Valentino Sala
parla del suo libro
"Celeste. Insignificanti dettagli"
Forse è una domanda che ti avranno fatto in molti, ma come viene l'idea di scrivere un libro?
Per quello che mi riguarda, l'idea o meglio, l'esigenza di scrivere un libro, un romanzo, è nata dalla voglia che avevo di ampliare molto le storie che scrivevo nei racconti. Avevo bisogno di potermi esprimere usando un maggior numero di situazioni all'interno della stessa storia, questo un racconto non lo permetteva e ho deciso di scrivere un romanzo.
Sarebbe giusto definire questo tuo romanzo un giallo esoterico?
Sicuramente in Celeste, l'esoterismo riveste uno dei ruoli principali, basti pensare che il romanzo stesso inizia parlando di un rituale...
Quindi, si può dire che i temi fondamentali sono la magia, il sesso e anche in un certo qual modo, l'arte.
Sì i temi fondamentali sono questi e si fondono uno nell'altro, alchemicamente, oserei dire. In quanto i personaggi principali di Celeste sembrano quasi inconsapevolmente avvolti da quest'aura di esoterismo che, in definitiva, comprende tutti i temi che hai citato.
A proposito dei personaggi principali di Celeste. I personaggi di rilievo sono tutte donne. E' una scelta precisa con un preciso significato che s'aggancia ai temi del romanzo, immagino. Vero è che esistono anche personaggi maschili, ma sono relegati a ruoli minori e le loro caratteristiche rimangono ben nascoste dietro la densa caratterizzazione delle donne di questo romanzo.
La preponderanza del personaggio femminile completo a discapito dell'incompletezza e del secondo piano di quelli maschili è una precisa caratteristica che ho voluto dare, partendo da una delle altre caratteristiche fondamentali del libro, ovvero l'esoterismo. Parlando di magia-esoterismo, non si può prescindere dall'elemento femminile. La donna è al centro della continuità della vita e in molte culture antiche questa sua caratteristica peculiare è spesso associata a una forma misterica dell'essere stesso della donna. L'esoterismo e la magia sono esse stesse impregnate totalmente dall'elemento femminile che dona la vita. A partire dalle più antiche culture, affiancate alla divinità principale, che sempre si rifà alla divinità solare, esiste sempre ed ha un enorme peso, la figura femminile divina-madre della divinità solare stessa. Se non esistesse la madre, non esisterebbe nemmeno la divinità. La donna diviene così il simbolo della fertilità, in grado di dare vita ad un nuovo essere, per di più divino, e in quanto tale, ovvero capace di donare la vita, diventa, nella dualità di tante culture, anche signora di questa stessa, andandosi ad identificare con la Madre Terra, la Dea.
In quanto la femminilità divinizzata diventa Signora della vita, ne diventa anche proprietaria e quindi, immancabilmente ne consegue che ottiene il divino diritto di toglierla. Proprio per la sua caratteristica di dispensatrice di vita, l'elemento divino femminile, diviene così anche Signora della morte. Qui ci sarebbe da fare un discorso molto lungo, su come potesse essere intesa la morte. Basti dire che la concezione della morte era sicuramente diversa da quella che si è andata solidificando dal medioevo ai giorni nostri. Non era un nemico da combattere, perché comunque ineluttabile, ma un semplice passaggio ad un'altra dimensione di vita. Intendiamoci, la morte di cui è Signora la Madre-Dea, non è da connotarsi come una cosa negativa. Non ci si riferisce mai a una morte totale dell'essenza umana, quando si parla di morte in questi termini, ma alla semplice morte del corpo materiale, che ospita per un breve periodo l'essenza che lo abita. Quindi, il principio femminile, la Dea come dispensatrice di vita, concede la morte. Concede allo spirito, se così vogliamo chiamarlo, di liberarsi del corpo materiale e rinascere su un diverso piano d'esistenza, per cui in questo attimo al di fuori del tempo e dello spazio, la Dea torna ad essere donatrice di vita. Due volte donatrice di vita e Signora della morte, in quanto ci permette di passare da un livello di esistenza ad un altro.
E' difficile affrontare la descrizione di un personaggio femminile?
Certamente non è facile riuscire a dare una profonda caratterizzazione a un personaggio di sesso opposto. L'emotività maschile e quella femminile sono profondamente diverse. Quella femminile è più complessa, perché mette in gioco sentimenti ed emozioni di cui gli uomini spesso non riescono neanche a riconoscere l'esistenza. Per rispondere alla domanda, sì la cosa non è per niente semplice. La difficoltà, sta nel trovare un punto di appiglio al modo di pensare femminile. Mi spiego meglio. Non c'è dubbio che, ai più disparati eventi che possono presentarsi davanti a noi, durante la vita, le reazioni emotive di una donna, siano profondamente diverse da quelle di un uomo. La difficoltà sta proprio in questa differenza emotiva, nel cercare di capire come possa reagire una donna, senza farsi influenzare da quella che potrebbe essere la nostra reazione. Una determinata causa sprigiona in uomini e donne, sentimenti ed emozioni diverse e calarsi in questo, sì diventa difficile. Parecchio.
In Celeste si parla anche di arte, di disegno più specificamente. Tu sei anche pittore. In che modo si conciliano queste due forme d'arte? O meglio, la scrittura influenza la pittura e viceversa?
Le due forme artistiche sono nate separatamente e sotto impulsi o, meglio ancora necessità diverse. Parlando di arte, prefersico sempre parlare di necessità dell'artista, perché credo che questo sia lo spirito che anima un pittore o uno scrittore, cioè sentire pienamente la necessità di fare quello che sta facendo, quando scema la necessità, finisce anche il momento artistico. Per quanto riguarda pittura e scrittura, a ben vedere c'è una connessione, soprattutto con la caratteristica principale di questo romanzo: la presenza delle donne. Nei miei primi lavori che erano disegni, l'elemento femminile era fondamentale, magari attorniato da altri elementi esterni, ma pur sempre centrale.
Una domanda per finire. Io ho trovato che il finale sia un finale aperto, cioè lasci molto spazio ad un eventuale continuazione.
In effetti il finale è aperto. Sinceramente devo dire che il libro non è stato pensato in se stesso per avere una continuazione. Non è detto che una storia si debba per forza di cose concludere con una certezza. Di quante cose abbiamo la certezza oggi? Ma un pochino ci sto pensando, vedremo cosa succederà. Non voglio fare previsioni.