<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%>intervista a Lombardi Chiara Prospettiva editrice
 


Chiara Lombardi
parla del suo libro
"La sacra isola sotto il sole"

 

Dove si trova l’Atlantide di cui parli nel tuo saggio?
Nonostante rispetti i tentativi di geografi e di archeologi di collocare quest’isola in varie parti del mondo, penso che Platone abbia voluto costruire uno spazio simbolico, probabilmente ispirato da luoghi e da leggende diverse, in cui collocare un’ipotetica guerra provocata da due stili di vita diversissimi, e da quindi da due possibilità politiche di governo: da una parte l’antica Atene, in cui vigono i rigorosi principi di giustizia descritti nella Repubblica, e dall’altra Atlantide, isola ricchissima e sontuosa, ma tendente all’imperialismo e alla tirannia. Un’isola in cui i più accreditati antropologi hanno identificato anche l’allegoria della degenerazione dell’Atene classica al tempo di Pericle e di Cleone, quando era in guerra contro Sparta.

Come definiresti, quindi, l’opera di Platone?
La definirei uno dei primi romanzi filosofici, come l’Utopia di Moro.

Perché, poi, la scelta di confrontare la lettura di Platone con quella di tre autori italiani come Casti, Foscolo, Leopardi?
Perché si trattava di un percorso interessante e, finora, poco praticato. Interessante perché questi tre autori italiani oppongono all’idealismo platonico una visione materialistica, che non crede nel mito come verità politica, ideale o trascendente, ma come felice illusione (come nelle Grazie di Foscolo), e si diverte quindi a trasformare la sua pretesa di verità assoluta in parodia (negli Animali parlanti di Casti e nei Paralipomeni di Leopardi).

Quale pensi che sia l’interesse o il piacere del lettore moderno nel leggere un saggio come questo?
Penso che possa trovarvi un punto di vista particolare su Atlantide, e anche scoprire un piacevole modo per fare dialogare insieme autori e testi lontani, per renderli vivi.

Pensi che oggi esistano ancora utopie?
Non parlo di utopie politiche, perché il discorso andrebbe troppo lontano. Quella di Platone era un’utopia di approssimazione alla verità e, al tempo stesso, una follia di ricerca di felicità e giustizia. Per questo Leopardi lo definisce “singolare per la facoltà dell’immaginazione e del cuore”. In questo senso, l’utopia dovrebbe essere sempre viva anche oggi.