<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%>intervista a Piergiorgio Leaci Prospettiva editrice
 

 

Piergiorgio Leaci

 

Quale motivo ti spinge a scrivere?
Ne ho bisogno. Mi siedo, libero la mente e i pensieri s’agitano come pesci. È istintivo. Non ho nessun motivo. Odio fare le cose per un fine. Le faccio perché ne ho voglia. Mi piace. Mi libera. Credo che mi renda una persona migliore, anche se non molto. Quando non scrivo per parecchi giorni mi sento sotto pressione, come se potessi perdere il controllo da un momento all’altro. Invece quel foglio bianco davanti agli occhi, che si riempie pian piano di minute macchie d’inchiostro che stillano dall’anima, ha un effetto calmante. Dopo sto bene con me stesso. È tutto qui.

In quali generi letterari ti esprimi?
Ho cominciato con la Beat Generation, quella che più sentivo vicino, e forse più attuale. Mi è piaciuto subito lo stile immediato. Dire quel poco in poche righe. Un effetto quasi adrenalinico. Poi ho letto un po’ di tutto, ma mi sono rimasti dentro solo pochi autori, come Carver, Edward Dahlberg, Pessoa, Bohumil Hràbal, Nabokov, Hoffman, Henry Miller, Faulkner e la lista continua. Una scrittura emotiva, viva che si stacca dalle pagine e t’aggredisce. Leggo solo quello che posso sentire. Non importa se tratta di sesso, droga, amore, religione. Queste cose le lascio agli altri. Entro nel cuore della scrittura, perché è lì che si cela il vero significato dell’anima di chi scrive.

Quale rapporto hai col lettore?
Nessun rapporto. Loro sono lì, dall’altra parte, e possono condividere o meno le mie idee, possono ammirarmi o giustiziarmi. Ho fatto diversi reading in Italia, anche qui a Lecce, dove al momento vivo, sono nate belle amicizie, ma poi ognuno torna sempre sulla propria strada. Preferisco i rapporti con le lettrici. È lì che do il meglio.

Quale considerazione hai del libro tradizionale?
La mia stanza è piena di libri, le stanze della mia casa sono piene di libri, ovunque, in bagno, nello sgabuzzino, sotto il cuscino. Comincio un nuovo libro ogni tre giorni e poi lo lascio in giro. Quando ho tempo prendo il primo che mi capita e leggo qualche pagina. Ho perso il conto di quanti libri ora stia leggendo. Il libro cartaceo è immortale, fa parte della storia dell’uomo, e non scomparirà.

Quale esperienza hai del mondo editoriale?
Per fortuna nessuna estremamente negativa. Non sono mai capitato nelle mani dell’editoria a pagamento. Quello che ho imparato è che pubblicare non serve se non si muove il culo per promuovere il proprio lavoro. Bisogna girare, fare reading, presentazioni, chiedere recensioni ai giornali, radio. L’ho capito a mie spese. Dopo un po’ l’ho trovato pure divertente.

Cosa pensi dei Concorsi letterari?
Ho parecchi dubbi. Ce ne sono di pochi veramente validi. Preferisco quelli che promuovono veramente l‘autore.

Quale posto ha il successo nella tua considerazione?
Non ci ho mai pensato. Come autore voglio solo essere letto, lasciare qualcosa nel cuore degli altri, soddisfare questo mio piccolo egotismo letterario. Non ho mai preteso di mantenermi con la mia scrittura. Se a volte riesco a scrivere qualcosa di decente è perché sono libero di farlo quando lo sento e nella maniera che mi piace.

Credi che la scrittura contemporanea abbia trovato una sua strada e quale?
Non so quale sia la strada della scrittura contemporanea, le sue tendenze, le mode. Leggo molto, soprattutto autori inediti. La maggior parte delle volte sono solo lavori vuoti e senza senso. Ma poi capita qualcuno che travolge ogni aspettativa e ti domandi com’è che non è ancora in libreria. Spero che non esista una vera e propria tendenza. Ognuno si esprime a modo proprio, altrimenti non ci sarebbe più alcuna originalità.

Si dice che l'immagine stia sostituendo la parola. Cosa ne pensi?
Penso che immagine e parola coesistano nella multimedialità ed hanno un forte impatto visivo. Ma esprimersi con immagini non è sbagliato. Forse rilassa e risparmia un sacco di mal di testa. Mi viene in mente come mandare a quel paese qualcuno per immagini. Personalmente preferisco giocare con le parole e cercare di evocare immagini. Poi ognuno fa come crede.


Credi che l'espressione multimediale (testo, immagine, suono, movimento, ecc) possa sostituire il libro stampato?
No. Può esserne un surrogato, uno svago, ma finisce qui.

Cosa pensi della pubblicazione in rete?
Io esisto e tanti esistono grazie ad internet, grazie al lavoro stupendo di tante persone come te che credono in questo nuovo mass-media. L’editoria in Italia non dà per niente una mano ai giovani di talento nella giungla delle pubblicazioni guidate. La conoscete bene la storia. Si pubblica quello che il mercato può assorbire. Quindi anche se sfiora la demenza non importa. Un attimo, ma siamo noi il mercato, i consumatori finali, quelli per cui gli editori lavorano. Poi ci sono le lavatrici mentali dei mass-media televisivi che creano eroi e artisti usa e getta, che poi diventano scrittori usa e getta, in una società usa e getta. La chiamo l’era della carta igienica. Ti prendono, ti masticano e ti sputano come un osso spolpato. Se poi qualcuno ci farà saltare in aria non lamentiamoci.
Addio