Gabriele Pavan parla
di sé

D: QUALI SONO I MOTIVI CHE TI SPINGONO A SCRIVERE?
R. Direi che si tratta di un bisogno quasi fisiologico: già
a sedici anni buttavo giù di getto su un quaderno le mie
impressioni ed i miei pensieri. A tutt’oggi conservo alcuni
di quei quaderni. Devo dire che leggendo certe cose scritte in passato
mi viene da sorridere per le ingenuità che si possono trovare,
ma si tratta di frammenti di vita che conservo ben volentieri.
Nell’argomento specifico degli scritti finora pubblicati da
Prospettiva, si tratta della necessità di sapere come erano
andate realmente le cose: visto che nessuno me lo diceva (vale a
dire che non c’era l’ombra di un libro sull’argomento),
decisi che l’avrei raccontato io.
D: IN QUALI GENERI LETTERARI TI ESPRIMI?
R. Beh, diciamo che finora ho prodotto tre scritti a carattere storico,
relativi alla guerra nel Pacifico ed alla condizione dei prigionieri
di guerra trasportati via mare. Ho tuttavia dei progetti che interessano
il mondo della musica ed un abbozzo di romanzo (naturalmente di
fantascienza!). Oltre ad un altro paio di argomenti sempre a carattere
storico...
Credo comunque che il romanzo – se non si tratta di un romanzo
di pura evasione – sia un ottimo sistema per discutere col
lettore di argomenti che sarebbe altrimenti difficile trattare in
altro modo. Il saggio storico intende invece rendere noti fatti
ed argomenti dei quali oggi – ingiustamente – si vorrebbe
perdere il ricordo.
D. QUANDO HAI INIZIATO A SCRIVERE?
R. Come accennavo prima, i primi timidi passi li ho mossi durante
l’adolescenza, ma si è trattato in definitiva di una
breve parentesi. La prima scrittura ‘seria’ ha avuto
inizio circa 4 anni e mezzo fa, quando mi decisi a sapere cos’era
accaduto nel Pacifico dopo Pearl Harbor. A dire il vero ero partito
con l’idea di raccogliere informazioni a mio uso e consumo:
la decisione di farne un saggio è stata posteriore, e maturata
proprio durante la raccolta del materiale.
D. CREDI CHE L’ESPRESSIONE MULTIMEDIALE POSSA
SOSTITUIRE IL LIBRO STAMPATO?
R. Si tratta, credo, di un grosso rischio, vista l’importanza
sempre crescente rivestita dagli strumenti informativi e di comunicazione
oggi esistenti. Penso però che il libro abbia molti aspetti
positivi di ordine pratico (mica ci si può portare sempre
appresso un computer) oltre che personale (il libro consente una
lettura molto riservata ed un rapporto direi ‘intimo’
con l’autore, nel senso che si tratta di un faccia a faccia
col vissuto di chi racconta). Il mezzo multimediale è indubbiamente
importante ed essenziale per la conoscenza o l’insegnamento
che richiede un apprendimento visivo ma, proprio per questo, complementare
alla pura e semplice lettura del testo.
D. QUALE ESPERIENZA HAI DEL MONDO EDITORIALE?
R. Finora solo quella con Prospettiva. E credo di essere capitato
bene, vista la politica editoriale propria di questa Casa e la correttezza
incontrata. L’esatto opposto rispetto a diverse storie di
cui ho letto o sentito, e che di certo non invogliano ad intraprendere
l’attività letteraria.
D. QUALE POSTO HA IL SUCCESSO NELLA TUA CONSIDERAZIONE?
R. Quel che ho scritto, l’ho scritto volentieri, credendo
di fare qualcosa di valido. Ed il fatto che i miei saggi siano stati
scelti per la pubblicazione indica, credo, la correttezza di questa
impostazione.
Se il successo arriva, bene, diversamente so di aver fatto comunque
qualcosa di interessante e che mi ha dato grande soddisfazione.
Soprattutto tenendo conto delle incertezze incontrate nel cammino
e dei commenti - spesse volte caustici - di quanti non credevano
nel mio progetto. In un certo senso devo anche a loro qualcosa:
mi sono sentito spronato a non abbandonare tutto a metà del
cammino, a dimostrare che ero sulla strada giusta. E’ già
un grosso successo l’aver potuto pubblicare questi lavori!