<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%>intervista a Giammauro Gargiulo Prospettiva editrice
 


Giammauro Gargiulo
parla del suo libro
"Jazz" a Simona Migliori

 

Come è nata l’idea di questo romanzo? Ma soprattutto… come nasce un romanzo?
Una frase, una canzone, un’immagine, tutto può far nascere il desiderio di raccontare una storia, che sia un racconto o un romanzo. Nel caso di “Jazz” sono state le parole di un’amica, che mi ha raccontato un episodio accadutole tempo prima. Un uomo che entra in profumeria, senza neppure avere i soldi per mangiare forse, ma che con dolcezza e genuinità chiede di poter sentire un profumo e che nello sguardo, trasmette la felicità che nella sua mente sembra risvegliarsi. Mi è venuto naturale chiedermi quale potesse essere la storia di quest’uomo e immaginarmi cosa lo avesse portato ad essere così.

Il tuo romanzo è un continuo passaggio tra passato e presente e il filo conduttore di questo viaggiare è il profumo che ha il potere straordinario di cambiare il destino e le storie dei personaggi. Nella tua vita, il profumo e l’istinto che ruolo giocano?
Il profumo secondo me ha un potere straordinario. C’è un contatto diretto con la memoria: riesco a visualizzare momenti della mia vita solo attraverso odori e profumi che in un determinato periodo lo hanno caratterizzato. Quando ad ogni votazione elettorale, per esempio, torno in quella che era stata la mia scuola elementare, il profumo di quei corridoi mi riporta davvero a quando avevo 6 anni. Il profumo dell’autunno mi riporta a quelle domeniche di novembre in campagna. E così determinate essenze, le associo ai mesi della mia vita in cui le usavo.
L’istinto invece, è un qualcosa che ti permette di far apparire come naturale ciò che per altri sarebbe solo frutto di ponderate riflessioni. L’istinto secondo me guida tutte le scelte vincenti.

L’incontro tra Mikhail e la donna del suo passato nel locale e quello tra Mikhail e Patti, sono i due momenti salienti della trama. Che differenza c’è tra i due incontri?
Entrambi sono caratterizzati dal movimento. Nel primo caso si tratta di una danza della seduzione mediata da una forte carica erotica dove c’è una passione evidente che  il “gioco” del profumo da’ modo di rendere manifesta. Nel secondo si ha un’affinità emotiva che nulla ha a che vedere con la sessualità,è  un rincorrersi in punta di piedi.

“Jazz” diventa veicolo di una storia importante, fa vivere il ricordo, ma impedisce a Mikhail di rifarsi una vita. E’ davvero un filtro d’amore o è anche una sorta di maledizione?
No, maledizione no, quasi una droga forse. Nel senso che spesso Mikhail se ne serve per annebbiare il presente e ritrovarsi a vivere nel passato, quando aveva una vita ed era felice, fosse anche solo per pochi attimi. E’ il suo unico modo per evadere.

Le donne. Nel romanzo i loro caratteri, le loro peculiarità sono precise e ben definite. Che cosa osservi delle donne per riuscire a cogliere in modo così verosimile le sfumature che appartengono alla sfera femminile?
Adoro osservare la gente. Se potessi mi fermerei ore in stazione, su una panchina o in metropolitana ad osservare le persone che mi scorrono davanti. Cogliere i loro piccoli tic, le loro manie magari anche solo in un particolare che appare nel vestire. E mi affascina ancora di più cercare di pensare con la testa di una donna, o di un anziano. Staccarmi dal mio punto di vista per abbracciarne uno diametralmente opposto.

Dopo “Jazz”, che al momento stai presentando in varie librerie, c’è qualche altra idea in cantiere?
Mi piacerebbe riuscire a realizzare un testo più completo, più approfondito. La mia moleskine si arricchisce ogni giorno di nuovi appunti e di nuovi spunti. Spero che questi pezzi di puzzle  possano presto diventare un’immagine unica.

…proprio come il Clown Vagabondo di “Jazz” che fa collezione di attimi. E di sorrisi.