<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%>intervista a Vittorio Baccelli Prospettiva editrice
 

 

Vittorio Baccelli
intervistato da Mirella Floris

 

Quale motivo ti spinge a scrivere?
E' un bisogno naturale, fisiologico direi, come il mangiare o il dormire. E' una necessità che ho sempre posseduto, si forma nella mia mente l'embrione d'un articolo, d'un intervento, d'una poesia oppure d'un racconto, non il prodotto finito ma solo un embrione, una traccia. Sento poi impellente la necessità di fermarlo su carta, almeno nelle sue linee
principali, passo poi al computer ed è in questo magico momento che la traccia si svolge, si dipana e tutto diviene definitivo.

In quali generi letterari ti esprimi?
Iniziai con lo scrivere brevissimi racconti e poesie, ma anche saggi e articoli di taglio giornalistico. Oggi è principalmente la letteratura fantastica con tutte le sue infinite varianti il genere col quale amo esprimermi. Ritengo tra l'altro la letteratura fantastica, cioè un libro formato da un insieme di racconti (o poesie o prosodie) che talvolta s'intrecciano, la vera letteratura, la più antica: dalla Bagavad Gita alle Upanisad, dal Vecchio Testamento al Corano, dall'Iliade all'Odissea dalle Mille e una notte alla Divina Commedia. Oggi la letteratura fantastica spazia dall'horror al SF, dalla fiaba alla fantasy. Posizioni queste avvalorate anche dal primo Eco al tempo del Gruppo 63, prima che iniziasse a scrivere quei suoi pesanti tomi; romanzo invece come costruzione piccolo borghese, la cui durata dovrebbe rappresentare una moda effimera, riandando a Manganelli in "Letteratura come menzogna" sempre del Gruppo 63. Mi ispiro dunque al genere più antico e tradizionale: il libro di racconti fantastici, non voglio però dimenticare le poesie, più rare ma alle quali sono particolarmente affezionato. Né è da trascurare la poesia visiva alla quale sono approdato coi miei collage all'interno del mondo della mail art ove le indisciplinate discipline interdisciplinari fanno da padrone. Per chi volesse approfondire questo argomento rimando alla pagina web http://baccelli1.interfree.it/spam-art.htm . Vorrei anche elencare alcuni dei miei autori preferiti dai quali ho tratto mille ispirazioni: Borges, Gibson, Poe, Lovecraft, Kafka, Jeter, Dick, King, ecc. né vorrei tralasciare Burroughs per le sue innovative tecniche di scrittura.

Quale rapporto hai col lettore?
Quasi tutte le mie cose, anche molte di quelle non ancora del tutto definite sono in internet sulle pagine del mio sito, cinque titoli sono presenti per la vendita in libreria, anche nella grande libreria in rete IBS, alcuni racconti compaiono su varie antologie e su moltissime riviste letterarie cartacee e no, molti siti infine ospitano i miei lavori. Pertanto ogni giorno c'è qualche lettore che si rivolge a me, e questo è possibile solo grazie alla posta elettronica poiché il mio indirizzo è sempre presente accanto ai miei lavori: baccelli1@interfree.it. Ho anche contatti diretti e per via epistolare (con le normali poste di stato, intendo) ma sono le e-mail a farla da padrone. Gli elogi, i complimenti, il bravo sono i messaggi che meno mi interessano, preferisco invece i consigli, le alternative e le critiche (anche quelle dure) specie se costruttive. Infatti è dalle critiche mosse dai propri lettori che è possibile migliorare e correggere gli errori o le imprecisioni. Stimolo sempre tutti i miei lettori a criticare i lavori che propongo e a prospettarmi soluzioni diverse da quelle che ho elaborato. È dal dissenso che la creatività trae linfa e ho bisogno sempre di nuova creatività e di nuovi stimoli (input).

Quale considerazione hai del libro tradizionale?
Il libro tradizionale conserverà il proprio posto, e sempre più spazio verrà dato alla sua presenza fisica, anche come oggetto. Nelle case vi saranno i libri più selezionati e più graditi, inoltre saranno più gradevoli proprio come oggetti di pregio, saranno più curati come stampa e rilegatura. Non saranno però in grande numero, mentre invece sarà presente una grande biblioteca conservata in memorie solide o dischi. Anche gli e-book saranno sempre più presenti con lettori sempre più somiglianti a libri tradizionali. Prevedo pertanto per il futuro prossimo che in ogni casa saranno presenti tanti titoli quanti quelli di una biblioteca pubblica, pochi ma selezionati in formato cartaceo, tantissimi su supporti elettronici o scaricabili direttamente dalla rete.

Quale esperienza hai del mondo editoriale?
Partiamo da alcuni versi del più grande poeta del 900 italiano, Dino Campana:
"Vo alla latrina e
Vomito (verità).
Letteratura italiana
Industria del cadavere
Si Salvi Chi Può."
Non credo che la situazione attuale sia molto diversa da quella descritta da Campana. Oggi in Italia tutti scrivono e nessuno legge, anzi chi scrive neppure rilegge se stesso. Le case editrici pubblicano solo chi è un personaggio, non importa se politico, della TV, dello sport o della cronaca nera. Se sei noto vieni pubblicato anche se con la penna proprio non ci stai, ma non ti preoccupare, ci sono gli esperti, le segretarie d'edizione, i curatori, i correttori, dai tuoi aborti qualcosa di accettabile o di plastica ci tirano fuori pronto per la stampa ma soprattutto per la vendita, c'è qualche passaggio in TV da fare, un po' di presenza in programmi beoti costruiti a uso e consumo di decerebrati, qualche passaggio su riviste patinate e il gioco è fatto. Voglio però raccontarvi le mie esperienze personali, da ragazzo nessun problema, scrivevo e c'era un giornalino delle parrocchie gestito da giovani e diretto ai giovani che mi pubblicava di tutto, forse perché ero anche nella redazione. Poi arrivò il movimento beat e il 68 così i giornali prima underground poi quelli di movimento ospitarono volentieri i miei affluenti, anzi due giornali li diressi io, il mitico "Fuck" e "La rivolta degli straccioni" così successe che editavo pure gli amici. Nacque "Stampa Alternativa" e conobbi Marcello Baraghini, così "La città sottile" penso sia stato il primo lavoro della fortunata serie millelire. Riguardo ai saggi, due furono pubblicati dal Centro di Documentazione di Pistoia, li conobbi poiché ero nella redazione di una delle loro riviste "Carcere informazione" diretta da Giuliano Capecchi e con collaboratori trai quali il poeta anarchico Giovanni Marini (recentemente scomparso) e Giovan Battista Lazagna. Mi pubblicarono "La mail art scrive al domani" e "Poesia italiana di frontiera degli anni 70". Nel 1998 volli far qualcosa di diverso dato che non mi riconoscevo più nei miei passati affluenti, sentivo la necessità di dare un taglio diverso alle mie cose, nacquero così i racconti delle "Storie di fine millennio" e li mandai alle case editrici nazionali più o meno famose: ero sicuro che questo libro fosse in sintonia col millennio che stava per nascere e potesse pure essere un successo
editoriale. Pensavo inoltre che la mia passata presenza letteraria nel mondo beat e di movimento non fosse passata inosservata, insomma pensavo di possedere già un nome spendibile. Errore: la maggior parte delle case editrici neppure mi rispose, alcune mi rimandarono indietro il dischetto, pochissime mi scrissero che non rientravo nella loro politica editoriale, solo la Feltrinelli mi tenne in sospeso per alcuni mesi, per poi dirmi che non c'erano più spazi per "esordienti". Dalle risposte mi resi conto che in pochissimi avevano letto il dischetto che avevo loro inviato. Rimasi in attesa ma niente altro arrivò, allora mi ricordai che avevo tre amici che all'epoca del "mouvement" poetavano e editavano cose alternative e ora invece lavoravano in tre grandi gruppi editoriali. Mandai loro il dischetto con le mie Storie: non ho ricevuto ancora alcuna risposta! Scoraggiato inviai i racconti a varie riviste e siti: tutti pubblicarono le mie cose, ma vedendo i miei racconti così dispersi mi sentii dispiaciuto, essi erano stati scritti in maniera organica, uno conseguente all'altro, mi sembrava d'averli traditi. Il quotidiano La Nazione accolse subito un mio racconto (Troppo tardi) e lo pubblicò come "Racconto della settimana" sui tre quotidiani del gruppo editoriale (La Nazione, Il Giorno, Il resto del carlino) con un commento di Claudio Marabini che voglio interamente proporvi: "Quello percorso da Vittorio Baccelli è un territorio vasto come la letteratura. Da Platone a Pascoli, da Verne a Welles, da Berto a Calvino si tratta dell'ineffabile contrada di coloro che hanno voluto
immaginare il radicale mutamento delle regole naturali della vita e della morte. Alcuni hanno praticato tale fantasia soltanto in una occasione, altri invece per tutta la vita, producendo libri su libri, fantasie a catena e scatenando le risorse più rischiose tra il meraviglioso e l'inverosimile. Due punti restano fermi: la creazione di un altro mondo e la morte, che chiude il teatro. Nel racconto di Baccelli i due punti si fondono e il nero della morte fa pensare al buco
nero e luminoso del tolstoiano Ivan Ilic, una delle più grandi creazioni del russo, aderentissima alla norma naturale della morte e della fine di tutto. Al di là di questo, nel racconto ospitato qui vince il senso dello spazio e del tempo, la cancellazione dei loro parametri e della vita stessa, sino a quella immobilità che coincide con una fine che è principio. A questo punto la letteratura svela la sua eterna tensione a rifare l'uomo e il mondo, palesando l'ottimismo inguaribile di chi insieme persegue l'azzeramento, nel momento in cui lancia il grido afono della speranza". Intanto sempre su La Nazione dopo le esperienze del "Racconto della settimana" iniziò una indagine culturale sulle riviste letterarie italiane, indagine che durò parecchie settimane e nella quale le riviste del settore uscirono con le ossa rotte. Quelle storiche erano definite ammuffite e decrepite, le altre o erano considerate illeggibili o incomprensibili o erano edite da chi se non avesse avuto una propria rivista non avrebbe mai trovato nessuno disposto a pubblicare certi lavori, altre erano nate per pubblicare solo i propri abbonati o sostenitori. Un tipo quest'ultimo d'editoria a pagamento che rimanda direttamente ad alcune se-dicenti case editrici che in realtà sono solo tipografie senza promozione e senza distribuzione, insomma tu paghi, noi stampiamo e poi t'arrangi e magari il © ce lo teniamo noi. Dopo tutto questo percorso editoriale identico agli anni di Campana, un giorno sempre su La Nazione apparve un articolo che parlava di una nuova rivista senese "Prospektiva" edita da un giovane di Castelnuovo Garfagnana, Andrea Giannasi. Questa rivista secondo l'articolista sembrava avere tutte le carte in regola con buona selezione delle pubblicazioni e inoltre stava movendo i primi passi come casa editrice, continuava poi l'articolo dicendo che se c'era ancora una speranza di vedere qualcosa di nuovo nel triste panorama dell'editoria letteraria questa rivista avrebbe potuto dire la sua sempre che non tradisse questa intelligenza iniziale. Non conoscevo questa rivista e neppure avevo mai sentito parlare del suo direttore, ma l'articolo m'incuriosì e spedii loro il dischetto con le mie Storie. Dopo una diecina di giorni mi giunse una deludente risposta standard allegata a una copia della rivista, ove si diceva che erano disponibili a leggere nuovi lavori, cercavano collaboratori e se volessi abbonarmi. Siamo alle solite, pensai, non hanno neppure aperto il dischetto, ma una diecina di giorni dopo mi
scrisse il direttore dicendo di aver letto i miei racconti, gli erano piaciuti, li avrebbe pubblicati sulla rivista, ecc. ecc. Nacque così la mia collaborazione con Prospettiva che mi ha pubblicato sulla rivista cartacea, sul loro sito e con loro ho stampato tre libri: "Storie di fine millennio", "Mainframe" e "Cinq et quarante", e la collaborazione sembra destinata a continuare con soddisfazione reciproca. Due titoli ho poi stampato con la Montedit di Melegnano ("45 lezioni sul vuoto" e "La rosa gialla") ma con loro ho rapporti esclusivamente commerciali. Comunque ho sempre mantenuto il © e se lo cederò vorrò esser ben sicuro di quello che faccio. Per ora preferisco che le mie cose siano anche in rete leggibili e scaricabili gratis da chiunque.

Cosa pensi dei concorsi letterari?
Non mi piacciono i concorsi letterari, anche se ne ho vinti e sono stato in alcune commissioni o giurie. Ho partecipato solo ad alcuni che ho ritenuto DOC o a selezioni su lavori presenti su un sito, o perché amici me l'hanno chiesto e non ho potuto dire di no. Ciò che in un concorso più mi disturba è la richiesta della tassa di lettura o d'iscrizione o di segreteria o di come diavolo vogliono chiamarla. E poi quelle medagliette che ti mandano o quei premi tipo libri di poesia scritti in dialetti incomprensibili. Per carità, non voglio fare di tutt'erba un fascio, ma onestamente i concorsi letterari non li ho simpatici e poi avete mai scorso i nomi dei vincitori andando indietro negli anni? Tutti sconosciuti salvo rarissime eccezioni. Per curiosità scorrete anche gli autori delle case editrici a pagamento, troverete tutti perfetti sconosciuti, con eccezioni ancor più rare, anche queste (case editrici a pagamento) dunque da evitare. Concorsi di lettura e case editrici a pagamento le metto insieme in negativo alle scuole di letteratura o di scrittura creativa come amano definirsi oggi. Lì si disinsegna a scrivere e si spillano soldi. L'unica vera scuola di scrittura non mi stancherò mai di ripeterlo, è la lettura, leggere molto, buoni e cattivi autori. Solo così
s'impara e rileggendo anche noi stessi e ascoltando le critiche, anche quelle più spietate dei lettori, si migliora e ci si corregge.

Quale posto ha il successo nella tua considerazione?
Ho uno strano rapporto di odio-amore-indifferenza col successo, talvolta lo ricerco con tutte le mie forze, altre volte quando mi sembra d'averlo raggiunto o di stare per afferrarlo, lo evito o lo ignoro. Fin dai tempi dell'underground aspiravo a ottenere successi letterari, poi quando un paio d'anni fa mi ritrovai nella pagina d'Alice (www.alice.it) quella sugli e-book come autore ormai affermato assieme a Carmen Covito, la cosa mi lasciò del tutto indifferente, come fosse una cosa vecchia, scontata, superata. Dunque amore-odio e molta indifferenza forse causata dalla mia coscienza dell'impermanenza o da troppe letture zen, comunque a me va bene così e se va bene a me figuriamoci agli altri. La bilancia, il mio segno, l'unico metallico dell'astrologia sarà forse responsabile? E nel calendario cinese l'essere serpente, ma di ferro, chissà.

Credi che la scrittura contemporanea abbia trovato una sua strada e quale?
La scrittura contemporanea ha imboccato più strade e prosegue più o meno bene nel suo cammino. Queste strade non hanno fine, almeno non scorgo termini, ma divergono e s'intrecciano continuativamente. Tutti i generi letterari s'evolvono e s'involgono per miscelarsi talvolta tra di loro con contaminazioni impreviste, ma inesorabilmente proseguono in sintonia con lo scorrere del tempo. Alla prosa e alla poesia si sommano la prosodia e la poesia visiva, il fumetto entra nella letteratura e viceversa, per non parlare degli altri media: TV, cinema, internet, musica, ecc. Com'è dunque possibile individuare una strada principale in tanto movimento? Se da un lato (tanto per restare nell'ambito della letteratura) vediamo che il pubblico predilige brevi racconti e gli scritti sintetici (le mie Storie ad esempio e Seta di Baricco) ecco che arriva un malloppone di Stephen King e gli stessi che hanno apprezzato le opere citate s'immergono e si sperdono con piacere nelle centinaia di pagine tra l'altro scritte con stile fin troppo barocco e ridondante, come lo stesso King afferma. Lo "scriptint" cioè il tipo di scrittura brevissima e concisa, tipica d'internet dovrebbe oggi dominare, ma non è sempre così. Inoltre i pezzi di valore spesso s'intrecciano a costruzioni artefatte, non c'è dunque omogeneità, ma facendo un paragone con l'architettura ci troviamo in una situazione postmoderna e la chicca è spesso nascosta e va ricercata tra casermoni fatiscenti.

Si dice che l'immagine stia sostituendo la parola. Cosa ne pensi?
L'una è complementare all'altra. Un tempo i testi erano istoriati, illustrati, poi l'abitudine si perse: peccato! Immagine e scrittura vanno a braccetto e s'integrano vicendevolmente. Alcuni miei racconti hanno delle immagini che fanno parte integrante del testo (Express Tramway, L'isola dell'albergo Imperiale) altri sono stati generati da un'immagine (Precipitando, Bootstrap) talvolta l'immagine viene tolta da chi edita i miei racconti e me ne dispiaccio, potete comunque trovarli integri sulla pagina web http://baccelli1.interfree.it/iracconti.htm e farvene un'idea. Immagine e parola sempre più s'intrecciano sui fumetti, nelle riviste patinate, sui cinescopi, ai cinema: perché l'una dovrebbe sostituire l'altra? Esistono poi le icone, forse embrione d'un nuovo linguaggio coi suoi geroglifici elettronici e metropolitani che s'integrerà col linguaggio tradizionale. Concludendo, nessuna sostituzione, ma integrazione: immagine + parola = qualcosa in più della semplice somma matematica dei due costituenti (legge della gestalt).

Credi che l'espressione multimediale (testo, immagine, suono, movimento, ecc.) possa sostituire il libro stampato?
Credo siano due cose diverse. Il libro possiede una sua valenza specifica e al momento dell'acquisto il testo verrà scelto non solo per il suo contenuto ma anche per la sua realizzazione grafica, qualità della stampa, della carta e della rilegatura, l'estetica avrà dunque una sua rilevante parte. Il testo multimediale rappresenta invece un nuovo medium di comunicazione e di elaborazione culturale con sue valenze specifiche e una propria funzionalità nell'interazione. Questa intervista ad esempio è modestamente multimediale poiché ha dei rimandi in rete, e questo la rende già diversa da un'intervista stampata o registrata. Ritengo comunque che l'e-book sia la fusione tra libro stampato e risorse multimediali, e penso che abbia un grande futuro: occorre solo attendere l'abbassamento dei costi
dei lettori, ma già fin da ora si possono provare le capacità di un e-book con un simulatore attraverso il computer, provare per credere, il simulatore è scaricabile gratuitamente: http://baccelli1.interfree.it/e-book.htm

Cosa pensi della pubblicazione in rete?
Credo d'aver già risposto a questa domanda, comunque cercherò di spiegarmi meglio: un testo ha oggi la possibilità d'esser fruito:
- come libro tradizionale;
- come audiolibro in cassetta o CD;
- come libro-giornale, già diffuso nei paesi anglosassoni ma in Italia non ha ancora trovato la sua nicchia di mercato. Tentò l'anno passato la Mondadori con "Il silenzio degli innocenti" stampato come fosse una rivista usa e getta su carta di giornale. Il pubblico non era pronto e l'esperienza rimase senza seguito;
- su supporto magnetico il testo viene letto dal computer, lettere, immagini e suoni si intrecciano;
- si scarica o si legge direttamente da internet;
- e-book, si legge su apposito lettore o su simulatore, si può interagire col testo con note, segnalibri, ecc.;
- memorie solide: saranno con gli e-book i più diffusi contenitori di testi, conterranno intere biblioteche consultabili a piacimento con possibilità di ricerche immediate al loro interno.
Oggi comunque le pubblicazioni in rete sono lo strumento più semplice e democratico per giungere con rapidità a mostrare il proprio lavoro ai lettori di tutto il mondo, se si aggiunge al testo la propria casella postale ecco che anche il contatto col lettore diviene diretto e se sapremo far tesoro delle critiche mosse dai lettori potremo affinare sempre più i nostri affluenti letterari. Voglio terminare questa intervista così come l'ho iniziata, con una poesia:
"Bisogna amare questo mondo
Dove la vita e la morte s'alternano incessanti
Come le nuvole fluttuanti.

Procedere sul sentiero dell'illusione
O dell'illuminazione
È soltanto camminare in un sogno."
(Dogen)