Daniela Attilini parla del suo
"Cotone nero"
Perche’ “Cotone Nero”?
Perche’ il cotone, quando brucia, diventa nero. E’ la
storia di una ragazza indiana che, dopo la laurea, decide di non
emigrare, come fanno quasi tutti i suoi coetanei, e rimane nel suo
paese. Decide di fare una cosa (fondamentale, ma non la posso svelare…)
e per questo viaggia attraverso il Tamil Nadu e il Kerala (sud dell’India).
La protagonista e’ un personaggio di fantasia ma le storie
che racconta durante il suo percorso sono tutte storie vere che
ho raccolto io, durante i miei viaggi. Lakshmi, la protagonista,
e’ il fil rouge che le lega insieme.
E poi quel finale…
Che, naturalmente, non raccontero’, ma posso dire che non
e’ la fiaba di Cenerentola e, anzi, prenderei in prestito
il titolo di uno spettacolo teatrale di Paola Cortellesi: “Gli
ultimi saranno gli ultimi” .
Sottotitolo “L’altra India”.
Perchè?
Ero sinceramente stufa di sentire parlare d’India, ultimamente,
da ogni dove. E con i soliti luoghi comuni. L’India salta
fuori fondamentalmente per 3 ragioni: 1) per le disgrazie planetarie
(tipo lo Tsunami) e gia’ si e’ detto abbastanza. 2)
per la moda: a decenni alterni l’India torna “di moda”,
come lo fu negli anni 70: dall’abbigliamento all’arredamento
al cinema. 3) per la spiritualita’ e l’induismo, senza
contare che l’induismo, che e’ piu’ una filosofia
che una religione, e’ per gli indiani una lama a doppio taglio:
se, da un lato, credere nella reincarnazione aiuta a sopportare
l’indigenza di oggi (nella fiducia che, scontati i peccati
con la massima rassegnazione, si potra’ sperare in una futura
vita migliore), dall’altro lato non da’ nessuno stimolo
a reagire, a riscattarsi. E si puo’ ben immaginare quanto
questo possa far comodo alla classe dirigente!
Si sente spesso parlare di contraddizioni
indiane:
Un esempio per tutti? L’India ha i migliori tecnici, i migliori
ingegneri al mondo, costretti a studiare a lume di candela. E questa
stessa India ha, insieme ad altissime tecnologie e alla bomba atomica,
la citta’ di Vrindavan la “citta’ delle vedove”
dove si rifugiano le donne rimaste senza marito che, in quanto vedove,
perdono ogni diritto, vengono rifiutate dalla societa’ e percio’
si riuniscono in questa citta’ dove vivono di elemosina.
Una situazione, dunque, difficile per
le donne:
Basti pensare che in alcuni centri agricoli dell’entroterra,
molto poveri, la nascita di una bambina e’ una tale disgrazia
(le ragazze si sposano solo se hanno una cospicua dote da portare
e questo pesa sulle famiglie meno abbienti) da indurre i genitori
ad uccidere la piccola appena nata.
E dunque dov’è il gigante
indiano che si affaccia all’Occidente?
E’ quello dei pochi e dei ricchi, che diventeranno ancora
piu’ ricchi, allargando la forbice che li separa dagli altri.
Il discorso e’ troppo lungo, lo spiego meglio nel libro: la
grande massa della popolazione (e siamo ad oltre un miliardo!) sta
combattendo la seconda guerra di indipendenza dall’Occidente,
soprattutto i contadini: nel mondo “globalizzato” le
regole per le esportazioni non consentono all’India di esportare
ananas da noi perche’, seppur buonissime, sono piu’
piccole rispetto agli standard europei. Impossibile esportare anche
riso, banane… salvo poi obbligare l’India ad acquistare
dall’Occidente altri generi alimentari. Chi ci guadagna di
piu’? E’ questa la soluzione ai problemi del terzo mondo?
Siamo franchi: abbiamo bisogno del Terzo Mondo, altrimenti noi non
saremmo il Primo!
Un invito
Fatelo un viaggio India, ma tagliate completamente il cordone che
vi lega al vostro paese. Non fate paragoni, lasciatevi trasportare
ma nel contempo non perdete lucidita’, perche’ l’India
ha davvero qualcosa di magico, facilmente ammalia e puo’ farti
perdere…