<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%>intervista a Daniela Attilini Prospettiva editrice
 


Ronni Parmi parla del suo "L'enigma Varos"

Come è nato questo romanzo?
La letteratura offre e la letteratura riprende. C’è qualcosa di soprannaturale in questa legge degli equilibri. Sono gli stessi autori che maggiormente capaci di approfittare del serbatoio universale della letteratura, patrimonio comune per gli uomini, che poi sono anche riusciti a contribuire significativamente all’arricchimento dell’eredità. Badate bene, non mi sto paragonando ai grandi scrittori, per carità, ma nel mio piccolo, anzi, in tutti i piccoli, la legge viene rispettata. E così, da sempre desideroso di scrivere, un giorno stavo leggendo il Dio del fiume di Wilbur Smith, autore che tra l’altro non mi piace neppure molto, e la legge soprannaturale è scattata: un capitolo mi ha appassionato, ispirato, no meglio, mi ha fatto provare delle particolari emozioni che ho voluto mettere subito sulla carta, e qualche mese dopo l’Enigma Varos era nato.

Quali sono i temi del tuo romanzo?
Varos lambisce davvero molti aspetti. Dalle categorie classiche della Spy-Story, alle brighe della psicologia clinica, dall’azione pura e adrenalinica, all’introspezione minuziosa, le missioni, le battaglie, gli amori, gli inganni e le certezze degli uomini. Tutto ciò che può rappresentare una contraddizione mi interessa. Il conflitto è quanto da sapore ad ogni situazione: pensate che noia sarebbe la vita se tutta coerente e lineare! Quindi, l’Enigma Varos è un po’ tutto questo: un thriller che s’incentra sulle contraddizioni vissute dal protagonista.

Perché proprio un romanzo Thriller?
Perché, per ora, la scrittura o la lettura di un romanzo devono essere principalmente fonte di divertimento. In seconda istanza, se possiedono le qualità, spunto di riflessione. E’ un giudizio che probabilmente muterà quando sarò più vecchio, ma adesso va bene così. Scrivo per divertirmi e divertire, ed il genere thriller è quello che forse maggiormente si presta a quest’esigenza. Inoltre è anche il genere migliore per la commistione di canoni e categorie letterarie che da sempre mi attirano e interessano. Nel thriller ci può stare tutto: dramma, commedia, satira, poesia...

Un esempio?
Ho cercato di adottare uno stile e una prosa inconsueta per un thriller classico, forse un attimino ricercata, è vero, ma con il chiaro intento di rendere le situazioni drammatiche buffe e i momenti da commedia pieni di tensione. Spero di aver ottenuto un buon risultato.

La trama?
I protagonisti sono i sei membri di un’elite di combattenti prodotti da un programma che riecheggia dell’antica usanza della città stato greca, e cioè allevare fin dall’infanzia dei soldati abili e fedeli. “Lo scopo di questo programma” enuncia il fondatore “è tornare, dopo l’era dello sviluppo bellico altamente tecnologico, a rivalutare l’importanza fondamentale del fattore umano”. Ed è il fattore umano la sostanza dell’enigma Varos: enigma rappresentato dal protagonista, che sembra possedere un segreto racchiuso nella sua mente; enigma del protagonista che si misura con i dubbi circa la verità del programma di cui fa parte e dell’ideale a cui ha consacrato la vita. Il romanzo si snoda su due linee narrative principali: il presente e il passato. Le linee si alternano reciprocamente ogni capitolo richiamandosi a vicenda come il riflettersi di un passato non chiaro in un presente ambiguo. I capitoli sono scanditi da un conto alla rovescia che segna il tempo massimo disponibile per portare a compimento l’opera: “Siamo predatori notturni; esistiamo solo di notte e la durata delle tenebre è decisa in anticipo, dopodiché cessiamo di esistere”. La linea rossa che attraversa il passato per riemergere nel presente è il conflitto tra il protagonista e il medico del complesso che sembra intuire che qualcosa non va nel ragazzo.La morte tragica di uno dei ragazzi sembra confermare la teoria del medico semipazzo: Varos possiede un potere misterioso e pericoloso. E’ reale?

Perché ha chiamato il suo protagonista con il nome di Varos?
Appunto perché è il protagonista. E’ un simpatico suggerimento offertomi da una cara amica: il protagonista del romanzo è prezioso, lucente, splendente insomma, quindi il nome di una nota ditta di cristalli adeguatamente e foneticamente arrangiato allo scritto. Varos! si capisce?

Quali gli autori di riferimento?
E’ chiaro che ogni parola scritta sia fortemente debitrice ad ogni parola letta, quindi molti, molti, molti autori di tutti i tipi. Sono un lettore onnivoro, vado da Seneca ai fumetti, mi sposto da Ovest con Hemmingwey e Ellroy, all’Est di Mishima per poi tornare a sud con Gibran e a nord con Tolkien. Un amore particolare, però, lo nutro: la letteratura russa ottocentesca con il buon Dovstojevskj . Lo adoro. Ed infatti ho la presunzione di dichiarare che l’Enigma Varos è una situazione alla Tom Clancy filtrata attraverso lo spessore del maestro russo. Buona lettura.