Grazia Cioce
parla del suo libro
"Cioccolato fondente extra"
Come nasce “Cioccolato Fondente Extra”?
Cioccolato Fondente Extra nasce da una personale ricerca, trasformatasi poi in una chiave di lettura del mondo. La ricerca è la stessa che esegue il protagonista, Luca: la ricerca di una sua personale dimensione che lo porta a sperimentare diverse ricette enogastronomiche e di vita ed, alla fine, a trovare la ricetta della Sua vita. Un viaggio enogastronomico, ma anche interiore. Un percorso divertente, ma anche meditativo.
Ed in questo percorso affronto diverse ricette: di vita e di tavola.
Perché la scelta atipica di una struttura narrativa intercalata a ricette enogastronomiche?
L’enogastronomia è una grande passione confluita in modo del tutto naturale nel mio scritto. Mi piaceva l’idea della ricerca della felicità, dell’equilibrio di coppia, interpretato come fosse una vera e propria ricetta, con ingrendienti e procedure di esecuzione. Una ricetta che, una volta gustata, può allietare il palato oltre che la mente.
Perché la scelta da parte di una scrittrice donna di un protagonista maschile che parla in prima persona?
Il romanzo narra le complicate avventure sentimentali di un giovane uomo alle prese con la quotidianità e la convivenza con la sua donna. Mi piaceva l’idea di raccontare questa storia dal punto di vista maschile, portando anche all’esasperazione alcuni aspetti del vissuto quotidiano. È un modo per comunicare che l’ironia, ma soprattutto l’autoironia, è una chiave che può sbloccare molte porte. Mi ha divertito scrivere dei difetti di noi donne, riderne e vederli da una diversa angolazione, quella maschile appunto.
Da dove deriva un approccio così ironico verso tematiche tanto delicate ed importanti?
La mia è una formazione classica: una laurea in lettere ed una consuetudine iterata nel tempo alla lettura. Letteratura francese in primis con i suoi grandi temi come la caratterizzazione umana di Balzac, il realismo psicologico di Flaubert, il naturalismo di Zola influenzato da caratteri sociali ed ereditari. Ma anche la letteratura inglese dei grandi autori del novecento, come Jerome, fine umorista ed attento osservatore del mondo e delle sue vicende. L’attenzione al singolo, al carattere, alla psicologia umana condita da un senso dello humor preso in prestito dall’autore di Tre Uomini in Barca sono confluiti, dunque, fluidamente in Cioccolato Fondente Extra.
Come nasce la passione per la scrittura e come si lega a quella eno-gastronomica?
La scrittura è una necessità. Un imput quotidiano che esorcizza cose e situazioni. Uno sfogo che mi porta ad impugnare una penna appena possibile. L’enogastronomia è una passione più concreta, ma non meno artistica. E’ un insieme di creatività, ricerca continua, passione e studio. Proprio come la scrittura. Queste due passioni si sono spontaneamente incontrate e, cotte a fuoco lento, hanno prodotto il mio Cioccolato Fondente Extra.
A chi consiglieresti di leggere Cioccolato Fondente Extra?
A tutti coloro che non vogliono prendersi troppo sul serio. A coloro che hanno bisogno di un sorriso; ma non il sorriso ebete che nasce dalla stoltezza, bensì quello colto che nasce dalla riflessione e dall’analisi.