Intervista a Drazan Gunjaca
Si può parlare di una guerra in
diversi modi: si può creare una storia nella quale i protagonisti
sono gli uomini di stato, chi decide di fare la guerra, e si può
creare una storia in cui protagonista è la gente comune,
chi la guerra la fa. Perché hai scelto come personaggi di
Roulette Balcanica unicamente persone semplici?
Io scrivo sempre di gente comune, delle turbe dei semplici, come
direbbe Eco, e dei loro destini. Non mi interessano statisti, uomini
di potere, portaborse o esecutori, se non nel contesto del male
che infliggono alle persone semplici. E poi, perche' dovrei scrivere
di loro? Ognuno, intanto, nel corso della sua vita scrive almeno
due versioni di proprie memorie, dal momento che tutti abbiamo sempre
problemi con la "verità"... Non sopporto gli uomini
che sacrificano l’altrui presente a favore di un passato completamente
indefinito promettendo al contempo un futuro migliore a quelli che
hanno sacrificato. Le vittime non hanno futuro e i sacri detentori
della verita’ questo lo sanno. Io scrivo di quello che ho
vissuto oppure visto, di cose di cui in un qualche modo sono stato
testimone.
Quali sono i tuoi maestri, i tuoi punti
di riferimento nel passato della letteratura? Quali sono gli autori
contemporanei che preferisci?
Molti libri mi sono cari, ma ho poco tempo da dedicare alla lettura.
Una volta invece non avevo i soldi per comprarli, ma avevo molto
tempo a disposizione. Adesso la situazione è opposta. E'
semplice, siamo travolti da questo ritmo pazzesco della vita, nella
quale ci sono sempre meno cose belle. Per quanto riguarda le mie
letture giovanili, preferivo Remarque, Uris, Hemingway. Quando si
vive in un paese così tribolato come la Croazia, con imprevedibili
sconvolgimenti quotidiani, si e’ propensi o inclini a un certo
tipo di letteratura, anche se, ad esempio, Camus e Proust restano
sempre un buen retiro nei momenti di malumore. In quanto ai contemporanei,
seguo attentamente in che direzione stiano andando le cosiddette
belle lettere nei Balcani. E’ terribile che dopo cinque anni
di guerra, di devastazioni e di morte ci siano così poche
opere di denuncia delle atrocita’ che abbiamo compiuto o a
cui abbiamo assistito in silenzio. Anche questa la dice lunga sul
nostro stato di (in)coscienza, vero?
Secondo te la letteratura è una
forma di lotta? Può influire sullo svolgersi di una guerra,
può portare ad un cambiamento o è solo una memoria
obiettiva dei fatti e dei sentimenti umani?
La letteratura è soprattutto una forma di lotta, di opposizione
etica e morale, altrimenti non ci sarebbero tante vittime tra coloro
che scrivevano o scrivono tutt'oggi. Certo, mi riferisco alla letteratura
cosiddetta "militante", nel senso positivo del termine.
Scendere in campo a favore dell'umanità in condizioni di
un’inumanita’ imperante presenta senz'altro una lotta
sofferta con esito (in)certo. A proposito della mia attivita’
letteraria, se un'organizzazione terroristica ti annovera in una
“lista della morte”, cioe’ se decide che devi
morire perche’ inquini il desiderato clima morale della nuova
societa’ croata, come a suo tempo è successo a me,
allora molto presto ti rendi conto che certe cose sono andate molto
al di la’ di quella che si puo’ definire una soglia
minima del vivere civile. E' invece tutt'altra cosa quando si può
influire sulle circostanze. Pero’, nel mio paese, dove i prezzi
di qualsiasi libro sono troppo alti, dove i professori in pensione
non hanno i soldi nemmeno per pagarsi la quota annuale per poter
usufruire dei libri della biblioteca civica... un'illusione. Io
non sono propenso alle illusioni. Finora le ho pagate fin troppo
care. Ma se scrivendo posso indurre almeno qualcuno a riesaminare
la propria sostanza umana, ciò ha comunque un senso. In questo
senso, le migliaia di lettere che ho ricevuto da tutto il mondo
parlano per se stesse.
Quali sono i pericoli nei quali può
incorrere uno scrittore Jugoslavo che decida di scrivere contro
la guerra e contro lo stato? Anche tu ne hai subiti?
Non esistono più scrittori jugoslavi. Ci sono quelli croati,
quelli serbi ed cosi’ via. Ormai non esistono più molte
cose. Ivo Andric, il nostro unico premio Nobel, era croato, pero’
scriveva in lingua serba, e scriveva della Bosnia... Un jugoslavo
dichiarato. Ma nessuno vuole a che fare con i morti, con le cose
il cui tempo e’ definitivamente passato. I pericoli? Ho menzionato
poco fa la farneticante (ma non percio’ meno pericolosa) “lista
della morte”, della quale avevano parlato anche i media. Non
ricordo più in quale opera ho scritto che in questo paese
vale di più l'opinione del leader politico attuale che tutte
le costituzioni e le leggi messe assieme. Insomma, giudicate voi.
Che cosa vi dice il fatto che nel mio paese, dopo tutti i premi
ricevuti, nessuno ha scritto una recensione del mio dramma Roulette
balcanica (tranne la rivista letteraria della minoranza italiana).
Stranoto: di chi non si parla, non esiste (una delle condanne più
terribili nell'antica Grecia era la condanna all'oblio... chi ha
detto che dalla storia non si impara mai niente?... Eccome si impara,
pero’ e’ un altro paio di maniche che cosa si impara...).
Comunque, ho deciso di restare in questo bel paese, che io amo più
di tutti quei signori piu’ o meno ignoranti che inquinano
le vite di noi cittadini croati comuni, nella speranza di vedere
cambiare le cose già nel corso della mia vita. Forse ho aperto
la strada a un certo tipo di scrittori in erba che stanno per arrivare.
Credi che prima o poi le differenze etniche
verranno accettate o sei più fatalista?
Hm, gli slavi si’ che sono fatalisti, non è vero? E'
questo più o meno il cliche'. Sinceramente, spero che le
differenze etniche vengano accettate. Tutte le mie opere sono rivolte
a questo perche' è l'unico modo, a prescindere dalle differenze,
di garantirci un futuro. Oggigiorno, nell'era nucleare, quando solo
cielo sa chi non possiede le bombe nucleari o armi del genere (pero’
povero Saddam non le aveva, questo ora e’ sicuro), accettare
le differenze etniche, razziali, religiose è conditio sine
qua non per la sopravvivenza dell'umanità. Altrimenti le
guerre tra civilta’ teorizzate da “maestri del pensiero”
tipo Huntington finoscono per essere occupazioni militari di altrui
pozzi petroliferi. D'altro canto, la realtà di giorno in
giorno annulla, vanifica queste mie speranze... Devo ammettere che
sono già abbastanza disilluso. Comunque, nessuno mai riuscira’
a distruggere il nucleo duro dei miei ideali di vita.
Quando fu chiesto a Beckett, in occasione
della prima americana di Aspettando Godot, chi o cosa rappresentasse
Godot, rispose: "Se lo sapessi, l'avrei detto nel dramma".
Cosa rappresenta Godot nel tuo dramma? Perché lo hai inserito
come prefazione? L’arrivo di Godot ha risolto qualcosa o lo
ha complicato?
Uno scrittore geniale, cosi’ come il dramma. E' difficile
rispondere alla domanda che lui stesso ha evitato di spiegare, lasciando
il mondo in un'ossessionata attesa di Godot. Che cosa rappresenta
Godot per qualsiasi due poveretti qualsiasi? Che cosa rappresenta
per me? A dire il vero, non sono sicuro cosa rappresenti per me,
però penso di sapere cosa significhi per Petar. L'incontro,
lo scontro con il destino che lui rifiuta, ma dal quale e’
stato rifiutato, condannato. L'arrivo di Godot non risolve nulla,
soltanto apre il vaso di Pandora pieno di incognite e di assurdità
che fino a ieri non esistevano e che oggi ti condannano... Per questo
Godot è meglio aspettarlo che dargli il benvenuto.
Perché hai ritenuto importante
pubblicare il tuo libro in Italia?
Perche' penso che non esistano guerre altrui, queste oggi sono tutte
diventate nostre, le condividiamo (che brutta realta’ in cui
l’umanita’ condivide le guerre) ovunque esse si svolgano.
Prendiamo l'Iraq... o Madrid. Quanto manca oggi per vedere una bomba
trasferirsi dalla TV nel nostro comodo soggiorno ed esplodere? Fino
a quando il nostro mondo riuscira’ ancora a reggersi su queste
gambe di vetro? Le vittime non hanno nazionalita’, percio’
sono la coscienza di tutta l'umanità. Perciò ho scritto
saggi sia sulle vittime dell’11 settembre che dell’11
marzo...
Di solito quando intervistiamo i musicisti
a questo punto li salutiamo e diamo loro la possibilità di
scrivere ciò che vogliono senza limiti. Premesso che non
ti pagheremo per ciò che scriverai, cosa hai da dire?
Volevo citare qualche riga del mio nuovo romanzo I SOGNI NON HANNO
PREZZO, ma poi ho visto le ultime notizie sul nuovo inasprirsi del
conflitto etnico in Serbia e nel Kosovo, sulle moschee e sulle chiese
messe al rogo, sui morti e sui feriti... Prima mi avevi chiesto
come superare le differenze etniche. In un saggio, intitolato TUTTI
GLI UOMINI SONO FRATELLI (premiato di recente), tra l'altro ho scritto:
“Tutti gli uomini sono fratelli e le eccezioni
lo confermano. Ancora una cosa, per me molto importante. Che ci
credano o no, tutti quei protagonisti delle sacrosante verità
(e sono talmente tante che anche queste verità fanno sempre
più fatica a sopportare un tale peso), le eccezzioni sono
sempre più numerose. Forse non sono abbastanza da diventare
una regola, ma bussano pericolosamente alle porte blindate delle
stanze in cui si custodiscono le arche dell'alleanza delle suddette
verità.”
(Intervista rilasciata a Impattosonoro.it)