<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%>intervista a Luigina Bianchi Prospettiva editrice
 


Luigina Bianchi
parla del suo libro
"La strada dei ciclamini"

 

Perché “La strada dei ciclamini”?
Per strada ho voluto intendere un percorso: la vita. I fiori sono un simbolo di qualcosa di bello che può sbocciare nonostante tutto. Il libro racconta le storie vere di donne che si svolgono tra Civitavecchia e Allumiere e Tolfa dove c’è un continuo fiorire di ciclamini. Ho pensato a questo romanzo quando lo storico di Allumiere, Riccardo Rinaldi, anni fa mi mostrò un documento che attestava la violenza subita da una ragazza di 16 anni, nell’800, ad Allumiere e coraggiosamente denunciata dalla madre. Così racconto la quotidianità di quel periodo legato anche alle altre storie vere di donne vissute negli anni ’40 con la guerra, il bombardamento di Civitavecchia e nei nostri giorni.

Quando ha iniziato a scrivere?
Con la poesia. E’ stato un amore a prima vista. Il primo amore. Di quelli che incontri nell’adolescenza (avevo 12 anni) e che ti porti dietro tutta una vita. Poi la ricerca accurata della parola che potesse esprimere “quella” sensazione, o di quella nuova mai sentita per quel vedere con occhi diversi. Distaccati, ma attenti come quelli di chi sogna, ma vuole scavare oltre l’apparenza, la superficialità. Non ho mai smesso di scrivere. Quaderni pieni di parole. Poesie, racconti, novelle, abbozzi teatrali (qualche monologo e atti unici). La vita è difficile, dura. Ma io non mollo, vinco e capisco l’importanza di non abbandonare i sogni. Così decido di fare quello che più mi piace. Leggo molto. Amo la narrativa e la poesia, dal Manzoni a Pavese, Montale, Herman Esse, Isabelle Allende, Carlos Castaneda, Saffo, Dante, Leopardi, Pavese, Ungaretti, Montale, Quasimodo, a Neruda e Tagore.

Quanto ha contato l’incontro con il giornalismo?
E’ stato a Spoleto al “Festival dei due mondi” nel ‘78. E’ da allora che il mio primo amore diventa passione. Quell’atmosfera mi spinge a scrivere un reportage. Lo stesso mi capita alla Trinità ad Allumiere qualche tempo dopo durante una passeggiata nell’Eremo con lo storico locale Riccardo Rinaldi. Ma quei fogli restano nel mio cassetto. Solo qualche anno dopo entro nella redazione de “Il Tempo” di Civitavecchia come collaboratore. Il giornalismo mi piace, mi affascina, uno stile diverso dalla narrativa. Ho la possibilità di scrivere e di vedere corretti i miei pezzi: di migliorarmi nella mia passione. Affino la scelta nelle mie letture. Scopro Daisaku Ikeda, i suoi saggi, i suoi dialoghi, i suoi romanzi. Diventa il mio punto di riferimento forte. A tutt’oggi è il mio maestro per eccellenza. E arrivo al romanzo. “La strada dei ciclamini” con l’Edizioni Rosati. Storie vere, di donne, di epoche diverse. Il libro piace, le copie finiscono subito e non ho la possibilità di presentarlo a Civitavecchia.

Aveva già pubblicato perché una ristampa?
Seguo per “Il Messaggero” la Fiera Letteraria del libro di Civitavecchia. Conosco l’editore Andrea Giannasi di Prospettiva editrice. Gli do il manoscritto. Qualche tempo dopo mi arriva una lettera e mi chiede di pubblicarlo. Conservo quel foglio come un gioiello prezioso anche se è tutto stropicciato perché non finivo più di leggerlo e rileggerlo con l’incredulità dell’innocenza che non sa fermarsi alla realtà. Poi la firma del contratto con la casa editrice per cinque anni. Ho 63 anni ed oggi ho realizzato un altro sogno: la ristampa del libro è pronta. “La strada dei ciclamini” è su internet e in molte librerie. Non c’è limite di età per realizzare i propri sogni. Ma non sono arrivata, non è finito niente: questo è solo l’inizio. Perché i miei sogni continuano sull’onda di questa grande avventura che durerà fino alla fine di questa vita e oltre.

Allora ci sarà qualche altro libro da pubblicare in futuro?
Sto pensando al secondo romanzo. Anche questo di storie vere di donne dagli anni ’20 agli 50. Ci vorrà tempo per le ricerche indispensabili per ricostruire la quotidianità. Intanto adesso sto vivendo un momento magico. Grazie a tutti per aver condiviso con me questa grande gioia.