<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%>intervista a Massimo Canetta Prospettiva editrice
 


Massimo Canetta
parla del suo
"Le pagine della memoria"

 

UNA RACCOLTA DI RACCONTI: QUAL E’ IL FILO CONDUTTORE?
Pubblicare una raccolta di racconti è sempre un azzardo; è – da un lato – un modo per fissare alcuni momenti della tua produzione e – dall’altro – un momento creativo a sé stante, un nuovo lavoro.
Quando raccogli i tuoi lavori in un progetto editoriale fondi attimi della tua creatività spesso dissonanti, soprattutto quando l’intervallo temporale tra un lavoro e un altro attraversa periodi della tua vita molto distanti tra loro.
E’ lì che il filo conduttore ti appare perché nella creatività c’è sempre un filo invisibile che ti affianca, che ti sostiene, che ti dà quella carica espressiva che è poi il tuo stile e la tua necessità di comunicare. In questa raccolta è la memoria il fil rouge che segue il lettore nel cammino tra l’alba e il tramonto.

L’ALBA E IL TRAMONTO?
E’ il percorso che ho visto nitidamente quando ho immaginato la raccolta. Una passeggiata tra le mie pagine, dall’alba al tramonto: un giorno narrativo fatto di storie, sul sentiero della memoria, fulcro dominante di questi racconti. ‘L’alba’ è poi il mio primo racconto, scritto nel 1982 e ci tenevo che divenisse il racconto d’apertura di una raccolta come questa. ‘Il tramonto’ non è l’ultimo racconto del 1998, ma il gioco del percorso narrativo era delineato e quindi ‘Il tramonto’ doveva essere il racconto di chiusura.

NELLA PREFAZIONE PARLI DI UN PERCORSO RICCO DI LUCE MA RUVIDO, ASPRO. A COSA TI RIFERISCI?
Quando ho iniziato a scrivere racconti, dopo una lunga produzione poetica, sentivo le storie aprirsi la strada, sentivo la necessità di scrivere, avevo molto da raccontare ma sentivo la penna scorrere a fatica, quasi i pensieri corressero troppo veloci per la mia capacità di trasporle in parole, frasi, trame. Ne sono consapevole, soprattutto oggi, dopo più di un quarto di secolo trascorso a creare storie e personaggi.

TRA QUESTE STORIE CE N’E’ UNA CHE AMI IN PARTICOLARE?
A dire la verità, più di una. Esattamente due. La prima storia è ‘La gatta’, racconto concepito una sera a teatro; l’altra, ‘L’albero della memoria’ un racconto nato da un’emozione intensa.
Entrambe le storie hanno ricevuto consensi concreti: il primo racconto è stato pubblicato (il mio primo racconto pubblicato) in un volume che raccoglieva i migliori racconti apparsi sulla rete dal 1994 al 1997 e l’altro ha vinto un concorso di narrativa nel 1999. Inoltre ‘l’albero della memoria’ è diventato uno spettacolo teatrale che mi ha dato enormi soddisfazioni.

SCRIVI, SEMPRE NELLA PREFAZIONE, CHE ALLA FINE DELLA RACCOLTA C’E’ UN REGALO. IMMAGINO TI FACCIA PIACERE PARLARNE
Bè, prima di tutto è una sorpresa e quindi sarebbe un peccato svelare completamente di cosa si tratta. Diciamo che in appendice a questa raccolta ho creato ex novo qualcosa di particolare. Un omaggio alle storie, alle parole narrate, ai racconti di questa raccolta. L’ho voluto intitolare ‘le parole hanno le ali’ perché è così che sento le mie storie: le parole volano, volteggiano tra i pensieri per portarci quel dono inestimabile che è la creatività. Un omaggio a questa grande magia mi sembrava il minimo.

TI SEI PENTITO DI AVER CHIUSO LA RACCOLTA? C’E’ QUALCHE RACCONTO CHE AVRESTI INSERITO DOPO IL VISTO SI STAMPI?
A dire la verità il ‘visto si stampi’ è sempre qualcosa di doloroso in quanto definitivo e come tutte le cose definitive lascia il dubbio di aver lasciato fuori qualcosa. Ci sono storie che attendono di uscire allo scoperto, ci sono storie che covano ancora sotto la cenere e ci sono storie che non hanno ancora trovato uno sbocco editoriale. Sono però consapevole che questo cammino narrativo, dall’alba al tramonto, appunto, abbia con sé il giusto equilibrio; sia, insomma qualcosa di ben definito e strutturato. Le altre storie sono, infatti, altre storie e, in questa raccolta, probabilmente, non troverebbero spazio e se lo trovassero sarebbe uno spazio forzato, non voluto.

RILEGGENDO LA TUA PRECEDENTE INTERVISTA MI PIACEREBBE CHIEDERTI SE E’ CAMBIATO QUALCOSA NEL TUO MODO DI VIVERE LA SCRITTURA
Bè, il mio modo di concepire le storie è sempre lo stesso; oggi è diverso lo stile, il modo in cui mi faccio condurre per mano dai personaggi. E’ più maturo, consapevole. Oggi immagino dove i personaggi mi vogliono condurre: chiudo gli occhi e fingo di non saper nulla per godere ancora dello stupore e del piacere di ‘subire’ il loro destino. O forse sono io che credo di essere più consapevole e invece sono manovrato da loro. Insomma poche idee ma assolutamente confuse, come sempre.
Resta invece il fatto che la scrittura sia per me una vera necessità e quando un pensiero mi colpisce non posso fare a meno di gettarmi in quel mondo meraviglioso che è il luogo dove nascono le storie.

E IL TUO RAPPORTO CON LA LETTURA E’ CAMBIATO MOLTO DALL’USCITA DEL CONTASTORIE?
Da allora è la mia vita ad essere cambiata. Ho modificato il mio modo di essere autore ma anche quello di essere lettore. Leggo sempre di tutto, senza pregiudizi e spesso da questa libertà giungono belle sorprese. Mai crearsi aspettative, sia in positivo che in negativo. La lettura è un mondo di sensazioni e la stessa storia che un giorno ci ha incantati oggi probabilmente non ci presenta nessuna emozione, così com’è vero il contrario.
Però non chiedermi autori o storie che amo particolarmente… darei una risposta che già domani sarebbe da cambiare, a parte il mio smisurato e inossidabile amore per Cesare Pavese… ma questo ormai è storia…