<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%>intervista a Vera Mente Prospettiva editrice
 


Vera Mente
parla del suo libro
"Bene o Male (?) non è un caso"

 

Come le è venuto in mente di scrivere un thriller psicotico e, soprattutto, di cosa si tratta?
Si tratta di un’idea, nemmeno tanto approfondita, perché, parafrasando il filosofo Cioran, approfondire un’idea significa toglierle il fascino, la vita. Significa decretarne la morte. Potremmo dire che il thriller psicotico si è rivelato un buon metodo per non farmi uccidere da tutte le parole che avevo in testa e che non riuscivano più a trovar spazio.

Cosa si aspetta da questo suo primo libro?
Non saprei. Posso però dire ciò che non mi aspetto e cioè che venga capito anche perché io stessa, nel momento in cui decisi di mettergli la parola fine, non riuscivo a capacitarmi di cosa, in realtà, avessi dato alla luce. Qualcuno mi disse che questo libro per me sarebbe stato come un parto e, ora che l’ho partorito, come fosse un bambino, lo  interpreto come un corpo altro da me, che gode di vita propria e dunque autonoma. Farà la propria strada, quella che si merita.

Come ha conosciuto Andrea G. Pinketts?
Ad una sua presentazione a Riccione, sette anni fa. Lo conobbi per caso o forse non a caso. Potrei raccontare tanto di questo incontro, ma mi limiterò ad un aneddoto soltanto. Durante una cena, seduti al tavolo con una decina di altri commensali, Andrea mi guardò serio e mi disse: “tu hai shining”. Si riferiva ad una sorta di luccicanza, mi spiegò. Fu lì che decisi di mettermi in gioco. Se un grande scrittore aveva pensato così di me, allora dovevo quanto meno provare a scrivere per vedere se le parole fossero la strada giusta per far emergere quella presunta luccicanza. Ma l’ardua sentenza in merito, la lascio ai posteri che vorranno leggermi.

Si dice che chi scrive, legga anche molto. Nel suo caso è così?
Sì. Leggo molto e di tutto. Guardo anche molti film e ascolto altrettanta musica. Difficilmente riuscirei a fare una classifica di autori, registi e musicisti preferiti anche perché vado a periodi e a seconda del mio stato d’animo. Inoltre tendo a fissarmi sulle parole in generale, perciò, se ci sono frasi che catturano il mio interesse, succede che le voglia sentire ripetere di continuo, per giorni e giorni. Adesso mi sta succedendo con un gruppo musicale “I mercanti di liquore”. Ascolto una ventina di volte al giorno una loro canzone “La musica dei poveri”. Lo scorso mese è stata la volta del poeta Dino Campana. Fra una ventina di giorni, mi troverò un’altra vittima.

Il suo libro “Bene o male (?) non è un caso” presenta una doppia dedica. Come si spiega?
Una è finta e l’altra è vera. Proprio come tutto il libro e anche lo pseudonimo che nasconde una dualità connaturata in me e credo in gran parte del genere umano. Posso soltanto dire, tornando alla dedica, che la fede ha avuto in questa storia un ruolo di primo piano, anzi diciamo pure che la vera protagonista è stata lei insieme alla parabola dei talenti, presente nei Vangeli, che mi accompagnò nel periodo finale della stesura dell’opera secondo la quale occorre far fruttare i propri “talenti”. E’ come se io avessi ricevuto le parole in prestito sentendomi poi in dovere di “investirle”, non potendole tenere per me in un cassetto.