<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%>intervista a Alessandro Caroli Prospettiva editrice
 


Alessandro Caroli
parla dei suoi libri

 

Intervista sul romanzo “La vita di un uomo voluta dal destino” edito da Prospettiva editrice

“Come è venuta l’idea di scrivere questo romanzo?”
“Durante il mio soggiorno in Australia, durato vent’anni,  avevo scritto tre lunghi racconti in cui ho riportato esperienze mie personali di vita vissuta, arricchiti, ovviamente, dalla mia fantasia per allargarne il respiro creativo. Ed anche se li ho pubblicati, tuttavia avvertii la necessità di inglobarli in un unico romanzo, trasformando quei tre episodi in un romanzo in cui figura un protagonista che, nel corso  della sua vita, incontra altri personaggi, a volte con le medesime affinità elettive altre volte opposte e inconciliabili.”

“Se potesse tratteggiare a larghi tratti il significato del suo libro, cosa potrebbe dire?”
“L’autore può essere frainteso in quanto in tutto ciò che dice è sempre presente il suo Ego. Per cui riporto quanto ha scritto uno scrittore pugliese, Giorgio Saponaro.

Con estrema naturalezza il pensiero di Alessandro Caroli si fa scrittura, per cui le sue parole narrative sono colme di cose reali che appartengono all'uomo, agli uomini, soprattutto le istanze metafisiche, i dubbi, che tormentano il viaggiatore terrestre al guado che fa da traguardo tra il finito e l'infinito, per cui l'happy-end non esiste, e che è, poi - l'infinito - la parola con cui si conclude la storia qui narrata Attraverso e per mezzo della scrittura di Caroli, la storia si fa densa, corposa, nutrita da sentimenti che appartengono a tutti noi, per cui chi legge è subito intricato nelle vicende. Qui si ha la netta sensazione che don Alessandro, a suo tempo (al tempo giusto) abbia fatto le letture d'obbligo, quelle che un tempo nutrivano l'animo del lettore e lo cambiavano, abituandolo a considerare il pensiero del sé, non come a qualcosa lontana, che appartiene sempre all'altro, ma a qualcosa che ci appartiene e nel quale, immergendoci, si tenta di spiegare e, spiegandolo, si può avere la possibilità - unica - di fare conoscenza con il mondo. E qui, con estrema naturalezza viene in mente 'La porta stretta' di André Gide, dove Alissa rinuncia caparbiamente all'amore di Jerome, per qualcosa d'altro, di metafisico appunto, per avere la possibilità  di attraversare 'la porta stretta' che qualche volta conduce alla santità e -  sempre . per i credenti - alla salvezza dell'anima, che è quello che per loro più conta.
E qui in queste pagine di Caroli, oltre la cultura (la conoscenza della letteratura francese: Gide, Bernanos, Proust, Leautaud) c'è una forte sensibilità al narrare bene, all'andare oltre la superficialità che rende tutto omologato o, come si usa dire oggi, globalizzato.
Alessandro Caroli apre con questo suo nuovo romanzo 'porte strette' sbarrate alla narrativa meridionale che non ha la tradizione del romanzo e che ha molto, tanto bisogno di respirare, aria classica e per questo diversa. Assai salutare.

“La vita di un uomo voluta dal destino è stato commentato anche da altri critici?”
“Certamente sì! e riporto qualche commento: Siamo di fronte a un romanzo classico. Classico nella forma stilistica, classico nello scorrere narrativo, classico nell’ambientazione rigorosa. I personaggi non sono pretesti narrativi ma spiccano ognuno con personalità autentiche e palpabili. Ma ciò che più attrae il lettore è la sottile ironia del narratore, che non perde occasione, storica o contestuale, per esprimere personali considerazioni di saggezza umana. Sempre con un sorriso nascosto, anche quando gli avvenimenti diventano drammatici.

Il terzo racconto, inglobato nel romanzo è stato così commentato: L’incipit del romanzo è solenne e di vasto respiro: sul palcoscenico del mondo s’affaccia una nuova creatura che, col suo primo vagito, comunica la sua presenza, reclamando nutrimento, attenzione ed affetto. Dopo la prima puerizia, a scuola, svilupperà intelletto e cuore e farà le prime esperienze di vita.
Dopo questo breve prologo, entrano in scena i protagonisti della storia: sono tre ragazzi coetanei, due maschi, Marcello ed Enrico ed una femmina, di nome Teresa che frequentano la prima media nella stessa classe in un’imprecisata città. Appartengono a ceti diversi, ma sono tra loro legati da una salda amicizia che il tempo non riuscirà a scalfire. Enrico, figlio di un alto ufficiale e di una casalinga, è di complessione robusta, di carattere vivace, con segni di una virilità precoce. Marcello, figlio di due musicisti, ha uno sguardo dolce e struggente ed uno spirito contemplativo e sognante. Teresa, dal temperamento inquieto e volubile, è orfana di entrambi i genitori e vive nel suo austero e nobile palazzo, sotto la tutela di zia Erminia.
Il tempo vola ed i tre amici si ritrovano all’Università, Teresa iscritta alla facoltà di filosofia, Enrico ad Ingegneria e Marcello a Lettere. La ragazza è corteggiata dai due giovani amici che, con qualità e temperamenti diversi, l’appagano nello spirito e nei sensi. Tra Marcello ed Enrico, entrambi pretendenti all’amore della giovinetta, non c’è nessuna rivalità, più forte è tra loro il sentimento d’amicizia.
Morta zia Erminia, Teresa diventa l’ereditiera e la beneficiaria del suo immenso patrimonio, ormai in età da marito, rappresenta un partito appetibile. Fra i vari pretendenti, grazie soprattutto all’abile strategia della madre donna Berenice, s’impone Raimondo, un giovane di bell’aspetto, magro, alto, biondo, d’ingegno vivace ed abile pianista.
Il matrimonio dei due non è tutto rose e fiori, ben presto Raimondo, dominato dal vizio del gioco, dissipa un’ingente fortuna e finisce col suicidarsi. Teresa, rimasta vedova, circuita da un giovane marchese di nome Vladimiro, cede alle sue profferte amorose, si concede per una sola notte. Al risveglio, la mattina seguente, ha l’amara sorpresa che l’amante, insalutato ospite è scomparso, portando con sé il suo diadema di brillanti.
I tre amici Teresa, Marcello e Renato, dopo varie peripezie e vicissitudini, si ritrovano di nuovo insieme. Enrico, vedovo e con una neonata da allevare, si sposa con Teresa. Durante la cerimonia nuziale, a sorpresa, una bambina consegna alla sposa un cofanetto aperto nel quale risplende il diadema di brillanti che le era stato rubato. A renderglielo, in segno d’affetto, è donna Isabella, zia del marchese Vladimiro, autore del furto. Questa straordinaria figura femminile, entrata nel romanzo ex abrupto, finisce per occupare saldamente la scena. L’intreccio della fabula si fa ora più fitto, ricompaiono personaggi di cui s’erano quasi perse le tracce: prima i genitori di Marcello, poi quelli d’Enrico. Entrano ed escono senza farsi notare, quasi in punta di piedi, senza clamore.
Il racconto, nella sua imprevedibilità diviene più interessante ed intrigante. A più riprese affiorano, come polle sorgive, pagine d’intensa poesia: è l’Inno alla Natura - frammento lirico del romanzo di Marcello “L’Apocalisse e l’era dell’Acquario”, dove la prosa poetica si discioglie in musica, le parole si fanno suono, note musicali - e l'Inno alla Madre che, come un affresco, raffigura il ruolo centrale che la genitrice ha in seno alla famiglia.
Poi la prosa prende il sopravvento, il discorso si fa logico, coerente, consequenziale come un sillogismo.
Spesso  ritorna, nei protagonisti della storia, lo scontro tra Conscio ed Inconscio, tra razionalità ed istinto, logica e sentimento, psiche e cuore, ma dei due è sempre l’Inconscio a prevalere.
Lo stile è chiaro e scorrevole, la forma eletta, a volte ricercata, impreziosita da reminiscenze letterarie o da espressioni desunte dal gergo musicale.
Ed infine, in via del tutto eccezionale, in un autore troppo serio e compassato, uno spiraglio di comicità a proposito delle studiate espressioni del volto di donna Berenice che andavano dalla collera, allo sdegno, al sorriso benevolo, all’accondiscendenza, alla tenerezza, sino al suo cavallo di battaglia, l’ispirazione divina.
In alcune pagine del libro si avverte filosofia ed erudizione, una insistenza su miti e antiche credenze, sul significato cabalistico dei numeri tre, quattro, e sette, sul valore simbolico dei fiori.
“L’uomo crea tutto quello che la mente umana è capace di immaginare”.. il genio confina con la follia, l’uomo è centro e misura di tutte le cose, Protagora, i presocratici, la cosmogonia, Natura e fede, il libero arbitrio, deismo, teismo, panteismo”.
La tensione è forte c’è un senso di sospensione e di vuoto, si rischia la vertigine, ci si sente “penduli”, destinati ad essere sbalestrati negli spazi siderali, si avverte la sottigliezza e la gravità della fredda prosa delle Operette Morali..
Verso la conclusione del romanzo entra in gioco un altro personaggio: don Fabrizio, il padre d’Enrico. L’inserimento risponde all’esigenza di dar voce ad un uomo colto e sapiente, dal carattere rude e spigoloso, autoritario, don Fabrizio appunto che entra subito in rotta di collisione don Donna Isabella: la cultura enciclopedica contro la perspicacia e l’èsprit de finesse, di una donna sensibile, e buona affabulatrice.
Con la morte di donna Isabella si chiude un ciclo.
Il tempo passa e va ed i tre amici di sempre si ritrovano ancora insieme, ormai vecchi e stanchi. Nasce in loro il desiderio di una crociera su un piccolo panfilo, “un vassel leggero che ad ogni vento per mare andasse al voler vostro e mio”.
Il cielo s’oscura, il mare s’agita, all’orizzonte si intravede una tromba marina che pericolosamente avanza e tutto travolge. I nostri amici ed i quattro marinai di bordo sono inghiottiti dai flutti ed annegano. Non c’è tragicità nell’evento, sembra un segno del destino, forse inconsciamente desiderato e cercato, uniti nella vita e nella morte.
A questo punto s’alza sublime la sinfonia del mare, è il canto solenne delle Parche che si unisce al coro delle sirene e delle ninfe oceanine. Dalla profondità del mare, nel silenzio e nella profondissima quiete di quel mondo sommerso, appaiono i personaggi di questo romanzo, figure della storia o d’altre opere letterarie. Sono ombre, fantasmi in grado però di muoversi e di parlare.      Consapevole di aver affidato alle creature del suo romanzo, i più riposti pensieri, i sentimenti ed i cari moti del cuore, il narratore li invita a comunicare con lui a rispondere alle sue domande.
In sequenza sfilano davanti a lui: donna Isabella; Marcello, Enrico, il filosofo Carneade col discepolo Trigezio, don Abbondio, Gertrude, Renzo, Lucia, fra Galdino e fra Fazio, Raimondo, donna Berenice, Adelina, Fabrizio, don Ferrante, Jago ed Amleto.
E’ una straordinaria visione dantesca: spiriti che parlano e disquisiscono di fede e ragione, filosofia, teologia, male e bene, vizi e virtù, discernimento e follia, disperazione e speranza, armonia, amore ed eternità. Con questa bella immagine che si conclude un romanzo che è il racconto dei sogni, delle speranze delle riflessioni e dei profondi convincimenti etici di un uomo dallo sguardo limpido e luminoso come il cielo e dal cuore d’oro.
Un romanzo che t’illumina la mente e ti riscalda il cuore.

“Passiamo ora all’ultimo suo romanzo ‘La Bufera infernale’. Perché ha dato questo titolo?”
“In verità doveva essere un saggio che aveva lo scopo di sollevare il velo che nascondeva il vero volto di una società segreta chiamata Massoneria, ma ho preferito scriverlo sotto forma di un romanzo che per me è più congeniale ”.

“E’ venuto a conoscenza, forse, dell’esistenza di una nuova P2?”    
“La P2 non è stata che una delle migliaia di Logge che sono esistite sul Pianeta terra, intese com’erano a infiltrarsi nelle strutture politiche, economiche e sociali di tutti gli Stati dei cinque Continenti, non solo per trarne grossi profitti pecuniari, ma anche per la sete del potere. Mentre le altre associazioni criminali, le varie Mafie, si accontentano delle ricchezze ottenute con la frode, la Massoneria mira anche a sovvertire i sistemi costituzionali degli Stati per imporre il suo potere che si ispira alle più cruente tirannie del mondo. Se Nerone ardiva incendiare Roma, i cosiddetti venerabili massonici intendono incendiare il mondo. Ecco perché nel romanzo ho scritto che il Creatore ha già previsto un’Apocalisse, ovvero il diluvio universale. E l’umanità è costretta a sottomettersi al loro dominio per evitare la morte dovuta alla droga che importano dall’Oriente. In tal modo, senza usare armi che lasciano il segno, propinano droghe micidiali a coloro che si rifiutano di aderire alla loro associazione criminale o sono invisi ai seguaci di quella società segreta.”

“E come fanno a propinarle?”
“Il sistema è ormai collaudato da secoli. Inquinano con droghe sofisticate, le condutture dell’acqua potabile delle singole abitazioni o i preparati alimentari e sanitari, corrompendo con moneta sonante gli addetti a tali forniture. Così nella più completa oscurità e omertà, privano della vita coloro che si sono rifiutati di aderire alla loro furia infernale. E una delle vittime fu il grande genio, Wolfgang Amadeus Mozart che aveva avuto il torto di svelare nella sua opera lirica ‘Il flauto magico’ i loro riti immondi.”

“Ma io ho letto un libro in cui viene scagionata la Massoneria per quella immatura scomparsa del famoso musicista.”
“Sta pur certo che l’autore o è un massone, e quindi costretto, pena la sua vita, a dichiarare il falso, oppure è stato abbondantemente ricompensato per cui il gioco ne valeva la candela.”

“Se lei pensa! la candela ha quasi un significato sacro, ma, messa in rapporto alle azioni dell’uomo assume significati che non hanno nulla a che vedere con il sacro. Ad esempio accendere una candela a un santo o a qualcuno si vuol dire che gli si è infinitamente grato. Reggere la candela ha il significato di favorire una relazione amorosa con la propria presenza; ed ecco il profano. Avere la candela al naso significa avere il naso sporco di moccio; ed ecco il volgare. Non valere la candela, non valere la pena, ed ecco l’inutilità sua. Struggersi come una candela, dimagrire per malattia; ed ecco il suo senso deteriore.”
“Ma queste espressioni sono state utili alla Massoneria in quanto per ogni possibile occorrenza si dimostra sacra - non per niente ha costruito Templi in tutto il mondo - profana, grata, volgare, inutile, sfociando alla fine all’ultimo suo significato: il consumarsi gradatamente del corpo inquinato dalla droga, come accadde a Mozart.”

“Ma io ho letto il suo libro, e lei ha fatto un elenco abbastanza nutrito di altri illustri personaggi nel campo delle Arti in senso lato, vittime anche loro dell’istinto di morte  della Massoneria.”
“E, come lei ricorderà, io ho appreso tali efferatezze da un ex-massone che era stato fatto fuori dalla sua associazione per un rimorso di coscienza. Furono, pertanto, vittime il cigno di Pesaro, Gioacchino Rossini, l’autore della Norma, Vincenzo Bellini, il grande romanziere russo Lev Tolstoj, Il più grande drammaturgo inglese, William Shakespeare e Ludwig van Beethoven che non ha bisogno di alcuna qualifica: il suo genio si farà sempre sentire per il bene dell’umanità. Oltre ad Enrico Caruso e Maria Callas. Quest’ultima grande artista in quanto aveva accettato di cantare, su un mio invito personale, al Festival della valle d’Itria da me ideato e fondato.”

“In definitiva, oltre alla droga, hanno infierito anche ostacolando con ogni mezzo l’attività creativa di coloro che sono stati oggetto della loro turpe vendetta.”
“Il Festival ormai era arrivato a un livello internazionale e la partecipazione della più grande artista lirica del ‘900 ne avrebbe sanzionata l’ultima gloria.”

“Anche a Rossini capitò qualcosa di simile.”
“Per quanto riguarda Rossini, non solo la sua scintilla di genio fu inquinata dalla droga per cui non riuscì ad ampliare il suo repertorio, ma tutte le opere liriche già composte furono denigrate da qualche musicologo compiacente e affiliato a quella società segreta, considerandolo incapace di una espressione drammatica, almeno fino al Guglielmo Tell. E quella critica angusta e volutamente disinformata durò sino alla fine dell’800. Soltanto nel Novecento vi è stata una rivalutazione delle sue opere.”

“Io ricordo di aver letto che l’inaridimento delle sue ispirazioni fu determinato dall’impossibilità di andare oltre sulla strada dell’assimilazione della nuove correnti artistiche.”
“Ciò è un falso storico, come quello riferito a Mozart di cui si disse che la massoneria era estranea alla sua morte. E’ proprio questa la sua sottile e micidiale tattica: corrompe perfino scrittori e musicologi anche di rilievo con un’alta ed allettante somma di denaro per scagionarla dai suoi delitti contro l’umanità.”

“Non ci resta che invitare i visitatori di questo sito di leggere il romanzo-thriller come lei lo ha chiamato, ma anche gli altri romanzi che, da quello che mi è dato capire sono estremamente interessanti sia per i giovani sia per gli anziani.”
“Sinceramente, mi auguro che possano interessarli.”

“A parte i concorsi letterari, se un regista o un produttore cinematografico volessero trarne un film, come potrebbero mettersi in contatto con lei?”“Tramite Prospettiva editrice che ha sede a Civitavecchia (Roma) in via Terme di Traiano 25, tel. 0766-23598
Oppure al mio indirizzo e-mail, valmartins@hotmail.it