dell’idea che una tua creazione, come appunto il tuo libro, possa essere letta e interpretata da tante persone?
Credo che lo scrivere sia già un lavoro su se stessi faticoso ma anche appassionante. Se vivere significa soprattutto un interscambio di emozioni, lo scrivere dà l’opportunità di affrontare questo scambio in maniera molto più diretta e per cui vale la pena “rischiare”.
Ultimamente cosa stai leggendo?
Ho appena finito di leggere parte della bibliografia di Richard Yates, mentre ho appena iniziato “Brevi interviste con uomini schifosi” di David Foster Wallace come lettura stilisticamente più impegnata e “Alta Fedeltà” di Nick Hornby.
Sei soddisfatto di questo tuo lavoro?
Di solito si è sempre ipercritici verso se stessi, e spesso si perde di vista l’obiettività. Io penso che, nel bene o nel male, sia semplicemente un libro scritto in una determinata fase della vita e vada accolto con la stessa freschezza e trasparenza con cui è nata l’idea.
Quanto ti assomiglia il personaggio del libro?
Non per essere austero, ma credo sia giusto lasciare la possibilità di interpretazione aperta e libera a chi legge. Anche se, lo ammetto, è normale riversarne anche inconsapevolmente delle caratteristiche personali o prendere spunto di riflessione dal proprio vissuto.
Grazie molte.
Grazie a te!