Franco Beretta parla del suo libro
"L'esperienza inutile.
I conflitti anglo-boero e russo-giapponese e l'impreparazione italiana alla guerra di trincea "
Lei ha compiuto studi tecnico commerciali e lavora tutt’ora presso gli uffici amministrativi di un’azienda. La Storia è dunque una passione personale più che un’attività od un lavoro. Da dove è nato questo suo interesse?
Fin da piccolo sono sempre stato affascinato dallo studio della storia e questa passione non è mai venuta meno, neanche nel periodo sicuramente più impegnativo, quello dell’università, quando allo studio potevo dedicare solo le ore serali, dopo il lavoro. Credo anzi che sia stato questo sentimento che mi ha permesso di affrontare con serenità quelli che altrimenti sarebbero stati dei sacrifici.
Come è nata l’idea di scrivere un libro su questo argomento?
Da un quesito a cui non trovavo risposta nei libri che leggevo. La prima guerra mondiale, per il modo in cui è stata condotta mi è sempre sembrata un’assurdità. Non sono mai riuscito a spiegarmi perché gli uomini che la condussero non siano stati capaci di elaborare una dottrina diversa da quella che causò la guerra di trincea, così costosa in termini umani e materiali e così avara di risultati. Perché non fu trovata un’alternativa? Fu un problema di persone, di capacità? Fu il progresso tecnologico a renderla inevitabile?
Credo che il libro sia in grado di dare delle risposte a queste domande e credo anche che vi si possa trovare qualcosa di più, che va oltre l’ambito della storia militare.
Di cosa si tratta?
Del tema del cambiamento. Si tratta di un argomento di grande attualità che interessa, ad esempio, il mondo delle imprese continuamente sollecitate, dall’evoluzione tecnologica e sociale, a ripensare le proprie organizzazioni.
Una situazione tutto sommato analoga a quella vissuta degli eserciti di fine ottocento quando il semplice miglioramento di alcuni strumenti tecnici in uso già da secoli, come il fucile ed il cannone, o l’adozione della coscrizione obbligatoria resero necessari l’introduzione di profondi cambiamenti organizzativi e di mentalità. Il libro, particolarmente nella sua ultima parte, cerca di individuare gli elementi che si opposero, e tutt’ora spesso si oppongo, al cambiamento e ne ostacolano il cammino.