Simone Birelli parla del suo
"Depressione e guarigione"
Cosa ti ha spinto a scrivere questo
libro?
Con la pubblicazione di "Depressione e guarigione" volevo
rendere visibile il problema sociale della depressione.
Scrivi molto?
E' una necessità quotidiana. Pensieri mi ruotano
nella mente, si muovono in modo imprevedibile e a tratti inconsueto.
Non importa se piacevoli o no, io li riporto su carta in modo che
non rimangano nella mente e nell'animo. Scrivo moltissimo. Parti
di vita vissuta mia e quelle degli altri. Il fotografo testimonia
il passare del tempo attraverso una foto, io scrivendo versi.
Quali sono i motivi che ti spingono a
scrivere?
Scrivo per sentirmi vivo, disporre della vita e della
morte dei miei personaggi. Scrivo perchè è dentro
di me, nel mio DNA e per sentirmi creativo. Scrivere mi fa sentire
bene, è una esigenza come bere e mangiare. Molte volte dentro
di me c'è un troppo di tutto e io lo espello con la scrittura.
Scrivo perchè mi fa piacere sentirmi dire, da chi mi ha letto,
che sono riuscito a suscitargli un'emozione.
Simone Birelli, questo è il suo
primo libro. Come lo descriverebbe?
E' un libro che cerca di rendere visibile il problema
sociale della depressione. Ho cercato di descrivere il problema,
le motivazioni che mi hanno portato a scrivere un libro di questo
tipo, che Prospettiva editrice ha accettato di pubblicare.
Quale rapporto ha con il lettore?
Scrivo cercando di parlare al lettore come se fosse
di fronte a me e mi stesse guardando negli occhi. Cerco di essere
sempre trasparente, vorrei riuscire a fargli sentire le mie emozioni,
con un linguiaggio semplice. Visto il problema che affronto con
questo libro sono anche dispoibile ad ascoltare o conversare con
lettori che abbiano voglia di farlo attraverso la mia mail: simonebirelli@tiscali.it
e visitando il mio sito www.simonebirelli.it.
Quale esperienza ha del mondo editoriale?
Questa con Prospettiva editrice è la mia prima
esperienza editoriale. Per me questa è una emozione bellissima,
sono molto giovane. E' difficile trovare serietà e voglia
di creare nuovi artisti, ma con Prospettiva editrice l'ho trovata.
Alcune case editrice ti contattano chiedendoti contratti pazzeschi,
per lo più senza distribuzione.
Cosa pensi degli autori?
Sono esseri strani, inquieti. A volte insicuri, bugiardi
ed egocentrici. Si immedesimano nei personaggi, confondono i sogni
con la realtà, gente strana. Inoltre chi ama scrivere, può
essere anche un buon attore e questo penalizza chi sta loro accanto,
in quanto non si riesce mai a capire conmpletamente la loro vera
personalità. Però gli autori hanno una fantasia e
una sensibilità superiore alla media.
Cosa si prova a veder pubblicato il proprio
libro?
Ti chiedi se il nome dell'autore del libro che hai
tra le mani è proprio il tuo, è un'emozione unica,
forte. Sapere che c'è qualcuno che crede in te, in quello
che scrivi, ti fa andare avanti.
Quale posto ha il successo nella tua considerazione?
Quello che ho scritto, l'ho scrito volentieri, credendo in quello
che facevo e il fatto che il mio libro sia stato scelto per la pubblicazione,
credo, la correttezza di questa mia volontà. Se il successo
arriva, bene, è una conseguenza, diversamente, so di aver
fatto qualcosa di interessante e che mi ha dato grande soddisfazione.
Sopratutto tenendo conto dei commenti di quanti non credevano nel
mio progetto. Ma io devo anche a loro qualcosa, mi sono sentito
spronato a non abbandonare tutto, a dimostrare che ero sulla strada
giusta.
Quali sono i suoi autori preferiti?
Molti i più importanti per me, troppi per elencarli tutti:
Da Checov, Dostoevskij, Beckett, Guy de Maupassant. Per gli italiani
da Manzoni, Moravia, Svevo, Cassola, è una lista limitativa.