<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%>intervista a Renzo Darisi Prospettiva editrice
 


Renzo Darisi
parla del suo libro
"Ifigenìa in Tàssili"

 

Scrittura ed architettura. C’è un nesso?
Sì. Entrambe si pongono nella prospettiva di “fare mondi” o di circoscrivere pezzetti di mondo. Lo fa anche il cinema e, in genere, lo fanno tutte le arti - l’ultima biennale d’arte di Venezia è titolata significativamente “Fare mondi”. Aperti o chiusi, realisti o visionari, dogmatici o dubitosi, purché coerenti.

In una parola: creatività.
Questo termine è ambiguo. Non mi soddisfa a causa di quel tanto di magico che si porta dietro e che nasconde la fatica ed il rigore che, al contrario, sono fondamentali quando si descrive, si indaga o si fantastica.
Sottolineo invece il piacere, il godimento intellettuale, dell’invenzione quando questa diventa un gioco risolto. Un gioco del quale l’autore ha stabilito un sistema di regole che ha rispettato senza barare fino all’ultimo rigo (o all’ultima mattonella). Conseguentemente scrivo “per gioco”, non già “per missione”.
In effetti, in gioventù leggevo con avidità autori come Italo Calvino, che di giochi se ne intendeva. Ma poi leggevo anche Luigi Meneghello, il quale mi mostrava quanto fosse aleatoria ogni struttura, anche quella linguistica.

Ed ora cosa legge?
Più saggistica che narrativa. Mi intrigano di più i libri, sia pur divulgativi, di fisica o di antropologia o di filosofia. L’ultimo grande entusiasmo letterario risale ai tempi di Bruce Chatwin.

Questa predilezione per Chatwin ci riporta al suo romanzo Ifigenia in Tassili. In fondo, nel libro, c’è un continuo viaggiare …
Adesso, quando posso, parto. Sono fra quelli che soffrono di “mal d’Africa”, un luogo questo dove è naturale evocare connessioni tra quanto ti porti dentro, sogni, cultura o abitudini, e l’enormità degli spazi. Il Sahara, che mostra una sorprendente varietà di paesaggi (il Tassili N’Ajjer è uno di questi), è l’archetipo capace di fornire adeguato fondale ad ogni mito. Nel mito troviamo le origini dell’etica che ci accomuna e l’occasione di ripensarne la fondatezza. Ma qui siamo già ad Euripide ed ai destini di Ifigenia.

Il destino di Ifigenia è il sacrificio. E’ contenuto nel recinto del sacro. Eppure la storia che lei racconta, in Ifigenia in Tassili, ha i connotati del thriller …
Questa è una distanza solo apparente: in fondo anche nelle due tragedie di Euripide c’è un crescendo di tensione in vista di un evento conclusivo. Ma ciò che sta al centro del romanzo è anche il nocciolo delle tragedie: il sacrificio umano. La domanda riguarda la sua attualità nel terzo millennio. Siamo davvero sicuri di essere fuori pericolo?

Qualcuno si chiede quanto ci sia di vero nella storia che lei ha raccontato.
Sorry.