Federico Zanatta
parla del suo libro
"Misoginia: una malattia maschile"
“Misoginia: una malattia maschile” non è anche il titolo di un libro pubblicato dall'antropologo David Gilmore, con cui hai avuto modo di collaborare?
Sì, “Misoginia: una malattia maschile” è la traduzione letterale di un testo pubblicato nel 2001 dell'antropologo David Gilmore. Ho pensato di dare lo stesso titolo alla mia breve ricerca, non solo per rendere omaggio ad un personaggio atipico con cui ho avuto l'onore di lavorare per quasi un anno, ma anche perchè effettivamente conteneva, in una semplice frase, la chiave dell'intero discorso che stavo cercando di sviluppare.
Inoltre, un altro testo, sempre di Gilmore, “Manhood in making” era stato fondamentale per indirizzare la mia ricerca verso la misoginia, ed era stato lo spunto per contattare l'autore e decidere di trascorrere il periodo di ricerca nella città di New York, contando sulla disponibilità di Gilmore stesso.
Devo poi confessare che, al momento del mio primo incontro con l'antropologo americano, ancora non ero a conoscenza del fatto che egli avesse appena pubblicato un testo che, dal punto di vista antropologico, così ordinatamente e precisamente descrivesse quanto la misoginia fosse un elemento indissolubile dal normale sviluppo psico libidico del bambino nel diventare uomo.
Fu quindi a partire dalla lettura di quel testo, ovviamente integrato da molti altri discussi in precedenza anche con il mio relatore, il dott. Alberto Zatti, che riuscii a dare un corpo alle varie riflessioni fatte sull'argomento.
Perchè, quantomeno riferendomi all'introduzione del tuo libro o alle brevi presentazioni cui ho potuto assistere, insisti spesso sui termini “saggio breve” e “spunti per un ulteriore ricerca”?
Che il saggio sia effettivamente breve, beh, direi che è un dato di fatto [Ride...ndr. Il saggio di Zanatta è di poco superiore alle 60 pagine]. Per quanto riguarda il continuo riferirmi ai vari temi o punti focali toccati nella mia ricerca come a spunti per un'ulteriore ricerca, penso si tratti, allo stesso tempo, di onestà intelettuale (sono effettivamente spunti, i vari discorsi hanno uno sviluppo che offre un'interpretazione precisa, senza però addentrarsi troppo nelle molteplici conseguenze che gli stessi possono scaturire), e di una sorta di autodifesa ( ammetto io stesso i limiti della mia ricerca, mettendomi al riparo da alcune possibili critiche...).
Contemporaneamente vedo però che, con lo pseudonimo frederico f., ti stai anche occupando di narrare una leggenda, “La Leggenda dei Lee”, di cui alcuni capitoli sono stati pubblicati in riviste e edizioni limitate, quasi sempre a cura della “tua” St.Louis & Lawrence Books. Prima di chiederti qualche maggior ragguaglio a tal merito, quali sono gli scrittori contemporanei che ti hanno maggiormente influenzato, o che consideri comunque aver giocato un ruolo importante nella tua formazione?
Dovendo stilare una sorta di classifica, direi:
William Seward Burroughs, un artista completo, che ha impostato molto del suo lavoro a partire da un lucido e quasi cinico ideale di ricerca. Oltre alle varie innovazioni di cui si è fatto promotore, in campo narrativo e linguistico, ha avuto, a mio avviso, l'enorme pregio di non relegare i propri personaggi al ruolo di meri protagonisti di questo o quel romanzo, ma di assumerli al ruolo di veri e propri portavoce di una Storia, parallela a quella a noi conosciuta, in cui l'autore denunciava un fittizio sistema di regole e giochi forza a cui siamo stati sempre abituati a credere.
J.D. Salinger, per le sue capacità di fino narratore, e per aver resistito alle numerose tentazioni di produrre oltre a quello che il suo progetto iniziale prevedeva.
George Orwell, soprattutto nel suo capolavoro 1984, per avermi introdotto al filone dei romanzi Antiutopici, di cui anche la “Leggenda dei Lee” spero possa un giorno far parte.
George Bataille, per motivi molto simili a quelli già citati per W.S.Burroughs. Su Nietzsche e L'azzurro del cielo sono due capolavori.
Ultimo, ma perchè è effettivamente l'ultimo che ho scoperto, forse anche il più giovane, Don Delillo, di cui sto letteralmente divorando l'intera produzione.
E quindi, cosa mi puoi dire a proposito della “Leggenda dei Lee”?
Penso che per adesso possa bastare quanto già detto, tra le righe, nelle altre risposte. Si tratta di un progetto che ha coinvolto, coinvolge e quindi coinvolgerà un lungo periodo della mia vita. Sono stati pubblicati alcuni brevi capitoli, o routine, e, conto a breve, verrà pubblicato il primo lungo capitolo di una Trilogia, intitolata appunto La Leggenda dei Lee. Ogni capitolo avrà un diverso protagonista della saga. Il primo sarà Lee stesso, e il sottotitolo sarà “Del suicidio della società civile”.
Con la tua ultima risposta hai anticipato la domanda a proposito dei tuoi progetti futuri. Hai qualcos'altro da aggiungere in merito?
Utilizzerei quest'ultima risposta come “spazio pubblicitario”, e quindi ribadirei che è appena uscito per Prospettiva Editrice “Misoginia: una malattia maschile”, e che a dicembre sempre di questo anno, edito dall'americana Black Arrow Studio and Press, sarà pubblicato un volume antologico bilingue dal titolo “SANTI: lives of modern saints” a cui hanno partecipato scrittori statunitensi e italiani, e in cui frederico f sarà presente con il breve racconto “Sulla Santità di Lee”.