<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%>intervista a Vittorio Baccelli Prospettiva editrice
 

 

Baldi Giuseppe

 

Rifiutando il solito canone d’intervista, cerchiamo di provocare l’autore…

Come nasce un libro di Giuseppe Baldi?
E’ una sorpresa anche per me. Niente di ricercato o provocato. Mi sento strumento, penna di memorie galleggianti che prima o poi atterrano. Finito di scrivere un libro ho la sensazione di aver assolto il mio dovere di narratore: rispolverare frammenti di vita, pensieri, suoni rinchiusi e serrati dal tempo. Insomma, sento di aver scritto il libro che aspettava di essere scritto, liberato. Forse, proprio da me. E’ questo il privilegio dell’autore… Trovarsi lì, al momento giusto!


Ha mai pensato che quello che scrive potrebbe non interessare a nessuno?
Non si scrive un libro per piacere a qualcuno. Si scrive un libro per ridare a quell’intimità di percezioni un’ identità letterale. Poi, il consenso, fa parte di un’altra esperienza: la condivisione. Può capitare che un libro stimoli e interessi in circostanze e momenti particolari della nostra vita o addirittura che attiri e induca per curiosità e coincidenza. Ma può succedere che lo stesso libro non susciti nessun coinvolgimento. Quindi, non si scrive un libro per piacere a qualcuno…


Mi convinca a leggere il suo ultimo libro.
E’ un romanzo d’amore che le farà venir voglia di innamorarsi...


Non le pare una “bella pretesa” credere che un romanzo può cambiare la vita del lettore?
Non è una pretesa, è una possibilità! L’avventura di un libro è misteriosa persino all’autore. Mi è capitato di leggere un libro e scoprirmi diverso nel modo di vedere le cose intorno, nel modo di ascoltare, nel modo di pensare…Nell’universo di un libro ogni lettore lascia le sue orme fino a sentirsi partecipe di quell’esperienza. E tutto gli pare suo, della sua vita!


Chi sono i suoi lettori?
Tutti quelli che hanno bisogno di un sogno.


Ma che vuol dire “romanzo impegnato”?
Impegnato è un termine forte. Io lo uso per indicare una separazione netta dal romanzo puramente retorico. L’albero dell’acacia è un romanzo impegnato. C’è un messaggio di fondo, una proposta. Il lettore la percepisce…


Accetterebbe di scrivere sotto dettatura, magari per “business” o per guadagnarsi un po’ d’attenzione?
Non si scrive un libro per piacere a qualcuno…


Tre aggettivi per classificare i suoi romanzi.
Silenziosi, coraggiosi e… folli!


Dovendo rinunciare: la poesia o la passione?
Mi sta chiedendo troppo…


Che rapporto ha con i personaggi dei suoi romanzi?
Gente di casa ormai! Me li sento sotto la pelle al punto di sentirmi e scoprirmi in ogni loro accezione. E’ una sensazione fantastica: c’è in me il desiderio di somigliargli. Adoro comportarmi e avvicinarmi al loro mondo. Per renderli vivi magari…


In ogni suo romanzo c’è un treno…
Il treno è la mia firma. Non posso fare a meno di vedermeli correre davanti. Ad ogni passo importante, in ogni occasione decisiva: un treno! C’è in questo correre guidato su tracciati ferrati, una sorta di trasporto esistenziale. E’ la metafora della vita.


Un motivo per smettere di scrivere?
Non avere nulla da scrivere!


Quanto contano i valori, l’impegno, la corenza al mondo d’oggi?
Sono il pilastro portante dell’umanità.


Che cosa fa lei per cambiare il mondo?

Cerco di cambiare il mio di mondo!


Perché ha scelto di pubblicare con Prospettiva Editrice?

E’ stata l’unica casa editrice che non mi ha chiesto una lira e non mi ha fregato!