<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%>intervista a Daniela Attilini Prospettiva editrice
 


Di Pietro Roberto

Roberto Di Pietro: un altro libro di poesia, la tua quarta raccolta personale. Se ne sentiva proprio il bisogno?
Direi di no.

Allora?
Se vuoi leggere un buon libro, a volte è necessario scriverlo.

Un po' presuntuoso, no?
No, cito semplicemente Bukowski. Un grande scrittore.

Appunto, Bukowski. Il tuo libro è un personalissimo tributo al controverso autore americano. Perché?
Perché capisco quello che scrive e di questi tempi... Di lui colpisce proprio la capacità di trasmettere. Non c'è granché di concettuale o filosofico o celebrale nella sua poesia. Il fatto è che parla di ciò che vede, non di ciò che pensa di vedere. Semplice e, ripeto, diretto. Non è un caso che sia apprezzato dai lettori e stroncato dai critici.

Ovvero?
Ovvero per anni sono stati enfatizzati autori che parlano di cose assolutamente aleatorie, intimistiche, intellettualoidi e cervellotiche e la critica dietro a sbavare perché aveva la possibilità di sfoderare la propria cultura, trovando nel vuoto pneumatico di sproloqui, significati assolutamente traslati. Insomma, per dirla con Wilde, il classico “critico come autore”. Tutto ciò ha causato nel tempo un divario con il lettore. La gente fa molta fatica a stare dietro a quello che c'era e c'è da leggere, e di conseguenza da pensare, rispetto a ciò che della stessa cosa era ed è invece pensato da cosiddetti esperti. In breve: non è possibile dar sempre dei coglioni a chi semplicemente legge un libro...

E quali sarebbero questi autori sopravvalutati?
Facciamo così, ti dico quelli che mi piacciono, si fa prima. Montale, l'ultimo Caproni, Cummings, Sanguineti e Bukowski. Attenzione, però: molti altri hanno scritto singoli capolavori o grandi (singoli) libri. Quelli da me citati però l'hanno fatto, mi sembra, “colpevolmente” spesso e con facilità...

Beh, per uno che scrive poesie, è davvero poco... Tutto qui?
Se puzza di costruito, per la poesia, sì. Poi leggo anche altro. Grandissimi scrittori sono, classici a parte, Hrabal, Sartre, Huxley, Canetti, Durrenmatt, Cioran, Fante, Hamsun, Cèline... e ancora Bukowski.

Italiani?
Classici a parte, ma per chiarezza tutta la vita Pirandello, Pavese e Calvino, mi piacciono molto De Luca e Magrelli. Ovviamente posso parlare soltanto di quelli che ho letto, magari ce ne sono di migliori...

Se dovessi consigliare un libro?
Le memorie di Giacomo Casanova, straordinario.

Veniamo al tuo libro, U.S.A. e getta. Implicazioni ideologiche?
D'accordo, la domanda è d'obbligo, vero? La risposta è: no ma bisognerebbe fare alcune precisazioni.

Ad esempio?
Letto Orwell?

Letto. Ma credo ne abbia dette molte di cose. Nello specifico?
Parlando dei motivi che lo spingevano a scrivere, come sappiamo tra questi per lui fondamentale era quello politico, dice che “nessun libro è genuinamente libero da influenze politiche: l'opinione che l'arte non debba avere niente a che fare con la politica è di per sé una posizione politica”. Che fa comodo alla politica, aggiungerei...

Allora la risposta giusta alla domanda sarebbe più nì, che no. Giusto?
Giusto. Il fatto è che la poesia e la politica hanno una componente comune: alle parole non seguono mai i fatti...