<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%>intervista a Marco Marchii Prospettiva editrice
 


Marco Marchi
parla del suo libro
"Dove si va"

 

Di cosa parla ‘Dove si va’?
Sinteticamente posso dire che il libro è uno sguardo fuori e dentro di me. È diviso in due parti: una comprende alcuni racconti che parlano del mondo contemporaneo, la vita dopo l’11 settembre, il periodo delle lettere all’antrace, la guerra in Iraq, una riflessione sulle ingiustizie (i campi di concentramento, la pena di morte). La seconda parte è intimista, parla della fine di una relazione, in un altro racconto un uomo di successo riflette sulla vecchiaia e sulla vita, un altro è un omaggio a Oriana Fallaci e via dicendo. Si conclude con una Riflessione in versi sul mondo e sulla politica. È un libro ragionato, dove ogni cosa, dalla dedica fino all’ultima riga è lì perché ha un senso, mai a caso. Credo poi che la copertina, gentilmente concessami da Mark Kostabi, esprima nel migliore dei modi la confusione interiore dell’uomo moderno che, appunto, non sa dove andare.

Perché scrive?
Non ho un motivo preciso. In sintesi posso dire che una persona scriva per il bisogno di dire qualcosa. troppo riduttivo forse, però è la verità. Io credo di farlo quando dentro sento che ho cose da dire. Non importa a chi, forse anche a me stesso. In fondo credo che uno scrittore sia una delle figure umane più egoiste perché scrive di se stesso per se stesso, magari barando nei nomi, mascherando un po’ le tracce, però lo scopo è quello. A ciò va aggiunta la proprietà terapeutica della scrittura, che calma le ansie e le notti inquiete di uno scrittore. Mi includo tra queste righe senza vergogna.

Cosa crede manchi oggi alla letteratura italiana?
Conoscere la propria identità. Ci siamo smarriti come popolo, oltre che come generazione. Non mi riferisco solo ai trentenni come me, ma parlo ad ampio raggio. La situazione è complessa e preoccupante. Q uesta crisi di valori coinvolge ogni settore, anche quello culturale. Potrei citare molti esempi di libri idioti ai primi posti delle classifiche ma preferisco non scendere a tanto, li ignoro semplicemente. Siamo invasi ogni giorno da spazzatura musicale, televisiva e letteraria e ciò appare ormai come naturale. Come vede, non ci si preoccupa del buio se si è dimenticato cosa sia il sole.

Scriverà ancora?
Chi lo sa? Come dicevo nel mio primo libro, in fondo non si può mai sapere.

Grazie. Abbiamo concluso.
Peccato. Proprio adesso stavo iniziando a divertirmi.