Marco Vignolo Gargini
Quale motivo ti spinge a scrivere?
Non c’è un solo motivo. Io ho iniziato ad usare la parola molto presto, a studiare il linguaggio e a trovarmi invischiato in questo pandemonio piacevolissimo. L’esperienza teatrale e la lettura della grande letteratura mi hanno insegnato molto, sono state le mie scuole di scrittura. Poi ho scritto sempre sin da quando ero ragazzo. Alla fine, dopo la tesi di laurea, ho provato a cimentarmi in esperienze più vaste, come il romanzo e la letteratura. Adesso scrivo e non ho smesso certo di leggere…
Quali sono i tuoi generi letterari preferiti in cui ti esprimi e ti senti espresso?
Credo che la Letteratura sia una e una soltanto. Dalla saggistica alla narrativa, dalla poesia alla scrittura critica, o si è scrittori-artisti, oppure si rischia di non avere il senso di ciò che si compone. Come per Wilde, anche per me non esistono libri di un certo tipo, di un certo genere… esistono solo libri scritti bene o libri scritti male.
Quale rapporto hai col lettore?
Conosco alcuni lettori delle mie opere, non tutti, ovviamente. Ho un rapporto molto aperto, coinvolgente. Li ascolto e ne traggo insegnamenti. Spesso ho dei suggerimenti davvero preziosi. Però, ci tengo a sottolinearlo, il lettore non può fare diktat: se rinuncio al mio obiettivo per seguire a tutti i costi i gusti omologati del lettore medio, rischio di non essere ciò che sono.
Quale rapporto hai con il libro tradizionale?
Sono bibliomane, quindi amo il libro, amo essere circondato da queste creature che mi hanno trasmesso tantissimo e continuano a farlo. Sono felice di non sapere più dove mettere i libri perché gli scaffali non bastano.
Che ne pensi del mondo editoriale?
Le difficoltà che il mondo editoriale sta incontrando oggi in Italia non le imputo alle case editrici, o perlomeno, non tutte. Se gli italiani si decidessero una buona volta e leggere di più avremo meno incontri “spiacevoli” con persone che della letteratura ne sanno poco o nulla (inclusi anche quelli che lavorano nelle case editrici).
Cosa pensi dei Concorsi letterari?
È bene arrivare secondi a certi concorsi, perché il primo premio è concordato, e non certo per motivi artistici. Per il resto, troppi sono i concorsi e troppi di basso livello. Non parliamo poi del fatto che nei concorsi si chiedono quote su quote ad indicare scarsa serietà e scopi di lucro…
A che punto è, secondo te, la scrittura contemporanea?
Sembra che sia stato già scritto tutto… ma anche un tempo si aveva la medesima sensazione. Credo che vi siano autori degni di considerazione e altri che, magari, non hanno ancora trovato la giusta collocazione. La scrittura contemporanea è molto varia, raccoglie a piene mani le esperienze passate. Sicuramente c’è più libertà rispetto al passato, anche se, occorre dirlo, non sempre la selezione rende giustizia del valore estetico effettivo delle produzioni. Purtroppo, vi sono ancora tante pressioni di stampo ideologico-religioso che tendono a promuovere quell’insensata confusione tra estetica ed etica…
Cosa pensi della pubblicazione in rete?
Per me la pubblicazione in rete è stata la scoperta del secolo. Le mie traduzioni, conosciute in Italia e all’estero, debbono la loro fortuna alla diffusione su Internet. Se non avessi avuto certi spazi dove pubblicare le mie versioni di Rimbaud la Sorbona di Parigi non si sarebbe accorta di me…