Désirée Rigamonti
Cosa hai provato quando è stato edito
questo primo romanzo e proprio da una casa editrice che ha da poco
tempo una sede a Civitavecchia, la tua città?
Gioia, perché è una cosa che desideravo da tempo; orgoglio,
per aver raggiunto una delle mete che mi ero prefissata; un po’
di paura, perché ora in molti lo leggeranno e lo giudicheranno.
E non è facile capire perché un persona scrive e crea
storie difficili come “Non una lacrima”.
Hai tratto ispirazione da qualcuno che conosci per i
personaggi?
Non in particolare, la storia è inventata ed i personaggi anche,
ma credo che sia normale che chiunque incontri ti ispiri in qualche
modo, con un gesto, una parola, un atteggiamento. Comunque qualcuno
a Civitavecchia potrebbe rivedersi nel mio romanzo.
Scrivere è la tua priorità?
No, almeno per il momento la maggior parte delle mie energie va nello
studio, frequento Ingegneria Chimica ed è piuttosto dura, comunque
la scrittura è un sogno, un divertimento e una passione.
Scrivi solo romanzi o ti cimenti anche nella composizione
di racconti?
Sto già scrivendo il mio secondo romanzo. Ed è ad un
buono stato di lavorazione, ma sarà molto diverso dal primo,
con più personaggi, più storie ed intrecci. La lunghezza
del testo mi stimola e mi aiuta. So che scrivere racconti, che può
sembrare semplice come gesto letterario e stilistico, in realtà
è molto complesso e articolato. E non solo per la sintesi.
Vorrei comunque, prima o poi, realizzare un thriller. Dunque lasciare
il romanzo dal filone sociale e antropologico e scivolare verso un
terreno più oscuro e attuale.
Perché scrivi?
E’ una bella domanda che comunque mi aspettavo. Non ne ho idea,
mi sento bene quando immagino delle storie ed anche meglio quando
le fermo sulla carta, forse è un modo per esprimermi o semplicemente
non posso farne a meno perché certe cose vengono da dentro.
Quali sono gli autori che preferisci, a cui ti ispiri?
Nicholas Evans, in particolare “Nel fuoco”, Wilbur Smith,
che con il suo ciclo egizio mi ha coinvolta molto, e, perché
no, J.K. Rowling, Harry Potter è per me quasi un amico di famiglia.
Perché dovremmo leggere il tuo libro?
Perché è bello? No, a parte gli scherzi, perché
l’ho scritto col cuore, perché parla di persone e di
sentimenti e perché credo che sia giusto dare fiducia ai nuovi
autori, perché divengano sempre di più e sempre più
bravi. E perché a Civitavecchia una scrittrice della mia età
non c’è e mi piacerebbe lanciare una sasso nello stagno,
per stimolare la lettura e la scrittura. Ma rimanendo con i piedi
per fermi a terra.
Che libro hai sul comodino?
In queste sere leggo “Figli del Nilo” di Smith, ma anche
quello di Impianti chimici e, inevitabilmente, il mio!