<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%>intervista a Sofia Brigadoi Prospettiva editrice
 


Manuela Pellanda
intervista Sofia Brigadoi su
"Sciarada di sangue"

 

Signora Brigadoi, quali temi affronta in «Sciarada di sangue»?
È un thriller ambientato nel mondo della moda e dello spettacolo. Un libro a tinte forti che ruota attorno al ritrovamento di quattro cadaveri alla periferia di Milano. Tra questi una bellissima fotomodella e Mario Marsio, velenoso conduttore televisivo che ha costruito la sua carriera sul gossip sistematico e sullo scoop diffamatorio. Altri personaggi sono una giornalista ricattata, una finalista al concorso di Miss Europa a cui Marsio, con la promessa del titolo, aveva strappato una notte di sesso a tre con un attore, un fotoreporter.

Trame che rinviano allo scandalo di Vallettopoli, da qualche tempo sulle prime pagine dei giornali...
Il romanzo è stato concepito molto tempo fa e ha avuto una gestazione di tre anni. Ha anticipato, e non sfruttato, l'ondata di Vallettopoli. In realtà le proposte e i ricatti ci sono sempre stati.

Lei ha lavorato nel mondo dello spettacolo, è mai stata vittima di proposte «indecenti»?
A diciannove anni, quasi per caso, sono entrata nel mondo della moda e ci sono rimasta per quattro anni circa. Ho lavorato a Milano, come modella, anche per firme piuttosto note. Posso affermare di aver conosciuto bene il mondo dello spettacolo. Erano del tutto normali proposte e promesse di crescita professionale in cambio di altro... Ma la cosa non mi ha mai scandalizzato particolarmente. Se una persona è maggiorenne può decidere del proprio corpo. L'importante è che poi se ne assuma le responsabilità e affronti le conseguenze. Personalmente non ha mai accettato "proposte indecenti", anche perchè l'ascesa nel mondo dello spettacolo non era la mia ambizione. Poi, a 24 anni ho abbandonato le passerelle per dedicarmi al mio vero amore, l'equitazione. Ora gestisco un albergo con mio marito, mi dedico alla scrittura e alle mie due figlie. Nessun rimpianto.

Ha assistito a qualche episodio spiacevole accaduto a qualche collega? Che peso ha avuto nel libro?
Sicuramente nel romanzo c'è qualche episodio suggerito da situazioni accadute in passato. Sfogliando le pagine ci si trova di fronte ad un mondo senza scrupoli, pieno di veleni e crudeltà. C'è però da dire che dall'altra parte stanno persone che accettano qualsiasi tipo di avance per la propria carriera professionale. È un mondo dove tutti ti conoscono e in cui ci si costruisce immediatamente un'etichetta. Se ti presenti come una ragazza facile è normale che siano più frequenti proposte e richieste non certo nobili. Per un periodo ho vissuto con una ragazza che accettava davvero qualsiasi cosa, si piegava a qualsiasi compromesso. Il suo sogno era quello di diventare un'attrice. Non so che fine abbia fatto...

Se le sue figlie le comunicassero la volontà di entrare nel mondo dello spettacolo?
Non sarei affatto contenta. Credo che le mie figlie siano abbastanza intelligenti per cercare altre strade. La permanenza nel mondo dello spettacolo, e ancor di più in quello della moda, ha una durata molto breve. Per di più si concentra nel periodo in cui è possibile frequentare l'università. Tra i miei rimpianti c'è sicuramente quello di non aver potuto studiare. E poi mi sembra così riduttivo improntare la propria esistenza e la propria carriera professionale sulla bellezza, un valore così effimero. Quello che mi spaventa è il canone estetico imposto alle modelle. Ho visto moltissime ragazze perennemente a dieta, una mela o un pugno di riso. Restrizioni imposte dagli stilisti che rischiano di rovinare una persona.

Tornando al libro, lei sottolinea che si tratta di un thriller vero e proprio.
Non ho voluto scrivere un libro leggero, su gossip e mass media. Sono sempre stata amante dei gialli e mi sono documentata anche su aspetti più tecnici, come la psicologia di un serial killer. Si tratta di un libro impegnativo, che racconta di persone segnate dal dolore e che a loro volta generano dolore e sofferenza negli altri.