<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%>intervista a Vittorio Baccelli Prospettiva editrice
 


Désirée Rigamonti

 

Cosa hai provato quando è stato edito questo primo romanzo e proprio da una casa editrice che ha da poco tempo una sede a Civitavecchia, la tua città?
Gioia, perché è una cosa che desideravo da tempo; orgoglio, per aver raggiunto una delle mete che mi ero prefissata; un po’ di paura, perché ora in molti lo leggeranno e lo giudicheranno. E non è facile capire perché un persona scrive e crea storie difficili come “Non una lacrima”.

Hai tratto ispirazione da qualcuno che conosci per i personaggi?
Non in particolare, la storia è inventata ed i personaggi anche, ma credo che sia normale che chiunque incontri ti ispiri in qualche modo, con un gesto, una parola, un atteggiamento. Comunque qualcuno a Civitavecchia potrebbe rivedersi nel mio romanzo.

Scrivere è la tua priorità?
No, almeno per il momento la maggior parte delle mie energie va nello studio, frequento Ingegneria Chimica ed è piuttosto dura, comunque la scrittura è un sogno, un divertimento e una passione.

Scrivi solo romanzi o ti cimenti anche nella composizione di racconti?
Sto già scrivendo il mio secondo romanzo. Ed è ad un buono stato di lavorazione, ma sarà molto diverso dal primo, con più personaggi, più storie ed intrecci. La lunghezza del testo mi stimola e mi aiuta. So che scrivere racconti, che può sembrare semplice come gesto letterario e stilistico, in realtà è molto complesso e articolato. E non solo per la sintesi. Vorrei comunque, prima o poi, realizzare un thriller. Dunque lasciare il romanzo dal filone sociale e antropologico e scivolare verso un terreno più oscuro e attuale.

Perché scrivi?
E’ una bella domanda che comunque mi aspettavo. Non ne ho idea, mi sento bene quando immagino delle storie ed anche meglio quando le fermo sulla carta, forse è un modo per esprimermi o semplicemente non posso farne a meno perché certe cose vengono da dentro.

Quali sono gli autori che preferisci, a cui ti ispiri?
Nicholas Evans, in particolare “Nel fuoco”, Wilbur Smith, che con il suo ciclo egizio mi ha coinvolta molto, e, perché no, J.K. Rowling, Harry Potter è per me quasi un amico di famiglia.

Perché dovremmo leggere il tuo libro?
Perché è bello? No, a parte gli scherzi, perché l’ho scritto col cuore, perché parla di persone e di sentimenti e perché credo che sia giusto dare fiducia ai nuovi autori, perché divengano sempre di più e sempre più bravi. E perché a Civitavecchia una scrittrice della mia età non c’è e mi piacerebbe lanciare una sasso nello stagno, per stimolare la lettura e la scrittura. Ma rimanendo con i piedi per fermi a terra.

Che libro hai sul comodino?
In queste sere leggo “Figli del Nilo” di Smith, ma anche quello di Impianti chimici e, inevitabilmente, il mio!