<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%>intervista a Daniela Attilini Prospettiva editrice
 


Antonella Pizzo parla del suo
"Di rosso smunto"

Quali sono i motivi che ti spingono a scrivere?
Scrivere è come sognare, è come ascoltare il mio inconscio e scoprire di me cose che non sapevo. Scrivo nella stupida convinzione che i miei scritti possano sopravvivermi. Scrivo e descrivo le eliche del mio DNA con la speranza che possano girare all’infinito. Scrivo per non morire. Scrivo per sentirmi “creatrice”, disporre della vita e della morte dei personaggi delle mie storie. Scrivo perché dentro di me, a volte, c’è un troppo di tutto che non riesco a contenere e che espurgo con lo scrivere. Scrivo perché mi fa piacere sentirmi dire, da chi mi ha letta, che sono riuscita a suscitare emozioni. Scrivo perché sto bene quando lo faccio e quando riesco a scrivere bene riesco a vivere bene.

Qual è il genere letterario che prediligi?
Mi piace leggere e scrivere di tutto: racconti, poesie, filastrocche, sceneggiature, commedie. Scrivo spesso poesie dialettali, più immediate. Io sono siciliana e credo che il mio dialetto sia piuttosto adatto al poetare e molto musicale. Un po’ come lo spagnolo che, per la verità, conosco poco ma che ho intenzione di studiare in un prossimo futuro.

Quando hai iniziato a scrivere?
Scrivo da qualche anno. Avevo una corrispondenza con un’amica, scrivevamo racconti e ce li scambiavano; lei aveva ideato un sito web dedicato scrittura e lì ho cominciato a pubblicare le mie prime composizioni. Ho continuato a scrivere fino ad arrivare alla pubblicazione di una raccolta di poesie in dialetto siciliano e, poi, di questo mio primo romanzo. Ho scritto, anche, un paio di sceneggiature per cortometraggi e una di queste, nel 2004, ha vinto il premio come miglior sceneggiatura al concorso “I corti di Mauri” tenutosi a Roma.

Parli di concorsi letterari, pensi che servano a qualcosa?
Bisogna fare una distinzione. Ci sono concorsi e concorsi, ci sono quelli seri, con giurie qualificate, e quelli che non lo sono. Prima di partecipare bisogna operare una severa selezione. Parecchi ne parlano male ma posso dire, per averlo sperimentato, che sono stimolanti, si scambiano pareri, si accrescono le conoscenze, si incontra gente interessante, capita, infatti, di conoscere poeti, sconosciuti al vasto pubblico, che sono veri poeti. A volte si vincono un po’ di soldini, e ciò non dispiace affatto.

Perché dovrebbero leggere il tuo romanzo?
Perché è una bella storia. E’ un racconto a due voci, di una madre e di una figlia. Ci sono tutti i sentimenti che albergano nel cuore degli uomini. C’è l’amore in tutte le sue sfaccettature: coniugale, filiale, c’è la morte, la rabbia, la fame, la guerra, l’aridità del cuore, c’è il presente e c’è il passato e il trapassato. Racconto di tre generazioni. Una storia che parte dall’attuale e va a ritroso fino ad arrivare nel 1929, per poi tornare ai nostri giorni. E’ come un viaggio nel tempo, un andare e tornare, avanti e indietro. E in questo viaggio si incontrano e si vivono passioni, dolori, gioie, speranze, paure. Ognuno ci si può ritrovare e identificare. Alla fine è l’amore che vince, l’amore coniugale e familiare; ed è giusto che sia così, è bello che sia così.