Simonetta Biserni
Incontriamo Simonetta Biserni nella sua casa romana
dove ci accoglie tra le carte della sua ultima fatica; così,
tra un caffè ed un pasticcino, iniziamo la nostra chiacchierata:
Perché oggi tutti vogliono scrivere?
Bella domanda…
Credo che ognuno di noi senta l’esigenza di esprimere sentimenti,
pensieri, sensazioni, magari a lungo serbati nella propria anima e
che, un bel giorno pare non possano fare a meno di venire fuori.
Certo, è triste constatare che a volte una forma espressiva
così intima venga sottomessa alla cosiddetta logica del mercato.
In che senso?
Non sta a me giudicare però, se posso fare un
esempio, c’è in giro un libro di una scrittrice francese,
diventato un Best Seller, che tratta le avventure erotiche dell’autrice.
Non voglio dire che questo argomento non debba destare interesse,
ma non deve diventare uno dei pochi argomenti grazie al quale un libro
meriti di andare in vetrina.
Ma ormai tutto, anche la pubblicità funziona così...
E questo non va bene.
Perché tutto deve basarsi sul sesso o sulle battute comiche?
Lo scrivere, il leggere, l’acquistare questi libri non sarebbe,
invero, un errore; il problema è che, poi, chi percorre altre
strade letterarie o scrive fiabe come me, rischia di restare fuori
dalle librerie.
Però c’è un libro di fiabe che ancor
prima di uscire è stato tradotto in 30 lingue ed un altro ha
un enorme successo...
Infatti, il primo è della Signora Veronica Ciccone
alias Madonna, il secondo è stato scritto dalla Duchessa di
York.
E con l’Editoria come la mettiamo?
Bisogna stare molto, ma molto attenti.
Meglio un piccolo o un grande editore?
Con il grande editore non ho mai avuto a che fare, quindi
non posso giudicare.
Per quanto riguarda i piccoli editori, a mio avviso sono i più
seri. Penso di poter affermare che, tra loro, si celano persone che
credono davvero nei giovani scrittori, dando loro istruzioni e buoni
consigli come Virgilio con Dante, al fine di condurli sani e salvi
alla meta finale.
Certo, anche io ho avuto le mie brutte esperienze editoriali.
Che cosa è che fa più male in una brutta
esperienza editoriale?
Fa male l’essere lasciati soli a se stessi dopo
la pubblicazione cartacea; fa male vedere preso in giro il proprio
lavoro…
…ma, cosa ancora più brutta, è il sapere che magari,
se il libro fosse stato ben distribuito o promosso, avrebbe potuto
vendere tante belle copie. E questo, sulla scorta dei giudizi di chi
ha avuto occasione di leggerlo.
Che consigli ti sentiresti di dare ad un esordiente?
Di non stancarsi mai di studiare, di leggere e di scrivere
anche cose brutte e di avere poi il coraggio di buttarle nel cestino;
insomma esercizio continuo.
Di non avere fretta di voler pubblicare qualcosa e di avere nel suo
cuore tanta umiltà.
Di non voler diventare una Primadonna del mondo della scrittura, ma
un autore che aspiri al miglioramento continuo, anche se non c’è
nulla di male a desiderare di essere letti dal maggior numero di persone,
ma soprattutto…
…di comperare il mio libro!