Roberto Di Pietro: un altro libro di poesia,
la tua quarta raccolta personale. Se ne sentiva proprio il bisogno?
Direi di no.
Allora?
Se vuoi leggere un buon libro, a volte è necessario scriverlo.
Un po' presuntuoso, no?
No, cito semplicemente Bukowski. Un grande scrittore.
Appunto, Bukowski. Il tuo libro è un personalissimo
tributo al controverso autore americano. Perché?
Perché capisco quello che scrive e di questi tempi... Di
lui colpisce proprio la capacità di trasmettere. Non c'è
granché di concettuale o filosofico o celebrale nella sua
poesia. Il fatto è che parla di ciò che vede, non
di ciò che pensa di vedere. Semplice e, ripeto, diretto.
Non è un caso che sia apprezzato dai lettori e stroncato
dai critici.
Ovvero?
Ovvero per anni sono stati enfatizzati autori che parlano di cose
assolutamente aleatorie, intimistiche, intellettualoidi e cervellotiche
e la critica dietro a sbavare perché aveva la possibilità
di sfoderare la propria cultura, trovando nel vuoto pneumatico di
sproloqui, significati assolutamente traslati. Insomma, per dirla
con Wilde, il classico “critico come autore”. Tutto
ciò ha causato nel tempo un divario con il lettore. La gente
fa molta fatica a stare dietro a quello che c'era e c'è da
leggere, e di conseguenza da pensare, rispetto a ciò che
della stessa cosa era ed è invece pensato da cosiddetti esperti.
In breve: non è possibile dar sempre dei coglioni a chi semplicemente
legge un libro...
E quali sarebbero questi autori sopravvalutati?
Facciamo così, ti dico quelli che mi piacciono, si fa prima.
Montale, l'ultimo Caproni, Cummings, Sanguineti e Bukowski. Attenzione,
però: molti altri hanno scritto singoli capolavori o grandi
(singoli) libri. Quelli da me citati però l'hanno fatto,
mi sembra, “colpevolmente” spesso e con facilità...
Beh, per uno che scrive poesie, è davvero poco...
Tutto qui?
Se puzza di costruito, per la poesia, sì. Poi leggo anche
altro. Grandissimi scrittori sono, classici a parte, Hrabal, Sartre,
Huxley, Canetti, Durrenmatt, Cioran, Fante, Hamsun, Cèline...
e ancora Bukowski.
Italiani?
Classici a parte, ma per chiarezza tutta la vita Pirandello, Pavese
e Calvino, mi piacciono molto De Luca e Magrelli. Ovviamente posso
parlare soltanto di quelli che ho letto, magari ce ne sono di migliori...
Se dovessi consigliare un libro?
Le memorie di Giacomo Casanova, straordinario.
Veniamo al tuo libro, U.S.A. e getta. Implicazioni ideologiche?
D'accordo, la domanda è d'obbligo, vero? La risposta è:
no ma bisognerebbe fare alcune precisazioni.
Ad esempio?
Letto Orwell?
Letto. Ma credo ne abbia dette molte di cose. Nello
specifico?
Parlando dei motivi che lo spingevano a scrivere, come sappiamo
tra questi per lui fondamentale era quello politico, dice che “nessun
libro è genuinamente libero da influenze politiche: l'opinione
che l'arte non debba avere niente a che fare con la politica è
di per sé una posizione politica”. Che fa comodo alla
politica, aggiungerei...
Allora la risposta giusta alla domanda sarebbe più
nì, che no. Giusto?
Giusto. Il fatto è che la poesia e la politica hanno una
componente comune: alle parole non seguono mai i fatti...