<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%>intervista a Damiano Celestini Prospettiva editrice
 


Damiano Celestini
parla del suo libro
"Cronache di un legame di sengue"

 

Celestini, la prima domanda è d’obbligo. Perché un giornalista sportivo decide di scrivere un romanzo giallo?
“La risposta è d’obbligo. Perché non dovrebbe farlo? Io faccio il giornalista in una città di provincia come Civitavecchia orma da anni. Mi occupo prevalentemente di sport, è vero, ma ho sempre amato trattare anche altri argomenti e spesso succede. E poi la cronaca è pur sempre la cronaca... E’ l’essenza del giornalismo”.

Come nasce “Cronaca di un legame di sangue?”
“Il titolo è frutto di una ‘dritta’ di mia zia Gabriella. Il libro nasce per gioco. Ho sempre scritto sin da piccolo per puro divertimento. Poi mi è capitata l’occasione di fare il giornalista ed è diventato un lavoro (precario e poco retribuito, s’intenda...). Solo che come giornalista devi attenerti ai fatti da descrivere. Ed allora nel tempo libero mi sfogo da altre parti: sul blog (ilrompiblog.blogspot.com) o sul mio pc dove invento storie e racconti. Un bel giorno mi sono detto: ‘vediamo se sei in grado di scrivere un romanzo, con diversi personaggi, diverse personalità che si intrecciano’. E così è nato il libro, un giallo. Tanto per rendere la scommessa ancor più difficile... All’inizio non mi è passato nemmeno per un attimo nella mente di farlo pubblicare poi però diverse persone care che hanno letto il manoscritto (la mia ragazza Alice e alcuni familiari) mi hanno convinto e così è nata questa bellissima avventura con Prospettiva Editrice, che non smetterò mai di ringraziare”.

Il protagonista è Francesco Brunetti, un giornalista di provincia. Insomma è autobiografico...
“No! O meglio ho cercato di non metterci troppo di mio. Anche perché, a 27 anni, non è che abbia molto da raccontare e la mia vita non è poi così interessante... Però rileggendolo non credo di esserci riuscito molto. Mettiamola così: è più autobiografico di quanto volessi, ma meno di quanto temessi. Un compromesso accettabile, no?”.

Il suo protagonista si trova di fronte ad una serie di omicidi a sfondo razzista. Perché questo tema?
“Mi sono fatto una domanda semplice: perché un serial killer dovrebbe uccidere nel 2000? E il tema razziale mi è sembrato il più plausibile vista l’aria che tira nel nostro paese. In più ho cercato di descrivere come potrebbe reagire un cronista di provincia di fronte ad una serie di omicidi così cruenti e con inquietanti riferimenti al Nazismo”.

Nel libro traspare una chiara vena ironica con episodi anche comici che si alternano a momenti più crudi.
“In quello probabilmente si può leggere un chiaro riferimento al mio carattere. Sono ironico e molto autoironico. Tendo spesso a sdrammatizzare, scivolando sul cinismo più nero...”.

Che tipo di lettore è Damiano Celestini? E quali autori si è ispirato?
“Leggo molto, ma sempre di meno di quanto vorrei... Sono un appassionato di gialli e noir con autori come De Cataldo, Lucarelli, Camilleri, Simenon, Manuel Vasquez Montalbàn ecc... Ma non sono monotematico leggo di tutto. Quanto all’ispirazione, beh è innegabile che gli autori che ho nominato hanno lasciato il segno. Cerco di essere originale, però, per quanto possibile”.

Ha altri progetti in cantiere?
“Sì anche se non tutti riguardano il genere giallo. Vediamo cosa uscirà fuori”.