Massimo Cerrito
parla del suo libro
"Sax"
Massimo Cerrito, musicista di professione, allora perché una raccolta di racconti?
Ho sempre praticato la scrittura, come esigenza interiore, scrivo per ispirazione, per placare il mio “daimon” e questa breve raccolta di racconti è stata l’occasione per cercare di incanalare in un progetto definito le tante idee già in precedenza buttate giù nel corso degli anni.
Dare forma definita all’ispirazione informe?
Sì esattamente così, forse il creare in senso artistico sta proprio in questo “mettere ordine” nella varietà e diversa intensità di stimoli che ti arrivano dalla realtà, dalla fantasia, dal mondo interiore.
Come definiresti un artista allora?
Un parafulmine, un ricettore di fulmini/stimoli…
E SAX che tipo di artista è?
E’ proprio questo, ma nel modo più anticonformista e oserei dire pericoloso possibile. In fondo è un disilluso dell’arte, un maledetto a caccia di sensazioni forti, è “L’albatros” di Baudelaire, grandi ali per volare in alto ma che qui sulla terra sono solo un grande impaccio e motivo di derisione.
E’ per questo che SAX ha deciso di vivere tra gli ultimi, per la strada?
Anche per questo. Come artista SAX è necessariamente uno che vive ai margini. E’ una risposta di vita alle edulcorate esistenze dei tanti pseudoartisti che ci sono in giro. Cosa rende SAX meno artista di una famosa star, questa è la domanda fondamentale, come si misura un artista in termini di valore assoluto o di consenso popolare? Una cosa SAX la sa, varrà sempre la pena di fare la sua musica in una strada, in un grande teatro, per tanti e per nessuno, l’arte per SAX è un fine già di per sé.