Baldi Giuseppe
Rifiutando il solito canone d’intervista, cerchiamo
di provocare l’autore…
Come nasce un libro di Giuseppe Baldi?
E’ una sorpresa anche per me. Niente di ricercato o provocato.
Mi sento strumento, penna di memorie galleggianti che prima o poi
atterrano. Finito di scrivere un libro ho la sensazione di aver assolto
il mio dovere di narratore: rispolverare frammenti di vita, pensieri,
suoni rinchiusi e serrati dal tempo. Insomma, sento di aver scritto
il libro che aspettava di essere scritto, liberato. Forse, proprio
da me. E’ questo il privilegio dell’autore… Trovarsi
lì, al momento giusto!
Ha mai pensato che quello che scrive potrebbe non interessare
a nessuno?
Non si scrive un libro per piacere a qualcuno. Si scrive un libro
per ridare a quell’intimità di percezioni un’ identità
letterale. Poi, il consenso, fa parte di un’altra esperienza:
la condivisione. Può capitare che un libro stimoli e interessi
in circostanze e momenti particolari della nostra vita o addirittura
che attiri e induca per curiosità e coincidenza. Ma può
succedere che lo stesso libro non susciti nessun coinvolgimento. Quindi,
non si scrive un libro per piacere a qualcuno…
Mi convinca a leggere il suo ultimo libro.
E’ un romanzo d’amore che le farà venir voglia
di innamorarsi...
Non le pare una “bella pretesa” credere che
un romanzo può cambiare la vita del lettore?
Non è una pretesa, è una possibilità! L’avventura
di un libro è misteriosa persino all’autore. Mi è
capitato di leggere un libro e scoprirmi diverso nel modo di vedere
le cose intorno, nel modo di ascoltare, nel modo di pensare…Nell’universo
di un libro ogni lettore lascia le sue orme fino a sentirsi partecipe
di quell’esperienza. E tutto gli pare suo, della sua vita!
Chi sono i suoi lettori?
Tutti quelli che hanno bisogno di un sogno.
Ma che vuol dire “romanzo impegnato”?
Impegnato è un termine forte. Io lo uso per indicare una separazione
netta dal romanzo puramente retorico. L’albero dell’acacia
è un romanzo impegnato. C’è un messaggio di fondo,
una proposta. Il lettore la percepisce…
Accetterebbe di scrivere sotto dettatura, magari per “business”
o per guadagnarsi un po’ d’attenzione?
Non si scrive un libro per piacere a qualcuno…
Tre aggettivi per classificare i suoi romanzi.
Silenziosi, coraggiosi e… folli!
Dovendo rinunciare: la poesia o la passione?
Mi sta chiedendo troppo…
Che rapporto ha con i personaggi dei suoi romanzi?
Gente di casa ormai! Me li sento sotto la pelle al punto di sentirmi
e scoprirmi in ogni loro accezione. E’ una sensazione fantastica:
c’è in me il desiderio di somigliargli. Adoro comportarmi
e avvicinarmi al loro mondo. Per renderli vivi magari…
In ogni suo romanzo c’è un treno…
Il treno è la mia firma. Non posso fare a meno di vedermeli
correre davanti. Ad ogni passo importante, in ogni occasione decisiva:
un treno! C’è in questo correre guidato su tracciati
ferrati, una sorta di trasporto esistenziale. E’ la metafora
della vita.
Un motivo per smettere di scrivere?
Non avere nulla da scrivere!
Quanto contano i valori, l’impegno, la corenza al
mondo d’oggi?
Sono il pilastro portante dell’umanità.
Che cosa fa lei per cambiare il mondo?
Cerco di cambiare il mio di mondo!
Perché ha scelto di pubblicare con Prospettiva Editrice?
E’ stata l’unica casa editrice che non mi ha chiesto una
lira e non mi ha fregato!