Riccardo Bani
parla del suo libro
"L'uomo malvagio"
Partire dall'inizio. La forma scelta per L'uomo malvagio
La cronaca è sorprendente. Non tanto per le notizie curiose, che sono moltissime, ovunque rintracciabili e mica tutte vere, spesso così divertenti in sé che basterebbero, se volessimo, a farne una collezione. Ma certo notizie, non dico tutte, creano dei nessi ironici o tragici con altri fatti o cronache, nessi che possono rimandare il lettore verso un altro significato. La forma sta nell'accostare due notizie in sequenza, nello spazio unico della pagina e cavarne, dove possibile, una terza ”cosa”, un potenziale contenuto “non giornalistico”.
Questo potenziale rimane riferimento anche per il resto della raccolta
Nei fatti è solo la seconda parte che prende ancora spunto diretto dalla realtà e la elabora, terza e quarta parte agganciano invece, inversamente, la fantasia al reale, come se raccontassero una realtà estranea e fantastica con gli strumenti della cronaca, in particolare nell'ultima sezione, cronache dallo spazio. E' con mezzi semplici che si può dare evidenza ad un contenuto. I mezzi oscuri sono deprecabili.
L'ultima cosa, giusto per conoscersi meglio. I libri preferiti.
Elenco limitato, alcuni modelli anche d'ispirazione:
storia d'amore, Una questione privata e Molto rumore per nulla;
romanzo di formazione, La cantina di Bernhard;
libro di viaggi, America di Kafka
Ogni anno dovrei leggere Le due tigri e I figli del capitano Grant, per non dimenticarli mai.