Maria Grazia Nieri
parla del suo libro
"Matite spezzate"
Che cosa è accaduto il 19 maggio 2007?
Ho presentato il mio primo libro “Matite Spezzate” ad un pubblico attento, suscitando, da quanto mi è parso di comprendere nei giorni successivi, grande interesse e profonda emozione. Forse perchè si tratta di un libro inusuale che tratta temi inconsueti.
Perchè ha deciso di scrivere un libro?
Perchè durante gli anni fin qui trascorsi ho fatto molti incontri di ragazzi ed adulti che hanno lasciato una traccia profonda nella mia mente e temevo che tale galleria di personaggi potesse essere offuscata dal tempo. Temevo di non ricordare più gli occhi di Liborio o i capelli perennemente spettinati di Samuele.
Nel libro sono presenti riferimenti alla letteratura e alla poesia, per quale motivo?
Ho scritto questo agile libro (si legge in un soffio) per ridare valore alle parole. Siamo circondati da parole volgari, inadeguate, inopportune, ostili. Vorrei che rinascesse un gran desiderio di bellezza, di armonia. I poeti e i letterati ci hanno lasciato testimonianze di parole cercate, curate, amate che sanno esprimere sentimenti profondissimi e basta leggere per capire che i versi di Mimnermo, poeta greco del settimo secolo a.C., sono vicinissimi a molte liriche di Mario Luzi.
Qual è il suo rapporto con la lettura?
E’ un rapporto strettissimo. Divoro libri da quando avevo dieci anni e ho scoperto che attraverso la lettura è possibile percorrere il paesaggio dell’anima del mondo, senza muoversi da casa, ma avendo tra le mani carta che respira.
Tra i generi preferisco il racconto breve e, se scritto bene, il romanzo. Leggo, molto volentieri, poesia, anche se oggi sembra scomparsa.
Ci sono testi a cui non è possibile rinunciare come Il Gattopardo, I lirici greci tradotti da Quasimodo, La lunga vita di Marianna Ucria, il Paradiso di Dante, Sostiene Pereira, e mille mille altri.
Che cosa ha provato nel veder pubblicato il suo libro?
Un’emozione fortissima, soprattutto quando, due giorni dopo la presentazione, molti dei presenti mi hanno chiamato chiedendomi, con autentico entusiasmo, di scrivere ancora perchè il dispiacere era che “un libro così bello fosse così piccolo...”
Penso che scriverò ancora.