<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%>intervista a Daniela Attilini Prospettiva editrice
 


Luca Facchinello parla di sé

Signor Facchinello, quando scrive per chi lo fa? che cosa la ispira?
Non sono io che cerco la poesia è lei che si avvicina solitamente senza nulla chiedere. Io non faccio che abbandonarmi alla sua volontà, m’inchino al cospetto. La lascio fluire liberamente senza restrizioni. Lei mi accompagna con mano attraverso il tumulto della vita per crearmi e farmi intuire la realtà incorporea. Scrivo per me stesso, per percepire fino in fondo la profondità dello spirito. Che cosa mi ispira?! Quando scrivo è per me un momento di grande desolazione e di solitudine. Non scrivo mai quando lo stato d’animo è felicitato dalla vita , dai frutti celesti che la vita dona. E’ la stessa poesia che mi ispira. Scrivere poesia significa abbandonare per breve tempo il corpo e udire la Dèa che sta dentro di noi. L’anima sfugge dal corpo che è per essa, come una prigione. I poeti nascono con tali sembianze. Si nutrono di vino come creatura. I greci si rappresentavano come “Sofia”,cioè la saggezza. Sono i poeti uomini vilmente cresciuti . L’uomo vive per una donna. Chissà se è così….

Lei sostiene in alcune poesie che la dèa è un simbolo che può andare in diverse direzioni. Qual è il potere che mette insieme nella sua poesia?
Nessun potere, cerco di raffigurare “il bambino” in una profonda verità. Sono interessato alla simbologia della parola stessa. Aspiro al raggiungimento che può essere libero di muoversi. La follia è strettamente legata all’essere umano. A volte tende a scappare. La dèa è colei che vigila ogni situazione, è il superamento della realtà, conosce che dono è la vita, questo accade e si formano degli squilibri che noi dobbiamo inseguire per esorcizzarli senza concetto di limite. Altrimenti a cosa servirebbe la poesia?! “La pura intelligenza è per principio follia” diceva per iscritto qualcuno.

Inventare un linguaggio?
No. E’ sufficiente liberare il proprio linguaggio. Quello che vede “nel profondo di ognuno di noi”. Tutta la disperazione è una grazia interiore, paura e dolore sono il fondamento della sublimazione. Si possono celebrare e rigenerarsi con la convinzione che tutto è rimozione: cioè l’inconscio.

La poesia è ancora in grado di comunicare, di elevare lo spirito? La poesia è libertà?
E’ l’unica forma d’arte non ancora contaminata dal farsi prodotto commerciale. La poesia non è per tutti , la poesia o la si ama o se ne fa a meno. La poesia è un momento di pace e serenità, ti permette di entrare in sè stessi senza pregiudizi e inganni. Nasce così come noi nasciamo. Dietro di lei vediamo un mondo bellissimo che è in grado di purificarci da ogni ferita, da ogni delusione in senso metafisico. L’essenza divina data ai nostri sensi. E’ la Madre che apre la percezione. E’ il bambino che si protende al seno, la nascita dell’universo spirituale.
Sì, la poesia è libertà. La maggior parte della gente parla del capitalismo e della sfiducia dei giovani, parla di tutto tranne che di sè stessa.

Bruno Martino in “Preludio d’infinto esistere” riporta la manifestazione alla ricerca della donna ideale. Lei, Luca è innamorato?
Bruno Martino è la persona più cara che abbia mai conosciuto. Fin dall’inizio ha sempre apprezzato la mia lirica-poesia ed è stato l’unico a comprendere la natura del discendere nel mondo fisico. Sono stato rinchiuso in questo corpo dentro uno scrigno e lui ha saputo riporre fiducia davanti agli occhi. E’ una persona cara, un grande amico. Dietro la madre di ogni vita c’è l’incontro con “l’utero universo”, l’enigma del mondo.
Non sono innamorato, amo le sorgenti che sanno immergersi ancora nel cuore delle donne, in rapporto con la dèa. La donna in carne e ossa esprime la vita sempre nuova ovunque, si presenta in forza elementare, non se ne può fare a meno. Sebbene passeggero è l’amore cerco la via dell’innamoramento per dono della natura. Il dio e la dèa normalmente sviluppati. I mondi aleggiano . “IO amo ”.