Luca Facchinello parla di sé
Signor Facchinello, quando scrive per
chi lo fa? che cosa la ispira?
Non sono io che cerco la poesia è lei che si
avvicina solitamente senza nulla chiedere. Io non faccio che abbandonarmi
alla sua volontà, m’inchino al cospetto. La lascio
fluire liberamente senza restrizioni. Lei mi accompagna con mano
attraverso il tumulto della vita per crearmi e farmi intuire la
realtà incorporea. Scrivo per me stesso, per percepire fino
in fondo la profondità dello spirito. Che cosa mi ispira?!
Quando scrivo è per me un momento di grande desolazione e
di solitudine. Non scrivo mai quando lo stato d’animo è
felicitato dalla vita , dai frutti celesti che la vita dona. E’
la stessa poesia che mi ispira. Scrivere poesia significa abbandonare
per breve tempo il corpo e udire la Dèa che sta dentro di
noi. L’anima sfugge dal corpo che è per essa, come
una prigione. I poeti nascono con tali sembianze. Si nutrono di
vino come creatura. I greci si rappresentavano come “Sofia”,cioè
la saggezza. Sono i poeti uomini vilmente cresciuti . L’uomo
vive per una donna. Chissà se è così….
Lei sostiene in alcune poesie che la dèa
è un simbolo che può andare in diverse direzioni.
Qual è il potere che mette insieme nella sua poesia?
Nessun potere, cerco di raffigurare “il bambino”
in una profonda verità. Sono interessato alla simbologia
della parola stessa. Aspiro al raggiungimento che può essere
libero di muoversi. La follia è strettamente legata all’essere
umano. A volte tende a scappare. La dèa è colei che
vigila ogni situazione, è il superamento della realtà,
conosce che dono è la vita, questo accade e si formano degli
squilibri che noi dobbiamo inseguire per esorcizzarli senza concetto
di limite. Altrimenti a cosa servirebbe la poesia?! “La pura
intelligenza è per principio follia” diceva per iscritto
qualcuno.
Inventare un linguaggio?
No. E’ sufficiente liberare il proprio linguaggio. Quello
che vede “nel profondo di ognuno di noi”. Tutta la disperazione
è una grazia interiore, paura e dolore sono il fondamento
della sublimazione. Si possono celebrare e rigenerarsi con la convinzione
che tutto è rimozione: cioè l’inconscio.
La poesia è ancora in grado di
comunicare, di elevare lo spirito? La poesia è libertà?
E’ l’unica forma d’arte non ancora contaminata
dal farsi prodotto commerciale. La poesia non è per tutti
, la poesia o la si ama o se ne fa a meno. La poesia è un
momento di pace e serenità, ti permette di entrare in sè
stessi senza pregiudizi e inganni. Nasce così come noi nasciamo.
Dietro di lei vediamo un mondo bellissimo che è in grado
di purificarci da ogni ferita, da ogni delusione in senso metafisico.
L’essenza divina data ai nostri sensi. E’ la Madre che
apre la percezione. E’ il bambino che si protende al seno,
la nascita dell’universo spirituale.
Sì, la poesia è libertà. La maggior parte della
gente parla del capitalismo e della sfiducia dei giovani, parla
di tutto tranne che di sè stessa.
Bruno Martino in “Preludio d’infinto
esistere” riporta la manifestazione alla ricerca della donna
ideale. Lei, Luca è innamorato?
Bruno Martino è la persona più cara
che abbia mai conosciuto. Fin dall’inizio ha sempre apprezzato
la mia lirica-poesia ed è stato l’unico a comprendere
la natura del discendere nel mondo fisico. Sono stato rinchiuso
in questo corpo dentro uno scrigno e lui ha saputo riporre fiducia
davanti agli occhi. E’ una persona cara, un grande amico.
Dietro la madre di ogni vita c’è l’incontro con
“l’utero universo”, l’enigma del mondo.
Non sono innamorato, amo le sorgenti che sanno immergersi ancora
nel cuore delle donne, in rapporto con la dèa. La donna in
carne e ossa esprime la vita sempre nuova ovunque, si presenta in
forza elementare, non se ne può fare a meno. Sebbene passeggero
è l’amore cerco la via dell’innamoramento per
dono della natura. Il dio e la dèa normalmente sviluppati.
I mondi aleggiano . “IO amo ”.