<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%>intervista a Daniela Attilini Prospettiva editrice
 


Gabriele Pavan parla
di sé

D: QUALI SONO I MOTIVI CHE TI SPINGONO A SCRIVERE?
R. Direi che si tratta di un bisogno quasi fisiologico: già a sedici anni buttavo giù di getto su un quaderno le mie impressioni ed i miei pensieri. A tutt’oggi conservo alcuni di quei quaderni. Devo dire che leggendo certe cose scritte in passato mi viene da sorridere per le ingenuità che si possono trovare, ma si tratta di frammenti di vita che conservo ben volentieri.
Nell’argomento specifico degli scritti finora pubblicati da Prospettiva, si tratta della necessità di sapere come erano andate realmente le cose: visto che nessuno me lo diceva (vale a dire che non c’era l’ombra di un libro sull’argomento), decisi che l’avrei raccontato io.

D: IN QUALI GENERI LETTERARI TI ESPRIMI?
R. Beh, diciamo che finora ho prodotto tre scritti a carattere storico, relativi alla guerra nel Pacifico ed alla condizione dei prigionieri di guerra trasportati via mare. Ho tuttavia dei progetti che interessano il mondo della musica ed un abbozzo di romanzo (naturalmente di fantascienza!). Oltre ad un altro paio di argomenti sempre a carattere storico...
Credo comunque che il romanzo – se non si tratta di un romanzo di pura evasione – sia un ottimo sistema per discutere col lettore di argomenti che sarebbe altrimenti difficile trattare in altro modo. Il saggio storico intende invece rendere noti fatti ed argomenti dei quali oggi – ingiustamente – si vorrebbe perdere il ricordo.

D. QUANDO HAI INIZIATO A SCRIVERE?
R. Come accennavo prima, i primi timidi passi li ho mossi durante l’adolescenza, ma si è trattato in definitiva di una breve parentesi. La prima scrittura ‘seria’ ha avuto inizio circa 4 anni e mezzo fa, quando mi decisi a sapere cos’era accaduto nel Pacifico dopo Pearl Harbor. A dire il vero ero partito con l’idea di raccogliere informazioni a mio uso e consumo: la decisione di farne un saggio è stata posteriore, e maturata proprio durante la raccolta del materiale.

D. CREDI CHE L’ESPRESSIONE MULTIMEDIALE POSSA SOSTITUIRE IL LIBRO STAMPATO?
R. Si tratta, credo, di un grosso rischio, vista l’importanza sempre crescente rivestita dagli strumenti informativi e di comunicazione oggi esistenti. Penso però che il libro abbia molti aspetti positivi di ordine pratico (mica ci si può portare sempre appresso un computer) oltre che personale (il libro consente una lettura molto riservata ed un rapporto direi ‘intimo’ con l’autore, nel senso che si tratta di un faccia a faccia col vissuto di chi racconta). Il mezzo multimediale è indubbiamente importante ed essenziale per la conoscenza o l’insegnamento che richiede un apprendimento visivo ma, proprio per questo, complementare alla pura e semplice lettura del testo.

D. QUALE ESPERIENZA HAI DEL MONDO EDITORIALE?
R. Finora solo quella con Prospettiva. E credo di essere capitato bene, vista la politica editoriale propria di questa Casa e la correttezza incontrata. L’esatto opposto rispetto a diverse storie di cui ho letto o sentito, e che di certo non invogliano ad intraprendere l’attività letteraria.

D. QUALE POSTO HA IL SUCCESSO NELLA TUA CONSIDERAZIONE?
R. Quel che ho scritto, l’ho scritto volentieri, credendo di fare qualcosa di valido. Ed il fatto che i miei saggi siano stati scelti per la pubblicazione indica, credo, la correttezza di questa impostazione.
Se il successo arriva, bene, diversamente so di aver fatto comunque qualcosa di interessante e che mi ha dato grande soddisfazione.
Soprattutto tenendo conto delle incertezze incontrate nel cammino e dei commenti - spesse volte caustici - di quanti non credevano nel mio progetto. In un certo senso devo anche a loro qualcosa: mi sono sentito spronato a non abbandonare tutto a metà del cammino, a dimostrare che ero sulla strada giusta. E’ già un grosso successo l’aver potuto pubblicare questi lavori!