<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%>intervista a Francesca Colonna Crupi Prospettiva editrice
 


Intervista a Francesca Colonna Crupi

Come sei giunta alla scrittura creativa?
A dir la verità, io non ho mai pensato alla “scrittura creativa”. Più semplicemente, sentivo nascere dentro di me delle storie con personaggi. Le scrivevo più che altro per fermare su carta, alla lettera nero su bianco, le vicende che mi venivano in mente. Devo fare delle precisazioni. Io vengo da una famiglia di “narratori”, genitori e nonni che raccontavano i fatti, perché fin da bambini dovevamo essere abituati a vivere in una realtà di durezza e sofferenza. Bisogna tenere presente che allora non c’era la televisione come ora. Inoltre, io vivevo all’estero, lontana da parenti ed amici. Non ci sono state le favole per me, ma le storie della guerra, che ha travolto buona parte della esistenza dei miei genitori e parenti, delle vicende personali dei miei nonni e via dicendo. Nessuna storia aveva un lieto fine. Inoltre, nei vari luoghi dove ho soggiornato ho conosciuto molte persone scoprendo così che ognuno ha un suo romanzo personale. Ho provato fin da allora a scrivere le loro storie. Ma non solo, mi incantavo spesso davanti ai tramonti e cercavo di trovare le parole per tradurre certe emozioni. Dovevo comunque trovare gli strumenti e credo di averli ottenuti leggendo moltissimo.
Devo dire che i miei maestri sono stati tra gli altri Flaubert, Maupassant, Italo Calvino, Moravia, Pasolini…. Hemingway… e tanti altri.
Per me leggere era un modo per sentirmi meno sola ed isolata.
Ad un certo punto della mia vita ho desiderato raccontare i fatti dell’esistenza secondo il mio modo di “sentire”.
La creatività è l’interpretazione intima che ognuno dà di ciò che lo coinvolge come persona.
Come per tutti io avevo il mio “ma” molto personale. Io ho sempre scritto ed ho cestinato moltissimo. Ero convinta che ciò che io scrivevo non interessasse a nessuno ed ero angosciata dall’immagine della signora-bene, molto isterica, che riversa su ignare pagine bianche lunghi sproloqui circa le personali disillusioni.
Quando ho iniziato il mio personale percorso di psicoanalisi ho cominciato ad emanciparmi dalle interiori inibizioni. Ho capito che scrivere era per me un percorso di liberazione. Ma non solo… Ero capace di sviluppare storie, cogliere emozioni, sensazioni… potevo raccontare dell’angoscia liberandomene. Il mio terapeuta mi ha aiutato a capire che farmi leggere poteva essere un aiuto anche per chi mi leggeva.
Con molta riluttanza ho non senza dolore ed angoscia deciso di farmi conoscere.
Se questa è la creatività non lo so, ma è la mia versione personale.

Quando scrivi hai un obiettivo?
No, assolutamente. Mi succede questo: tutto inizia con un’emozione forte e da lì parte un bisogno immenso ed irrefrenabile di mettere nero su bianco i pensieri gli stati d’animo. I personaggi nascono dentro di me, si delineano, si configurano. Alla fine, rileggendo capisco che ho sviluppato un determinato argomento, che i fatti narrati sono parte di un dibattito interiore. Ad es: quando ho saputo del suicidio della mia amica e delle circostanze, spinta da dolore e rabbia ho scritto Figli della luna.

Quanto la tua professione influenza le tue opere di narrativa?
La domanda è un po’ a trabocchetto e mi spiego subito.
Ovviamente, i fatti che mi raccontano i pazienti sono tutelati dal segreto professionale. Mi sentirei fuori dall’etica se narrassi certe vicende, sarebbe un’offesa alla loro sofferenza. Se a volte certe vicende che narro possono somigliare a certe situazioni ne discuto sempre con il paziente ed insieme decidiamo come affrontare il problema.
La mia professione può influenzare la mia scrittura in un altro senso. Essere psicoterapeuti implica un continuo contatto con la sofferenza psichica –la più tremenda- Alla fine si ha una visione tragica, a volte senza speranza… per l’aspetto emotivo la mia professione mi può spingere a dipingere realtà fosche, a descrivere sofferenze troppo intime.

Quali sono i tuoi rapporti con l’editoria?
Ho incontrato persone affabili.
Dato che ho citato i nomi dei 2 precedenti editori non aggiungo nulla. Sono solo dei nomi per quanto mi riguarda.
Con l’editore attuale mi trovo bene. Devo essere sincera: resto una persona molto riservata, ma se qualcuno mi dice che c’è da fare qualcosa –ovviamente se mi va- io lo assecondo. Per me il dr.Giannasi è un manager ed un po’ un baby-sitter. Ho intenzione di seguire i suoi consigli ed impegnarmi. Del resto, io forse saprò anche scrivere, ma è lui la persona del mestiere con le competenze del settore.

Quali sono i generi letterari che più ti interessano?

Ho letto e leggo di tutto.
Scelgo sempre testi di psicologia e psicoanalisi. Ho tre autori che prediligo e consiglierei a tutti: A.Carotenuto, Fromm e Kohut. I loro testi aprono gli orizzonti mentali.
Quando desidero svagarmi evito i romanzi sentimentali, i bestsellers del momento e via dicendo. Mi piacciono i gialli d’autore, Agatha Christie, Arthur Conan Doyle, Raymond Chandler, Scerbanenco e per ultimo James Ellroy.
Sono molto interessata alla Storia per cui leggo molti libri soprattutto biografie. Questo interesse è secondario ad una mia ricerca di psicostoria. In passato mi sono molto documentata sulla vita delle principali donne regnanti partendo da Cleopatra fino ai giorni nostri. Mi è servito per uno studio sulla condizione della donna nelle varie epoche storiche. Attualmente sono impegnata in uno studio sul nazismo nei suoi vari aspetti.